sabato 30 novembre 2013

Confessioni borderline

Il vento soffia come al solito: forte. 
Stretta nel mio cappotto cammino a passo svelto.
Poche luci accese nonostante Christmas is coming, nessuno in giro eppure sono solo le sei del pomeriggio.
Sembra mezzanotte mi dico svoltando a sinistra.
Eccomi sono quasi arrivata a casa...vivo in uno di quei posti che se lo vedesse Stephen King inizierebbe a scrivere, soprattutto per il carretto dei gelati che nel silenzio più assoluto inizia a scaricare il suo carillon.
Nel mio programma di vita deve esserci scritto: superare le paure avendo fiducia.
Si, questa potrebbe essere l'unica ragione per cui ho firmato il contratto d'affitto.
Ad ogni modo le sto affrontando bene, non ho fatto amicizia con il ragno gigante, qualcuno lo ha fatto fuori per me ma sono avanti, per lo meno non mi interessa più se dormo da sola la notte e nemmeno di chiudere a chiave la porta per i ladri, come se questo possa davvero fermarli.
Mi preoccupo meno e respiro di più. 
Non so niente di illuminazione, l'unica che conosco è quella in bolletta ogni 2 mesi, so per certo che si può essere fulminati, che si può davvero arrivare a vivere la vita come degli idioti con il sorriso sempre sulla faccia perché "noi siamo solari"
Io non sono solare, non sono nemmeno positiva, forse al test dell'alcool il venerdì sera.
Ma sinceramente non sono nemmeno simpatica, ammettiamolo chi mi conosce almeno una volta mi ha detestato e forse è proprio perché preferisco starti sulle palle piuttosto che accontentarmi di una miseria.
Non sono fatta per accontentarmi, non mi interessa compatirti, non mi interessa nemmeno avere fans, mi interessa fare al meglio ciò che mi piace, mi interessa vedere la parte più vera delle persone quella che viene fuori quando vuotano il sacco, quando ad un certo punto non ce la fanno più e lasciano cadere la maschera, mi interessa quella parte lì della vita, dei rapporti, quel momento in cui finalmente qualcuno da qualche parte sta finalmente dicendo la verità a costo di sembrare ridicolo.
Mi piacciono le persone che si rendono ridicole, queste hanno coraggio, non mi piacciono i patetici, quelli che si nascondono dietro ad un compromesso filosofico, quelle noiose che non hanno mai tagliato i ponti, che non si sono mai prese un pugno in faccia per paura del sangue.
Non mi piacciono nemmeno quelle che ti tirano dietro la merda perché non sanno pulirsi il culo da sole.
Beh erano in fondo tutti aspetti di me non accettati, da quando non mi fa più male parlarne o vederne in giro, ne sono fuori. O meglio ne sono dentro ;)
Mi sento un pò Bukowsky stasera, ma non ho bevuto anzi ho iniziato pure la dieta e ho comprato una bilancia.
Qualcuno sta cucinando per me mentre scrivo, è delizioso essere viziati a volte, meno esserlo sempre, induce al torpore.
Perché mi domando, le persone fanno così fatica ad occuparsi mentre si preoccupano con estrema facilità.
 Perché non sono mai qui, perché sono sempre altrove?
Perché non dedicare il tempo a se stessi, a leggersi, invece di fare compromessi con gli altri, perché non scegliersi ogni giorno?
Voglio una persona che sia capace di stare qui. Adesso. 
In fondo è il motivo per cui gli Dei ci invidiano, avere il momento. Ogni momento è unico perché per nostra natura siamo in parte finiti.
Sarebbe bello uscire fuori dal tempo per un tè.
Non bisognerebbe amarsi se non si è capaci di far l'amore con se stessi, se si prova vergogna a volersi bene non bisognerebbe aiutare gli altri, sarebbe una sciagura.
Dovremmo occuparci dei fatti nostri e lasciare spazio e modo agli altri, dovremmo fare come gli angeli che ci amano più di ogni altro perché ci stanno a guardare avendo fiducia in noi e intervengono solo se richiesti.
La cena è pronta...
A presto
P.







giovedì 21 novembre 2013

Nel paese delle scale

Nel paese delle scale il nostro amore si era forse perso?
Nel paese delle scale salgo e scendo dai ricordi.
Ma c'e' un muro troppo alto da scalare e troppo duro da buttar giu'...cosi l'ho solo aggirato.
Nel paese delle scale sono seduta vicino a un'emozione, in un angolo buio e umido ad aspettare un fantasma.
Nel paese delle scale sono smarrita come Alice cercando il suo coniglio che corre dietro al tempo che non ha senso.
Nel paese delle scale sento freddo a volte e pur coprendomi sento il gelo assalirmi dove credevo di essere al sicuro da tutto questo.
Nel paese delle scale non puoi mentire, lui ti riporta davanti allo specchio e ti fa sputare la verita' che volevi seppellire in uno dei suoi tanti cimiteri.
La' ho trovato una scatola d'alabastro, conteneva il tuo nome, credevo di averlo scordato ma e' inciso nei polsi come un tatuaggio di sangue, posso indossare dei guanti ma dovrei tagliarmi le mani.
Nel paese delle scale c'e' un mostro che parla con me prima che prenda sonno, mi parla di come su un ponte incontrero' di nuovo la mia paura piu' grande: il freddo inverno del cuore.
Mi ha detto ieri: "Devi essere pronta, verra' il momento che ti sfidera'"
Non rispondo mai alle sue provocazioni, ascolto cio' che ha da dirmi e poi mi giro dall'altra parte.
Ma mi segue. 
Ha una voce familiare, non lo temo ma non so come affrontarlo e temporeggio.
C'e' una collina di vento alle mie spalle, mi stupisce il suo linguaggio e mi inginocchio dentro.
Nel paese delle scale ci sono per ritrovare una pergamena di verita', ci sono perche' ho il compito di far rivivere un sogno.
C'e' un codice segreto sotto una cattedrale di carne che aspetta di essere identificato.
C'e' un uomo che aspetta che lo riporti a casa, mi ha chiesto di prometterglielo prima di scendere giu' all'inferno e io sono nel limbo senza mappa alcuna con un filo che non ha ganci e sta per terminare.
Come faccio a ritrovarlo? Come faccio a mantenere quella promessa? 
Nel paese delle scale un altro giorno e' passato, continuo a salire al di sotto.
Mi senti? Puoi sentirmi?
Piove...
Mi senti? 
Sento una voce...e' di nuovo il vento, mi riporta al punto di partenza.
Per spezzare l'incantesimo devo trovare quella strega, dentro alle tante stanze, nel mio castello c'e'.
Ritrovata mi aiutera'. 
Nel paese delle scale uno spirito mi fa disperare, di dispetti me ne fa tanti e mi propone indovinelli.
Nel paese delle scale dovro' restare fino a che  riusciro' a indovinare.

