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mercoledì 4 febbraio 2015

L' Eco del mare


Ogni sera prima di andare a dormire, restavo a guardare il mare.
Incantata aspettavo di ascoltarne la voce, i suoi consigli, proprio come una figlia aspetta quelli di un padre nonostante li rifiuterà per sfidare l’autorità e nascondere il disagio nei confronti della direzione che viene data da chi, prima di noi, ha sbagliato tutto forse, ma non lo ammetterà mai.
Quella strada che mio padre voleva impormi di seguire, propria delle mie radici, era al tempo stesso estranea al mio cuore.
Quanti sentieri avevo imboccato prima di dar retta ai miei desideri? Quelli della mia anima che stanca voleva solo tornare a casa. Quante volte avevo nutrito il timore piuttosto che la fiducia nel vivere la mia quotidianità, permettendo al conflitto di avere la meglio sulla pace?
Ora che avevo fede nei sentieri tracciati dalla mia volontà, seguivo paziente passo dopo passo lo svelarsi della mia realtà.
Quello che mi faceva sentire viva era avvicinarmi al sogno che avevo di me stessa e della mia vita, rendendo reale attraverso l’attesa e la paziente fiducia nel desiderio, quello che per altri era solo un vaneggiamento.

“Per quanto tempo dovrò aspettare?” Chiesi sotto il castagno a Vera, una sciamana di sessantacinque anni.
“Il tempo non esiste bambina, è un’illusione, punta a quello che percepisci come uno spazio di separazione tra te e lui e osserva” rispose.
“Non capisco. Cosa intendi?”
“Che quando sarai pronta, tutto si manifesterà secondo i tuoi desideri. Ma tu non sei pronta. Non riesci a vedere. Sei nella dualità. Stai imparando grazie a tutto questo ad amare, la vita ti sta insegnando ad aspettare senza ansia, a viverti l’amore senza paura. Tu hai ancora paura non è vero?” Sembrava leggermi dentro. “Paura di perdere. Sappi che non possiamo perdere niente di nostro. Tu vuoi crederci ma il crederlo non serve, devi sentire che è così. Saperlo. Quando lo saprai, non avrai più bisogno di spiegare niente e tutto ti verrà dato.”
Era vero. Avevo paura e quelle parole non calmavano la mia ansia.
“Finché ti percepirai separata da Lui, seguirai la via della separazione, siete Uno, quello che ricevi, è ciò che stai dando.” Bevve un sorso di Tè e si ritirò nella sua stanza.
Avevo incontrato Vera nel bosco vicino alla cala dove abitavo da più di un anno ormai. Nessuno sapeva niente di lei eppure tutti la consultavano per i loro piccoli e grandi problemi.
Le persone del luogo la chiamavano “la strega”, era una di quelle donne che hanno una luce particolare negli occhi, quella luce che non puoi evitare perché arriva dritta al cuore e fa saltare tutte le tue bugie.
A chi riesce a vedere non si può dire niente di meno della verità, i suoi occhi erano come uno specchio davanti ai quali si era nudi.
Stanca di prendermi in giro avevo deciso anche io di affrontarmi specchiandomi nella sua limpidezza.
Volevo placare le mie pene d’amore, ma quello che Vera dava non era un sedativo, era la cura.
“La cura viene da Dio soltanto, il resto è un’illusione” iniziò mettendomi una mano sul cuore.
“Dove sei?” mi domandò
“Sono qui” dissi
“Adesso si” rispose sorridendo
“Dio è solo nel presente, qui e ora, non esiste nient’altro che questo istante, sentilo. Affidati.”


