domenica 28 luglio 2013

La nuova visione del Sacrificio


Nel mio e-book ad un certo punto parlo di sacrificio, di come questa parola sia stata il leit motiv della mia storia famigliare all'interno di dinamiche logoranti per il piacere.

Wikipedia (che Dio la benedica!) riporta:

Il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, "rendere sacro") è quel gesto rituale con cui dei beni (oggetti, cibo, animali o anche esseri umani), vengono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro, venendo per questo dedicati in favore di una o più entità sovrumane, come atto propiziatorio o di adorazione.

Il termine "sacrificio" ha tuttavia perso, nel lessico comune, quest'accezione religiosa per intendere in generale uno sforzo, la rinuncia a qualcosa in vista di un fine. (Wikipedia)

La vittima sacrificale doveva essere secondo i Greci sempre d'accordo altrimenti non sarebbe avvenuto nessun sacrificio, c'era dunque una volontà consapevole nello scegliere.
Mi viene da pensare all'analisi transazionale dove i ruoli genitore bambino vengono svolti spesso in maniera automatica senza coscienza in un gioco che produce continuamente vinti e vincitori, fintanto che non interviene l'adulto, colui che sa, che guarda avanti.

L'antropologia e le scienze umane mi hanno sempre affascinato, ammiro Gimbutas e il suo lavoro, nei suoi scritti emerge una chiara intenzione di creare un fil rouge che collega nel tempo il paganesimo e il periodo matriarcale alle religioni monoteiste e patriarcali usando come anelli di congiunzione i confronti.

Ciò che torna utile è rendersi conto di come il sacrificio da sempre sia stato un modo di trasformare la fine di qualcosa in un nuovo inizio attraverso la gestualità e la ripetizione di una volontà.

Ma oggi tutto questo come può tornarci utile?

Noi che ci siamo sacrificati nella vita senza che nessuno ci chiedesse se lo volevamo oppure no.
Noi che abbiamo solo seguito i nostri predecessori senza stare a discutere.
Noi che siamo rimasti intrappolati in fitte trame di nodi familiari.
L'unica arma a nostra disposizione è il riappropriarci dell'etimologia vera e propria della parola sacrificio.

Smetterla di proseguire l'opera di altri e scegliere consapevolmente se lasciarci sgozzare oppure dare inizio a un nuovo lavoro che i nostri figli sceglieranno a loro volta di fare o meno volontariamente.
Insegnando loro, non a fare le nostre scelte o quelle che vogliamo facciano, ma ad ascoltarsi nei loro desideri, per prendere la decisione più giusta per loro, non per adempiere all'ingrato compito di soddisfare aspettative altrui.

Noi siamo l'anello di congiunzione tra quello che c'è stato e quello che ci sarà. 
Noi siamo il presente, la possibilità di far nascere l'uomo nuovo. 
Noi abbiamo una grande responsabilità: quella di essere adulti, di interiorizzare il sacrificio.
Ci siamo lasciati sgozzare ora possiamo rinascere a nuova vita, coltivando una forza interiore e una fede incrollabile nel camminare accanto alla morte come un guerriero e guardare all'amore con occhi puliti e cuore aperto capaci di trasformare il piombo in oro.

Noi siamo coloro i quali possono, rendendo uno sforzo di volontà sacro, generare atti di perfetta consapevolezza.



Pamela C. De Logu



mercoledì 17 luglio 2013

Ricordati chi sei...



E poi accadde che sperimentò l’abbandono.

Dio volle così perché lei si volgesse all'interno per l’amore, non fuori.


Si lasciò cadere come una foglia a terra e iniziò a vedere quello che pensavano di lei, mentre Dio da dentro le sussurrava dolci parole, lei le distorceva con cose dette da altri qui e là. Odiò il Suo essere non rendendosi conto che questo, ci mette sempre sulla strada della riconciliazione mai della separazione.Si ritrovò sola a doversi ascoltare, prender cura di sé, una madre prima d’esser figlia, una donna non riconosciuta nemmeno da se stessa.Chi era? Chi era adesso? Chi era sempre stata? Ora la domanda doveva esser fatta, ma non più ad un uomo, ad un amico o ad un vicino.Ora la domanda doveva esser fatta nell'unico posto dove avrebbe trovato una risposta: nell'istante interiore di secoli, nel suo cuore, dove era in attesta di esser pronunciata da chissà quanto…Così per gioco salì su un palco, salì e le tremarono le gambe, si guardò attorno e vide il suo nemico più temuto: il giudizio.Ma stavolta non scese, si schiarì la voce e stette.Eccola prender vita in giravolte e sorrisi, in battute e sospiri, eccola la verità che veniva fuori da un sipario.Eccola ad accorgersi di sé.E allora guardando una sua foto dissi:“Tu sei una di quelle donne la cui bellezza è nascosta da un'insicurezza tenace di non essere all'altezza, un'insicurezza che viene zittita in un teatro quando scricchiolano i tuoi passi sul palco della vita e ridiventi tu. Tutti quei personaggi sono parti di te e il loro unico scopo è aiutarti a farti riconciliare con la tua vera essenza: la bellezza.Quando ti dimentichi in fretta di te. Sali lì sopra e ricordati chi sei.”