P.

Dove si e' perso?


venerdì 1 novembre 2013

Aria



Ci sono quelli che hanno studiato, si sono diplomati e laureati con il massimo dei voti, hanno iniziato da dirigente e collezionato un sacco di targhe, quelli perfetti, sai quelli che fanno sport... mangiano sano, non hanno mai un raffreddore e sono belli, davvero belli, quelli che non sono mai stati licenziati, che hanno un sacco di referenze sulle quali contare, contatti giusti, gente giusta che conta, quelli che sanno sempre cosa dire, che hanno 5 carte di credito, una dorata e l'altra con la foto del cane con pedigree.
E poi ci sono quelli di successo. Solitamente non li noti, arrivano quando meno te lo aspetti e ti sorprendono perché non sono bellissimi ma sono attraenti, hanno la forza di una montagna e la fede di un albero, non sanno mai cosa faranno della loro vita perché sono troppo impegnati a viverla, possono lavorare come cameriere il giorno prima e quello dopo essere a capo di una società milionaria. Sono quelli sui quali non avresti scommesso nemmeno un euro. Quelli che ridono tra i denti e ti dicono: "Non ho idea di come sia arrivato qui però figo! Next?"
Amo queste persone, quelle che anche se si perdono perché tentate dal demonio, dentro avranno sempre la parte umile del terreno dal quale provengono. Quelle che non sono acide solo perché non è andato in porto un affare, quelle che non si lasciano prendere dal panico per un conto scoperto...quelle che saltano fuori dopo anni e non sono state peggiorate dal mondo ma lo hanno migliorato, quelle che come obiettivo hanno il tornare comunque a casa per riabbracciare un caro.

Amo le persone che del successo non ne hanno fatto un veleno ma una cura. Quelli che non hanno bisogno di sicurezze facendosi vedere con l'alta borghesia ma che si fermano ad allungare un pezzetto di pane al cane senza dir niente a nessuno per riscuotere lodi...queste sono le persone che amo, quelle che magari sbagliano, si incazzano, fanno cazzate ma sono pronte a riaprirti le braccia, farsi una risata, ricominciare da qualche altra parte...come lui ad esempio:



"Per guadagnarmi da vivere, ho lavorato quattro volte come portiere e sei come lavapiatti. Sono stato anche il front man di sei gruppi rock, e ora scrivo un oroscopo che viene pubblicato da molti giornali." Rob Brezny (L'internazionale)


Sono convinta che è solo una questione di scelta, se si ama l'avventura non si avrà una vita facile ma di certo non ci si annoierà...non saprei come definirmi, probabilmente la parola che mi calza meglio è: ricercatrice.


Ricerco, questo faccio, non riesco a limitarmi e non voglio farlo, sono un segno d'aria, l'aria è il mio elemento, le idee sono il mio regno e ho sprecato troppo tempo a farmi vendere dentro bottigliette (tipo l'aria di Paris) da gente che venderebbe anche la madre per un pò di soldi...l'aria puoi solo respirarla...io do vita al fuoco, io porto avanti le nuvole, accarezzo i bambini ma spazzo via anche l'immondizia, sono il più mite, vitale, mutevole e feroce degli elementi...perché l'aria non la puoi comprare, l'aria non la puoi imprigionare, l'aria non la puoi tentare...


Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai" la terza tentazione è la più comune ...quanti pur di essere adorati pagherebbero? E quanti risponderebbero: Vattene!?

L'aria non risponde nemmeno. L'aria se ne va a soffiare da qualche altra parte...e se manca l'aria...così impalpabile, così invisibile ...eppure così necessaria.


Si, per una volta voglio riconoscermi il merito di dare "vita" alle cose, e che per godere di me bisogna essere disposti a levare l'ancora e affidarsi...



Aria


domenica 13 ottobre 2013

Il guerriero

Solitamente per me il momento culminante la scelta tra una direzione e  un’altra è sempre stato quello in cui non ti importa più di avere ragione.
Quello è sempre stato per me l’attimo più chiaro, la resa che mi ha portato a scegliere senza rabbia e senza rancore una strada. Il prendere coscienza che amare un uomo significa non volere che quest’ultimo si snaturi per te spingendolo in un verso piuttosto che un altro è l’atto d’amore più estremo nei confronti di un essere umano.
Non è morire per qualcuno che dimostra quanto teniamo all’altro, bensì quanto desideriamo per lui una vita meravigliosa. Non mi importa più di possedere le persone da quando so che non posso perderle.
Arrivare a sperimentare una comunione con l’altro in modo così profondo e sottile non è immediato, si deve lavorare costantemente su se stessi, rinunciare a voler vincere una gara facendo spazio alla comprensione e a un essere più grandi di ciò che si crede tenendo in pugno l’altro attraverso ripicche e sensi di colpa. Questo non solo è un atto eroico bensì divino. Ammirare nell’altro il suo cercare attraverso un comportamento di farci bruciare ciò che dentro di noi non si è ancora trasformato in oro è il primo passo verso la direzione della crescita spirituale.
Un vero guerriero sa quando deve deporre le armi, stringersi attorno al fuoco, nutrirsi e fare l’amore.
Un vero guerriero non è colui che domanda vendetta, è colui che risponde giustizia.
Un vero guerriero è capace di uccidere senza pietà, perché sa che quando il ramo è secco se non verrà tagliato, tutta la pianta ne risentirà.
Un vero guerriero dunque uccide. Si, uccide quando sa che non può farne a meno, che è richiesta la sua mano, la sua voce, la sua decisione per porre fine a una situazione che chiede un nuovo inizio.
Se è richiesta la sua presenza un vero guerriero non si tirerà indietro ma non vi pregherà mai, non perché non crede che non sia efficace, perché lo ha già fatto ed ha capito che non è giusto.
Ha compreso che ognuno deve seguire la sua via e che Dio costruirà un ponte se vorrà far incontrare le persone.
Ha compreso che non c’è ferita che non possa essere ricucita dalla cura e dall'amore e che per quanto grandi siano le sue cicatrici egli non avrà vergogna di mostrarle, perché sono la mappa del suo essere diventato grande.
Lo riconoscerete dallo sguardo il vero guerriero, egli non abbasserà mai lo sguardo per paura, non si tirerà indietro davanti ad un’emozione spiacevole e non difenderà l’orgoglio. Vicino a lui sentirete una grande energia e non si spaventerà davanti ai rifiuti, perché sa che sono solo indicazioni verso strade più adatte a lui.
Forse un giorno, in un bar, prendendo un caffè, vedrete una bambina, con lo sguardo questa vi fulminerà e  inizierà a leggervi dentro, sentirete una grande emozione e vi sentirete confusi, cercherete di difendervi. Tutti coloro che hanno paura si difendono. L’incontro con un guerriero fa quest’effetto: vi sembrerà di temerlo, vi infastidirà forse…ma solo il tempo necessario per arrendervi alla forza del suo amore.




P.

lunedì 30 settembre 2013

...



Le nostre risate riecheggiavano nel cortile sotto casa da ore.
Di scatto Alessandro si girò e mi fissò negli occhi facendosi serio. Era così bravo a riprendere il controllo e così abile nel raccontare storie.

“…Immagina Pam se domani tu ti svegliassi come al solito e venissi da me per le quattro, come tutti i pomeriggi, immagina di arrivare davanti casa, suonare alla porta e vederti aprire da una donna che non conosci.
Non è mia madre, non è nessuno. Tu, un po’ confusa, chiedi di me e lei ti dice di non conoscermi, di non conoscere nessuno di nome Alessandro, rideresti istericamente, conosco quella risata, ti riprenderesti un attimo e continueresti a chiedere spiegazioni, ma lei stanca, chiuderebbe la porta.”
Ero confusa ma volevo sentire il seguito, mi aveva ormai incuriosita.

“Cosa stai cercando di dirmi Ale?”

Distolse lo sguardo.

“E se non fossi mai esistito? Se domani tu mi cercassi e nessuno sapesse di me, se solo tu sentissi che si stanno sbagliando tutti, che è una truffa, che tu sai di avermi incontrato nella tua vita cazzo!
Se continuassero a dirti che sei pazza, che stai rincorrendo un fantasma, se la tua vita d’improvviso fosse senza di me, ma non come quando uno muore e lascia qualcosa dietro di sé, come quando qualcuno è stato solo un sogno personale e nessuno può testimoniarne la presenza passata o presente.
Se semplicemente tu sola, potresti dire di avermi davvero stretto la mano, guardato negli occhi, se fossi sempre stato solo nella tua testa e ad un certo punto la realtà prepotente te la sbattesse in faccia questa verità…”
Sentii percorrermi da un brivido lungo la schiena, impallidii e iniziai a tremare, avevo messo in conto la possibilità di perdere qualcuno, era già successo, ma svegliarmi e ritrovarmi senza nessuna approvazione dei miei ricordi condivisi con un amico da parte degli altri, mi arrivava ora come un incubo, un vuoto.
Alessandro mi guardò e sorrise: “Ora so che ci tieni. Quello sguardo smarrito indica che faresti di tutto per ritrovare la strada che porta a me, che non ti arrenderesti a vivere di approvazione, di consigli, di “dai retta a me, lascia perdere” ora so che varcheresti una porta, quella dell’ignoto e riusciresti a riportarmi da te.
Quando una persona sente quel vuoto e nonostante tutto si avventura è perché ha fatto una scelta: nutrire la fiducia piuttosto che il timore, si può avere paura ma si può scegliere di non credervi.

Questo è tutto ciò che puoi fare con la tua vita. Amare o vivere nel terrore.

Quello che sceglierai farà di te quello che sarai.
Molti vogliono vedere altro nello specchio, ma non possono vedere nient’altro che la loro distorsione finché non accetteranno la possibilità di non essere quello che vogliono vedere e apprezzino ciò che hanno bisogno di vedere. La paura va guardata dritta negli occhi prima di poterla superare, il dolore va sentito prima di guarire, non si può far finta di niente immaginando di essere migliore di ciò che si è. Nessuno è migliore di altri. Siamo solo tutti feriti in qualche modo e cerchiamo un rimedio. Non dobbiamo migliorare, dobbiamo prenderci cura delle nostre ferite e guarire. Il nostro obiettivo non è essere migliori, è essere reali.”

Non sapevo che dire…

Iniziai a piangere, mi abbracciò e mi disse: non preoccuparti, non ci pensare adesso, vuoi una sigaretta?

Seduti sugli scalini della piazza, restammo abbracciati il tempo di un tramonto.

Quella sera fu l’ultima volta che vidi Alessandro.









Al mio più caro amico “mago”


P.

lunedì 23 settembre 2013

Insist upon the best



Entro in un negozio di cioccolatini e questa frase su una scatola attira la mia attenzione.

Insisti sul meglio.
Si perché nel momento in cui non cedi e non ti accontenti delle briciole come le formiche ma hai fiducia che qualcosa di meglio è in arrivo, questo arriva. Sempre.
La questione dell'egoismo è stata manomessa, non è egoista volere per te è egoista volere per gli altri.
Non puoi volere per gli altri, puoi volere per te, gli altri possono solo volere per loro.
L' amore torna sempre indietro e quindi amor ch' a nullo amato amar perdona, non è una cazzata.
Il punto è che noi vogliamo torni dalla stessa fonte dove mandiamo amore ma se è così, se c'è un'aspettativa di ricambio, questo non è amore: è attaccamento a un'ideale.
Mi hanno detto benedici, lascia andare, ama, nonostante tutto ama. Se riuscirai ad amare tanto da non volere altro che il bene per entrambi e non che lui ricambi, il tuo amore tornerà da te.
Ma il tuo amore non è quell'uomo per forza...è probabile che sia un altro, più adatto a te, giusto per te.
Ma non avendo fiducia nelle scelte di Dio crediamo di saper meglio noi cosa va bene, noi che siamo così ciechi da inciampare alla luce del sole.
Di solito le persone nel fare delle scelte si domandano: cosa penserebbe mia madre, mio padre, il mio ragazzo... se facessi questo? Ciò tiene le persone legate al passato. Io mi domando: Cosa penserebbe mia figlia di me se facessi questo? Ciò mi da modo di scegliere il meglio non per chi si aspetta qualcosa da me ma per ciò che io mi aspetto di essere per qualcuno di importante.
La cosa più brutta che ti può capitare in un paese straniero è di non essere compresa, specie se non sai la lingua bene e devi andare in ospedale per un problema serio all'improvviso.
Quando mi è capitato volevo solo piangere e nuovamente tornare da mamma.
Ecco quello è stato un momento in cui potevo scegliere: vincere la paura e andare all'ospedale da sola o scappare davanti al mostro, riprendendo l'aereo per casa.
Così mi sono seduta, ho respirato e ho preso un taxi.
Non avevo niente, solo qualcosa da tenere sotto controllo ma niente. Ecco la paura era lì per provocare il mio coraggio.
Da quel giorno tutto è cambiato: l'amore è venuto a farmi visita, ho trovato le persone giuste per me senza alcuno sforzo da parte mia e la vita è diventata facile.
Sono rimasta e i problemi sono scappati. Prima scappavo e i problemi restavano.