Ad una cara amica attrice/collega/mamma :)




P.











domenica 14 luglio 2013

Se solo...



Mi avvicinai al telefono e non risposi.
Era quella chiamata che uno fa per alleviare l’ansia e accertarsi che tu sia ancora viva.
D’altra parte come biasimarlo, ultimamente sembra andare di moda il "farsi fuori"
I bambini indaco tormentati, solitamente a 27 anni se ne vanno lasciandoci quantomeno un bel repertorio musicale.
Io a 32 sono fuori dalla classifica dei maledetti e nessuno mi paragonerebbe a Amy Winehouse.
Inoltre, mentre questi pure da morti aiutano la famiglia facendola campare di copyright, io accollerei a questa solo le spese del funerale. No, non mi sembra il caso.
Le entrate a ritmo sincopato irregolare danno luogo a spostamenti d’accento destabilizzanti in me.
Mi accorgo ora, di quanto le lezioni di improvvisazione teatrale siano una delle cose più utili a tornarmi: cambiare registro scivolando come olio su una padella nuova fa di me una maestra di frittura.
Sono tempi duri questi, tempi di pulizia, arriva il dolore e tu sei nudo.
Quando a disposizione hai solo il cuore, se non lo usi sei spacciato. Molti credono che chiuderlo sia la soluzione, mentre è solo una difesa. Sono i tempi della fede questi.
Quelli in cui c’è nebbia davanti ai tuoi occhi perché la verità non appartiene ai cinque sensi.
Ripeti il salmo 23 nei momenti in cui senti cedere la forza disse un giorno mia nonna:

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.

Vivo la fine di un’epoca, quella del capitalismo passando per il “debitismo”. Da un contratto all'altro tutti sfoderiamo una flessibilità della quale a nessuno importa.

Le mie origini sarde mi regalano tenacia per questo non ho rinunciato a sognare ma i miei sogni hanno bisogno di una trama più spessa e così davanti ad un rifiuto non metto più la testa sotto il cuscino ma mi confeziono un vestito di alternative.

Dio mi ha salvata attraverso l’arte. E io non posso lasciar andare un giorno senza ringraziare la vita.


Non ci si può svegliare prendendo sedativi, per questo si sente tanto male.
Il processo di consapevolezza è un’acquisizione di potere da parte di chi rendendosi disponibile a guardare il suo buio, quando inizia a vedere la luce si sente bruciare gli occhi.
Come un’araba fenice l’uomo nuovo rinasce dalle sue ceneri.
La mitica creatura divenuta simbolo di morte e risurrezione:
"Dopo aver vissuto per 500 anni, sentendo sopraggiungere la morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma e si lasciava bruciare per rinascere nella luce"
Mi ha sempre affascinato, forse è per questo che l’ho scelto come mio simbolo di potere e l’ho tatuato sulla pelle a diciotto anni.
Proprio l’arte e il processo di trasformazione ci avevano unito anni prima in un precipitarsi di eventi concatenati tra loro armonicamente.









La vita ci aveva fatti incontrare, scontrare, incontrare di nuovo. E noi non avevamo fatto niente per evitarlo.
Finivamo per giungere sempre nel punto esatto in cui ognuno di noi due sentiva di conoscere l’altro nel profondo meglio di chiunque e ciò dava a entrambi la sicurezza che qualunque cosa sarebbe accaduta non avremmo mai permesso di perderci.
Io avevo le ali, lui la luce.
Per un po’ mi sono sentita la musa di Apollo, poi un pollo.
Le strade si erano separate anni fa ma avevano ripreso ad unirsi nel desiderio di una scintilla che non mancava mai nell'incontro tra aria e fuoco.
A volte il vento soffiava troppo forte e il fuoco era troppo debole, allora questo si spegneva.A volte il vento era lieve e il fuoco prepotente bruciava solo.
Poi però accadeva che aria e fuoco danzassero nello spazio di due sguardi e allora diventavano invincibili. L’intuizione e l’ideale al servizio dell’azione, l’azione fedele all'ideale e alla creatività del femminile. In comunione perfetta d’intenti.
Se solo se ne fossero resi conto sempre, avrebbero conquistato il mondo, anzi, ne avrebbero creato uno più bello perché per cose già viste non hanno mai avuto né voglia né tempo.

Se solo se ne accorgessero che la Natura è così generosa da offrire tale bellezza agli amanti allora non servirebbe soffrire tanto...

P.