"Non resistete" diceva Gesù, non date forza al male, poiché non ne ha. Tutto giunge per il vostro massimo bene.

Si. E' così.
P.

domenica 1 settembre 2013

Sono una Musa. Piacere.



Sembra che se ti prendi cura di ortaggi dando loro il tuo sangue mestruale, questi riconoscano di cosa hai bisogno e te lo restituiscano in vitamine e ferro.
Il fatto che una pianta riesca a comprendermi meglio di un essere umano attraverso l'assunzione di una sostanza prodotta dal mio corpo mi ha lasciato nella meraviglia e mi ha regalato la speranza che anche noi arriveremo al loro livello energetico di empatia.
Studi hanno rilevato che le piante sono in grado di percepire le tue intenzioni e si comportino di conseguenza, forse per questo le mie quando mi vedono si ammosciano e quando vedono mia madre gioiscono; hanno compreso che non ho la minima intenzione di prendermene cura. Nonostante questo alcune piante mi fanno le feste più di altre, come ad esempio i cactus. I cactus mi adorano perché sono creature indipendenti, un pò come i gatti e così apprezzano il mio non star loro troppo addosso.
Ultimamente la mia vita è sembrata un pò un giro di giostra sgangherata e la mia resistenza ne ha pagato il prezzo, sono davvero stanca, è per questo che non ho scritto per un pò, ero a riprendermi dai colpi.
Sto sviluppando un approccio zen, stare nel qui e ora, non sempre ci riesco, ma sono bravissima a parlarne, è già qualcosa per il momento.
A volte cerco di ricordarmi di me, di riportare la mente a stare qui, a non cadere nel tranello del tempo, ripetendo che non esiste che quest attimo da vivere nella pienezza.
Alla fine i sogni se impregnati di volontà e fiducia al risveglio si vestono di realtà e si possono vivere non solo raccontare.
Non mi sono mai avventurata oltre oceano nella scrittura perché dello spazio temo la dispersione un pò come un caro collega di lettere Gabriele Policardo, mi sono lasciata cullare dall'ispirazione del momento e ho costruito attorno ad una frase balenata in mente una sentenza o un castello di parole che girano intorno al centro di ogni emozione così da mettere in evidenza ciò che deve affiorare per essere lasciato andare.
Ho accettato il coraggio di ammettere di non saper fare di meglio nella vita che scrivere 2 parole, per avvicinarmi ad un'anima, sentire trasmettendo attraverso lo scritto la mia autenticità.
Ho guardato nel buio senza scorgere luce, mi sono spaventata ma sono rimasta e ho scoperto che la luce ero io e che brillavo per dare una direzione. Potrei scrivere su linkedin professione: Musa.


O meno poetico: cartello stradale. Che cosa vai cercando se sei un cartello stradale? Non sei un'automobilista. Non sei un pedone. Sei una direzione. Io sono una direzione, il mio lavoro è indicare la strada, non so fare altro, ma ragazzi lo faccio splendidamente.

Per essere più poetici potrei parlare di muse...eccomi! sono una Musa piacere!

Per chi non lo sapesse, le Muse (in greco Μοῦσαι, -ῶν, in latino Mūsae, -arum) sono i nove personaggi della mitologia greca e romana, figlie di Zeus e di Mnemosine o Armonia, o, secondo un'altra versione, di Gaia (Terra) e Urano (Cielo) L'importanza delle muse nella mitologia antica fu assai elevata: esse infatti rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, di cui erano anche patrone.Preposte all'Arte in ogni campo, chiunque osasse sfidarle veniva punito in maniera severa. Le Sirene, volendole sfidare nel canto, furono private delle proprie ali, utilizzate poi dalle stesse Muse. Anche le Pieridi, sempre in una sfida simile, vennero tramutate in uccelli.
Il numero delle muse e il campo dell'arte in cui esse agivano venne precisato intorno al IV secolo a.C. I loro nomi erano:
* Calliope, dalla bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ed un libro;
* Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano;
* Erato, che provoca desiderio, la Poesia amorosa, con la lira;
* Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto;
* Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera, una spada ed il bastone di Eracle;
* Polimnia, dai molti inni, il Mimo, senza alcun oggetto;
* Talia, festiva, la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d'edera ed un bastone;
* Tersicore, che si diletta della danza, la Danza, con plettro e lira;
* Urania, la celeste, l'Astronomia, con un bastone puntato al cielo.






Quale destino è riservato ad una Musa? Quello di essere seguita.


E se per una volta lei non sapesse che direzione prendere?


Sarebbe il suo colmo.
















Pamela De Logu

lunedì 5 agosto 2013

Ho visto un angelo nel dolore ed ho pregato fino a liberarlo

Pregate, pregate incessantemente dentro di voi per liberare quell'angelo che grida nel dolore.
Se riusciste a vedere in ognuno l'angelo che è, che si porta dentro sempre, allora non vi arrabbiereste più avreste fiducia nel fatto che sta facendo del suo meglio per voi, sempre e comunque.
Che è lì per insegnarvi qualcosa che avete bisogno di apprendere per poter salire, nel senso di liberarvi, alleggerirvi, volare proprio come l'essere che siete.
Quando soffrite, non scacciate la sofferenza, state lì, nel disagio state lì, arriverà presto la pace perché chi resiste da forza, chi abbraccia la riceve.
Michelangelo Buonarroti disse: "Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo" 
Quando incontrate sulla vostra strada persone dure, non lasciatevi ingannare e ricordate nel marmo si nasconde un angelo, benedite quelle persone e non lasciatevi spaventare, pregate affinché ciò che è dentro di voi possa sciogliere ciò che deve essere sciolto per liberare l'anima.
Rendetevi disponibili alla fiducia, non temete. Così come il sole scioglie i ghiacci, l'amore scioglie i nodi.
Conoscevo una persona, credevo di averla persa, non l'avevo affatto persa, avevo solo dimenticato di vederla per quello che era. 
Quando riconosci il valore non hai più bisogno di mercanteggiare e tutto ti viene dato, quando nutri la fiducia a dispetto di tutto, ogni porta si apre.
Fidatevi, abbiate il coraggio di fidarvi anche quando tutti vi diranno che state sbagliando, non date credito a ciò che non è amore, fidatevi del cuore non delle parole.
La prossima volta che guarderete negli occhi questa persona, sorridete e abbiate fiducia. 
Dando fiducia al buono che è in lei darete fiducia al buono che è in voi. 
Non conosco altro modo per fare dell'amore e di una relazione una meravigliosa opera d'arte.

Grazie

Pamela C. De Logu


Angelo reggicandela Michelangelo Buonarroti Chiesa San Domenico Bologna

domenica 28 luglio 2013

La nuova visione del Sacrificio


Nel mio e-book ad un certo punto parlo di sacrificio, di come questa parola sia stata il leit motiv della mia storia famigliare all'interno di dinamiche logoranti per il piacere.

Wikipedia (che Dio la benedica!) riporta:

Il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, "rendere sacro") è quel gesto rituale con cui dei beni (oggetti, cibo, animali o anche esseri umani), vengono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro, venendo per questo dedicati in favore di una o più entità sovrumane, come atto propiziatorio o di adorazione.

Il termine "sacrificio" ha tuttavia perso, nel lessico comune, quest'accezione religiosa per intendere in generale uno sforzo, la rinuncia a qualcosa in vista di un fine. (Wikipedia)

La vittima sacrificale doveva essere secondo i Greci sempre d'accordo altrimenti non sarebbe avvenuto nessun sacrificio, c'era dunque una volontà consapevole nello scegliere.
Mi viene da pensare all'analisi transazionale dove i ruoli genitore bambino vengono svolti spesso in maniera automatica senza coscienza in un gioco che produce continuamente vinti e vincitori, fintanto che non interviene l'adulto, colui che sa, che guarda avanti.

L'antropologia e le scienze umane mi hanno sempre affascinato, ammiro Gimbutas e il suo lavoro, nei suoi scritti emerge una chiara intenzione di creare un fil rouge che collega nel tempo il paganesimo e il periodo matriarcale alle religioni monoteiste e patriarcali usando come anelli di congiunzione i confronti.

Ciò che torna utile è rendersi conto di come il sacrificio da sempre sia stato un modo di trasformare la fine di qualcosa in un nuovo inizio attraverso la gestualità e la ripetizione di una volontà.

Ma oggi tutto questo come può tornarci utile?

Noi che ci siamo sacrificati nella vita senza che nessuno ci chiedesse se lo volevamo oppure no.
Noi che abbiamo solo seguito i nostri predecessori senza stare a discutere.
Noi che siamo rimasti intrappolati in fitte trame di nodi familiari.
L'unica arma a nostra disposizione è il riappropriarci dell'etimologia vera e propria della parola sacrificio.

Smetterla di proseguire l'opera di altri e scegliere consapevolmente se lasciarci sgozzare oppure dare inizio a un nuovo lavoro che i nostri figli sceglieranno a loro volta di fare o meno volontariamente.
Insegnando loro, non a fare le nostre scelte o quelle che vogliamo facciano, ma ad ascoltarsi nei loro desideri, per prendere la decisione più giusta per loro, non per adempiere all'ingrato compito di soddisfare aspettative altrui.

Noi siamo l'anello di congiunzione tra quello che c'è stato e quello che ci sarà. 
Noi siamo il presente, la possibilità di far nascere l'uomo nuovo. 
Noi abbiamo una grande responsabilità: quella di essere adulti, di interiorizzare il sacrificio.
Ci siamo lasciati sgozzare ora possiamo rinascere a nuova vita, coltivando una forza interiore e una fede incrollabile nel camminare accanto alla morte come un guerriero e guardare all'amore con occhi puliti e cuore aperto capaci di trasformare il piombo in oro.

Noi siamo coloro i quali possono, rendendo uno sforzo di volontà sacro, generare atti di perfetta consapevolezza.



Pamela C. De Logu



mercoledì 17 luglio 2013

Ricordati chi sei...



E poi accadde che sperimentò l’abbandono.

Dio volle così perché lei si volgesse all'interno per l’amore, non fuori.


Si lasciò cadere come una foglia a terra e iniziò a vedere quello che pensavano di lei, mentre Dio da dentro le sussurrava dolci parole, lei le distorceva con cose dette da altri qui e là. Odiò il Suo essere non rendendosi conto che questo, ci mette sempre sulla strada della riconciliazione mai della separazione.Si ritrovò sola a doversi ascoltare, prender cura di sé, una madre prima d’esser figlia, una donna non riconosciuta nemmeno da se stessa.Chi era? Chi era adesso? Chi era sempre stata? Ora la domanda doveva esser fatta, ma non più ad un uomo, ad un amico o ad un vicino.Ora la domanda doveva esser fatta nell'unico posto dove avrebbe trovato una risposta: nell'istante interiore di secoli, nel suo cuore, dove era in attesta di esser pronunciata da chissà quanto…Così per gioco salì su un palco, salì e le tremarono le gambe, si guardò attorno e vide il suo nemico più temuto: il giudizio.Ma stavolta non scese, si schiarì la voce e stette.Eccola prender vita in giravolte e sorrisi, in battute e sospiri, eccola la verità che veniva fuori da un sipario.Eccola ad accorgersi di sé.E allora guardando una sua foto dissi:“Tu sei una di quelle donne la cui bellezza è nascosta da un'insicurezza tenace di non essere all'altezza, un'insicurezza che viene zittita in un teatro quando scricchiolano i tuoi passi sul palco della vita e ridiventi tu. Tutti quei personaggi sono parti di te e il loro unico scopo è aiutarti a farti riconciliare con la tua vera essenza: la bellezza.Quando ti dimentichi in fretta di te. Sali lì sopra e ricordati chi sei.”



Ad una cara amica attrice/collega/mamma :)




P.











domenica 14 luglio 2013

Se solo...



Mi avvicinai al telefono e non risposi.
Era quella chiamata che uno fa per alleviare l’ansia e accertarsi che tu sia ancora viva.
D’altra parte come biasimarlo, ultimamente sembra andare di moda il "farsi fuori"
I bambini indaco tormentati, solitamente a 27 anni se ne vanno lasciandoci quantomeno un bel repertorio musicale.
Io a 32 sono fuori dalla classifica dei maledetti e nessuno mi paragonerebbe a Amy Winehouse.
Inoltre, mentre questi pure da morti aiutano la famiglia facendola campare di copyright, io accollerei a questa solo le spese del funerale. No, non mi sembra il caso.
Le entrate a ritmo sincopato irregolare danno luogo a spostamenti d’accento destabilizzanti in me.
Mi accorgo ora, di quanto le lezioni di improvvisazione teatrale siano una delle cose più utili a tornarmi: cambiare registro scivolando come olio su una padella nuova fa di me una maestra di frittura.
Sono tempi duri questi, tempi di pulizia, arriva il dolore e tu sei nudo.
Quando a disposizione hai solo il cuore, se non lo usi sei spacciato. Molti credono che chiuderlo sia la soluzione, mentre è solo una difesa. Sono i tempi della fede questi.
Quelli in cui c’è nebbia davanti ai tuoi occhi perché la verità non appartiene ai cinque sensi.
Ripeti il salmo 23 nei momenti in cui senti cedere la forza disse un giorno mia nonna:

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.

Vivo la fine di un’epoca, quella del capitalismo passando per il “debitismo”. Da un contratto all'altro tutti sfoderiamo una flessibilità della quale a nessuno importa.

Le mie origini sarde mi regalano tenacia per questo non ho rinunciato a sognare ma i miei sogni hanno bisogno di una trama più spessa e così davanti ad un rifiuto non metto più la testa sotto il cuscino ma mi confeziono un vestito di alternative.

Dio mi ha salvata attraverso l’arte. E io non posso lasciar andare un giorno senza ringraziare la vita.


Non ci si può svegliare prendendo sedativi, per questo si sente tanto male.
Il processo di consapevolezza è un’acquisizione di potere da parte di chi rendendosi disponibile a guardare il suo buio, quando inizia a vedere la luce si sente bruciare gli occhi.
Come un’araba fenice l’uomo nuovo rinasce dalle sue ceneri.
La mitica creatura divenuta simbolo di morte e risurrezione:
"Dopo aver vissuto per 500 anni, sentendo sopraggiungere la morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma e si lasciava bruciare per rinascere nella luce"
Mi ha sempre affascinato, forse è per questo che l’ho scelto come mio simbolo di potere e l’ho tatuato sulla pelle a diciotto anni.
Proprio l’arte e il processo di trasformazione ci avevano unito anni prima in un precipitarsi di eventi concatenati tra loro armonicamente.









La vita ci aveva fatti incontrare, scontrare, incontrare di nuovo. E noi non avevamo fatto niente per evitarlo.
Finivamo per giungere sempre nel punto esatto in cui ognuno di noi due sentiva di conoscere l’altro nel profondo meglio di chiunque e ciò dava a entrambi la sicurezza che qualunque cosa sarebbe accaduta non avremmo mai permesso di perderci.
Io avevo le ali, lui la luce.
Per un po’ mi sono sentita la musa di Apollo, poi un pollo.
Le strade si erano separate anni fa ma avevano ripreso ad unirsi nel desiderio di una scintilla che non mancava mai nell'incontro tra aria e fuoco.
A volte il vento soffiava troppo forte e il fuoco era troppo debole, allora questo si spegneva.A volte il vento era lieve e il fuoco prepotente bruciava solo.
Poi però accadeva che aria e fuoco danzassero nello spazio di due sguardi e allora diventavano invincibili. L’intuizione e l’ideale al servizio dell’azione, l’azione fedele all'ideale e alla creatività del femminile. In comunione perfetta d’intenti.
Se solo se ne fossero resi conto sempre, avrebbero conquistato il mondo, anzi, ne avrebbero creato uno più bello perché per cose già viste non hanno mai avuto né voglia né tempo.

Se solo se ne accorgessero che la Natura è così generosa da offrire tale bellezza agli amanti allora non servirebbe soffrire tanto...

P.

giovedì 20 giugno 2013

Da quando sono diventata il nemico?

Ho amato tanto da vedere oltre le illusioni, la realtà di chi avevo di fronte.
Ho amato tanto con gli occhi e con le mani, sforzandomi come potevo per riuscire a farmi credere da chi non era in grado di vedere quello che per me, era chiaramente la realizzazione del suo destino nella vita.
Ho amato tanto da crederci nonostante qualcuno tentasse di confondermi e scoraggiarmi, ho amato oltre le prove, oltre tutto; perché l’amore o è assoluto o non è.
Ho amato da vicino mentre il respiro si faceva corto e amato da lontano mentre il sogno mischiava i colori del giudizio.
Ho amato non sentendo nessuno perché il mio era un ascolto.
Ho amato puntando alla comprensione non al malinteso, all'unione non alla divisone, alla costruzione non alla distruzione.
L’ho fatto in modo grezzo, forse zoppicando, con dei fiori nelle mani appena colti e dei semi da piantare.
L’ho fatto così anche quando non sapevo come, l’ho fatto a modo mio, come meglio potevo, sbagliando ad esprimermi ma mai mentendo.
L’ho fatto come una bimba ingenua prima e come una donna impaurita dopo, l’ho fatto come qualcuno che cerca aiuto più tardi e come una sconosciuta familiare alla porta ora.
Mi hanno detto: “Non ti preoccupare. Tutti sbagliano”
Ma gli errori possono essere corretti, allora io chiedo questo oggi: che i miei errori siano corretti, che il tempo sia clemente, che la mente sia sanata e il perdono accordato.
Perché voglio essere amata nella completezza del mio aver fallito, piuttosto che scontare la pena di un gesto compiuto nell'assoluta mancanza di consapevolezza.
Perché voglio una possibilità altra e non un eterno ritorno nella mia caduta.
Perché ho regnato all'inferno senza soddisfazioni, con un orgoglio malconcio, accorgendomi che, servire in paradiso sarebbe stato l'unico modo di fare il mio massimo bene.
Ho amato senza mai pentirmi, ho amato tanto da arrivare a non fare più nulla per poter far crescere ciò che la terra aveva in serbo.
Ho amato tanto da riuscire a restare in silenzio quando ferita nell'ego sono stata sostituita, perché l'amore non è suo ma di Dio.
Ho amato tanto da sanguinare eppure dire: “Sia fatta la Tua Volontà”
E ora solo una domanda mi accompagna la sera, quando in un autistico stato di cose ricomincio a pregare per rilasciare: Da quando, dimmi, da quando io che sono sempre stata tua complice, amica, sorella, amante, donna, sono diventata il nemico?

Da quando sono il nemico?

P.

giovedì 13 giugno 2013

Silenzio= Vuoto/Pieno

Lo spazio vuoto tra una parola e l'altra crea il senso, la pausa tra una nota e l'altra crea la melodia.

Il silenzio è sempre creativo, è il momento in cui in potenza vive l'espressione ultima, qualunque sia.

Quando resto in silenzio creo il mio mondo, quando parlo lo definisco.

Il silenzio ha quindi la funzione del foglio di carta, contiene l’idea che prenderà vita e nel definirla a parole verrà trasmessa.

Nel silenzio il fiore sboccia, nel silenzio il seme germoglia, nel silenzio il perdono giunge.

Quando sei in pace è perché la risposta che hai scelto è quella che ti è stata data da Dio.

Non fare niente senza prima sentire la pace nello scegliere una strada piuttosto che un’altra.
La pace è la risposta, la felicità una conseguenza, l’amore un diritto, la consapevolezza il risveglio.
Non accettare niente che sia meno di ciò che ami, non accontentarti perché il tradimento si paga con la morte.

La paura è sfiducia, è credere nelle illusioni, negli incubi che hai creato per giustificare il tuo non volerti accettare divino e responsabile per ciò che ti accade.

Ma prima o poi verranno a chiederti il conto.

Volente o nolente.

E’ la verità e le illusioni non possono reggere a lungo, non sarai disilluso, sarai sveglio e allora qualcuno busserà alla tua porta, quello stesso qualcuno che credevi aver perso.
Scoprirai in realtà aver sempre atteso.

Ti sorriderà e a te sembrerà di averlo lasciato solo il giorno prima, lo accoglierai con un abbraccio e gli dirai grazie per aver compreso. Sentirai una profonda comunione.

Ti siederai e comprenderai l’importanza dell’attenzione, saprai cosa dire, come dirlo e cosa fare.
Smetterai di esitare e di avere paura. Per la prima volta agirai. Non sarai lì a difenderti ma a comunicare.

Ti lascerai cadere fra calde braccia non preoccupandoti del giudizio, piegherai il capo non più in segno di sconfitta ma di riverenza.







E lei disse: “Dove sei stato?”

“Ad attenderti” Rispose

“Perché sei qui?” chiese curiosa

“Per riportarti a casa” disse lo spirito dell'amore.

p.

sabato 27 aprile 2013

La mia fortuna è di avermi incontrata a teatro


Da piccola mi spaventavano le bambole parlanti, l’innaturale era per me motivo di fuga.
Tutto ciò che non era in linea con la vita mi lasciava sgomenta e generava in me desiderio di spontaneità.
Crebbi però, assorbendo presto, che il trucco è spesso un buon artificio per sopravvivere.
Non sempre per vivere.
Sotterrai in fretta nelle vene la paura delle maschere e questa pian piano si trasformò in attrazione.
Nel sangue iniziò a scorrermi la voglia di avvicinarmi al mondo delle immagini, del sogno, dell’arte.
Il pomeriggio ero una Dea, la sera una principessa, la mattina un pirata.
Potevo essere qualunque cosa con un po’ di fantasia e dei colori.
Nacque da qui la mia passione per il teatro, meno per il cinema.
L’intrattenimento nella sua forma più costruita vede nel cinema la sua massima espressione, ma la vita prende forma nell'immediatezza su un palcoscenico.
Figlia di operai, ho sempre portato avanti un pensiero di popolarità del teatro, l’aspetto relazionale e terapeutico che caratterizza il mio approccio all'opera vede il messaggio teatrale come universale.
Un ritrovarsi nei diversi personaggi che ognuno di noi interpreta nel quotidiano e che in teatro prendono forma in uno spazio di sviluppo sensoriale.
Tutto ciò che mi faceva paura era ciò che non conoscevo di me, che non avevo integrato come aspetto. 
Allontanavo ciò che pensavo mi avrebbe impoverito mentre era lì per svelarmi il mio diavolo nascosto quello da cui trarre energia o da cui farsi risucchiare.
Quella bambola parlante mi dava modo di affrontare la mia paura più grande: quella di non essere reale.
Quel pagliaccio mi dava modo di guardare in faccia la mia tristezza che mascheravo con un sorriso stampato.
Quella rabbia che non riuscivo a esprimere sulla scena non era altro che un condizionamento svelato e l’incapacità di interpretare la seduzione, la paura di essere oggetto di attenzioni sessuali non volute.
Il teatro è uno dei modi migliori per affrontare i propri demoni, ci si entra insicuri, tremanti, finti e si finisce con l’uscirne autentici.



Pamela C. De Logu

giovedì 11 aprile 2013

Il burattino e la fata

Il burattino un giorno incontrò la fata, dapprima la odiò, le invidiò le sue caratteristiche perché in lui erano assenti e la maltrattò.
Poi se ne innamorò, i burattini non possono fare a meno delle fate perché sono le loro guide che lo vogliano o no.
La fata lo aiutò molto poi un giorno sparì. Il burattino si arrabbiò e credendo di vendicarsi di lei rinnegò tutti i valori che gli aveva lasciato in custodia.
Smise di crescere e iniziò a girovagare perdendo soldi dalle tasche scappando dalle emozioni, privandosi di sentire nel profondo al fine di trasformarsi. Non era pronto.
Ad un certo punto imboccò una via, divenne un burattino di successo, ricco e rispettato, tornava ogni tanto da quelli che lo conoscevano mostrando loro i suoi traguardi.
Ma il burattino era sempre solo, tutto sapeva fare tranne amare. Imitava un comportamento e si aspettava delle reazioni, se mancavano, iniziava a preoccuparsi perché qualcosa non stava andando secondo i suoi piani.
Mentre l’anima di un Mago vede, l’anima del burattino che non è ancora tornata a casa è lontana.
E il burattino in preda alle emozioni che più evitava e più tornavano forti, una notte non seppe più che fare, urlò di dolore e pianse gridando aiuto.
E’ lì che qualcosa accadde, il burattino depresso si ammalò e giunsero messaggi per un ritorno, un risveglio, che spesso aveva ignorato peggiorando il suo stato.
Prestando attenzione scoprì che avrebbe potuto vivere da sveglio, smettendola di essere vissuto.
Scoprì di essere infinito, presente, senza paura e non più schiavo delle emozioni e degli avvenimenti.
La voce della fata una notte in sogno lo rassicurò:
Qualunque cosa accade nella vita di un risvegliato è la cosa migliore per lui in quel momento, scopre di avere il potere di creare una realtà e sceglie i suoi pensieri con cura, non si lascia pensare.
Le persone accanto a lui non lo riconoscono più: è calmo, deciso, non ha paura di perdere perché sa che niente gli appartiene e così tutto giunge a lui al momento opportuno.
Ha fiducia e vive nella costante certezza che qualunque cosa accadrà, sarà per il suo massimo bene, non tratterrà perché sa che non esistono cose ma solo energie. E il fine dell’energia è fluire.







Il mattino seguente si svegliò nel suo letto, era un uomo sulla trentina, si guardò allo specchio e trovò un riflesso della fata negli occhi. Non lo aveva abbandonato né tradito. La sua vendetta era servita al solo scopo di giungere al punto di passaggio tra terra e cielo.

Viaggiò molto e portò a termine il progetto divino della Sua esistenza.

Lei aveva fatto quello che era necessario all'evoluzione del ciocco di legno, il suo compito era concluso.

Ora guardando, Egli vedeva all'altezza del cuore, non aveva più percezione della realtà.

Adesso la conosceva.

Adesso era un Mago.

P.

sabato 23 marzo 2013

Le favole come processo di individuazione

“C’era una volta…”il solo sentire questo incipit mi riporta indietro nel tempo, sotto le coperte, quando mio padre mi raccontava la fiaba della buonanotte.
Nonostante molti non lo sappiano c’è differenza tra fiaba e favola entrambi generi letterari simili ma con scopi diversi: mentre la fiaba di origine popolare, intrattiene lasciando passare anche dei messaggi rilevanti e che catturano l’attenzione, la favola ha come obiettivo la morale , uno scopo sociale, attraverso un percorso fatto di personaggi più o meno inventati che ricalcano pregi e difetti dell’essere umano, la favola nasce per educare.
Le favole sono anche un mezzo di individuazione molto potente, una chiave di lettura del processo di crescita dell’essere umano attraverso prove e confronti.
Uno specchio letterario lo definirei, un valido aiuto nei percorsi di tipo umanistico/psicologico.
Ne è un esempio il testo: “Donne che corrono coi lupi” scritto dalla psicologa/psicoterapeuta Clarissa Pinkòla Estes, che attraverso le favole ripercorre le tappe del processo di individuazione femminile.
La Bibbia delle donne, un libro mai uguale, uno spunto di riflessione continua che mi ha spronato a ritrovare la strada di casa ogni volta che mi perdevo, come le briciole di Pollicino, queste storie ci chiamano, ci inducono a prestare attenzione alla nostra parte autentica di donna come essere umano che aspira alla realizzazione attraverso non solo il sentire ma anche l'azione.
Una delle storie che ha fatto parte del mio personale processo di crescita e individuazione è stata “Amore e Psiche”di Apuleio.
Ad un certo punto della mia vita, la mia anima aveva bisogno di fare un percorso per integrare degli aspetti essenziali, avevo delle prove iniziatiche da superare per crescere, smettere di temere l’abbandono, piantarla di farmi bloccare dalla paura e sviluppare capacità di discernimento.
Mi ha accompagnato in questo percorso proprio questa favola, è stata la mia guida la Psiche che supera tutte le prove messe davanti a lei dalla gelosa Venere per aver osato amare suo figlio, un Dio.
Psiche, una donna che osa non accontentarsi di un amore segreto, ma che vuole vedere, osa distruggere un’illusione per la verità e la verità le costerà l’esilio in un peregrinare attraverso dure prove da superare per poi inesorabilmente fallire all'ultimo.

Ma Psiche deve fallire, lei è umana e grazie al suo umano fallimento permette a Eros di entrare in azione, il suo femminile umano provoca la mascolinità di Eros, trasforma il fanciullo in uomo, dove fallisce in realtà vince, mostrando dignità pari agli Dei.
Per questo verrà premiata alla fine da Zeus.
Il capovolgimento della resa come vittoria sull'amore è dato dalla caduta umana, risultante qui, come ascesa. 
Attraverso la Sua impotenza, il suo bisogno di salvezza Psiche sprona Eros a mettersi in gioco.
Lei non può essere perfetta, lo sarà solo nella redenzione che otterrà dall’amore, ha bisogno di aiuti e li troverà negli elementi, le formiche (terra), la canna (acqua), l’aquila di Zeus (aria) e il fuoco del suo Eros, alla fine l’ultimo aiuto che le salverà la vita è dato dal suo amato, dall’elemento fuoco, e davanti agli Dei sarà proclamata degna sposa di Lui.
Dove Venere qui impersona la Madre crudele del mito arcaico e non la Dea classica della Grecia, Psiche è colei che ritorna dagli inferi verso la luce delle stelle.
Ognuna di noi è Psiche, il suo è un percorso vicino a chiunque crede necessaria una conoscenza della propria interiorità.
Ultimamente ho ripreso in mano le favole e non mi stanco mai di vedere come ogni volta hanno qualcosa da mostrarti, da sottolineare, arrivano al momento giusto a rivelarti un segreto utile per farti superare quella prova che ora vedi insuperabile.

Il percorso per trovare il proprio Sé dovrebbe essere supportato dalla curiosità e non dall’esasperazione di un’anima che non ne può più di deviare dal suo unico scopo: ricongiungersi all' Amore.


"Sed prius, inquit, centies moriar quam tuo isto dulcissimo conubio caream. Amo enim, et efflictim te, quicumque es, diligo aeque ut meum spiritum"
Che io muoia cento volte, piuttosto che perdere te, mio dolcissimo sposo! Perché io ti amo, disperatamente, chiunque tu sia, ti amo più del mio spirito. (Dichiarazione di Psiche ad Eros).

P.