Parlava affascinando i miei sensi, la sua voce era ipnotica, calda mi guidava in un viaggio alla scoperta delle ferite rimaste scoperte che chiedevano attenzione.
“Il tuo cuore soffre, non lo ascolti mai vero? Perché non ti fidi? Forse perché ti hanno detto che ti ingannerà? Il cuore non mente mai. Tienilo presente sempre. Ogni volta che devi fare una scelta, chiedi al cuore, lui saprà cosa fare. Sa sempre dove andare anche se tu non ne hai la più pallida idea. Lascia che ti conduca attraverso la bellezza. Devi imparare a fidarti. Questo è il tuo compito.”
Ascoltavo e sentivo girare la testa, il cuore sembrava commosso di essere finalmente preso in considerazione. Le lacrime mi rigarono il viso e iniziai a singhiozzare.
“Il singhiozzo rivela una sofferenza antica lascia che affiori, ha bisogno di tornarsene a casa”
Ora potevo udire la sua voce, il mio cuore anelava a un’intimità profonda, a riti perduti che contribuivano al mantenimento della mia sacralità come essere vivente e come donna.
Persi nei secoli, i richiami di un passato in cui la venerazione della mia femminilità era tramandata mi circondava di un calore sublime. Vedevo altre anime come me danzare intorno ad un fuoco, estasiate di gioia, nutrite dal rispetto per la loro condizione di portatrici di vita.
Tutto ciò era andato perduto nella paura, lasciandoci nella desolazione della debolezza piuttosto che forti di una protezione per i doni che dispensiamo come la primavera.
Era questo ricordo che mi faceva male far affiorare, un ricordo di autentica dolcezza e rispetto per la donna, una leggerezza trasformata in banale superficialità dal timore di perdere il potere, barattando la cooperazione con lo sforzo di manifestare un’arroganza debole che si fa scudo di un corpo.
Dall’ammirazione per la delicatezza e le differenze alla paura della nostra forza sottile: quella della dedizione, del coraggio di abbandonarci completamente a Dio, di non aver paura di morire e rinascere nel ciclo della vita, come la luna, come le stagioni, certe che la terra accoglie e il cielo restituisce.
Ecco le vere custodi della saggezza, ora cieche, ora impaurite relegate a ruoli da una storia che condanna e giudica piuttosto che aprire varchi.
 Una storia che ha diviso per non far crescere i fiori, perché troppa bellezza a chi baratta l’amore con la paura da fastidio.
Nelle mie visioni un’anziana donna venne avanti, aveva i capelli lunghi e le mani giovani.
Teneramente iniziò a parlarmi: “ Tu hai tradito la tua verità perché pensavi che qualcos’altro potesse renderti felice. Hai scambiato ciò che di più caro avevi con delle biglie di vetro, credendo fossero oro hai provato a rivenderle e ti hanno dato 4 soldi. Delusa non hai capito perché. Ora lo sai. Il bene più prezioso ha valore solo se lo si dona. Quello che fai non ha importanza se non come. Le tue mani hanno il potere di guarire, la tua voce di sussurrare al cielo i desideri del cuore e i tuoi occhi di vedere cosa si cela dietro le illusioni”
Sentivo le mani di Vera spingere sul petto, non riuscivo a muovermi, volevo svegliarmi ma qualcosa mi teneva lì come se ancora dovessi sapere.
La donna della visione continuò: “Aspetti colui che viene dal passato, ebbene sappi che non tornerà, perché egli non esiste più, ti stai concentrando sulla mancanza più che sul desiderio e così allontani. Non puoi avere chi non è più per te, ma puoi far giungere chi stava aspettando il tuo permesso ad entrare nella tua vita.”
 Piangevo e non comprendevo le sue parole ma qualcosa mi diceva che dovevo restare a sentire, quella donna aveva un messaggio importante per me.
“Tu l’hai dimenticato, ti hanno detto, non è così. Tu non hai dimenticato lui. Hai dimenticato te stessa e così lui adesso ti ricorda questo con la sua assenza, ti ricorda che ti sei messa da parte e ti sei dimenticata di te.
Non sei mai stata qui. Non hai fatto altro che ricordarti di lui, scordandoti di te. E ora ti chiedi perché lui non c’è. Non può esserci se non ci sei tu. Tu devi prima ricordarti di te. Del tuo valore. Non ti svaluta perché non vali, ma perché credi di non valere. Le credenze hanno fatto di te qualcosa che non sei. Tu non sei questa. Tu sei quello che non credi di poter essere. Tu sei di una bellezza indicibile, il tuo valore cresce con l’acquisizione di potere da parte tua e il potere viene da dentro, dalla tua fiducia nelle tue capacità divine.”
Mi sembrava di danzare in un vortice, qualcosa mi stava sollevando, vedevo i tetti delle case diventare sempre più piccoli, mi abbandonai.
 La visione, da nitida si fece nebulosa, una miriade di goccioline mi avvolse in un fresco abbraccio, scivolai nel buio e mi sentii pesante. Mi risvegliai sul tappeto vicino al camino. Vera fumava.
Nessuna delle due parlò per circa un’ora. Il silenzio sottolineava il cambiamento di percezione avvenuto.
Dopo un pò mi alzai dolorante forte di una nuova consapevolezza, quella che avevo messo da parte per accontentare chi non vedeva altro che la proiezione della sua precarietà in me.
 Avevo assecondato l’insufficienza per non tradire le aspettative di mediocrità di chi  non avrebbe sopportato una crescita né un miglioramento.
Ero un’infedele: mi facevo scudo della fedeltà che riservavo agli altri solo per non vedere le volte che avevo tradito me stessa.
E ora nella semioscurità di una candela Vera mi guardava negli occhi teneramente.
“Dobbiamo passare per il sentiero buio per riuscire ad abituarci alla luce, altrimenti ci accecherebbe.
Abbiamo dimenticato che la luce è la nostra natura e questa dimenticanza è la nostra ombra, non puoi ricordare se non sai di aver dimenticato. La discesa ti mostrerà la risalita per giungere a ciò che realmente sei”
Iniziai ad avere freddo, mi strinsi nel mio cappotto, ringraziai e tornai a casa zoppicando, come qualcuno che cammina tra due mondi.
Non avevo idea di come tutto sarebbe cambiato. Ma sapevo di avere un’opportunità per vivere autenticamente la mia vita adesso. Sapevo che potevo affidarmi al cuore, che niente mi avrebbe negato se lo avessi seguito perché il suo scopo non era di togliere bensì di aggiungere.
Nelle giornate che giudicavo noiose mi sarei ricordata di un tempo altro in cui danzavo sotto le stelle e in quelle fredde, avrei rammentato il calore di un falò e delle mani amiche.
Se avessi sentito parlare di sopruso mi sarei ricordata dell’amore che dentro me aveva il potere di slegare ogni rancore e sciogliere il ghiaccio dal cuore, mi sarei abbandonata al ricordo di un tempo passato che esigeva l’onore per il femminile, mi sarei donata a Dio non permettendo alle ferite di disperdere la luce.
Il mare quella sera era calmo, il vento accarezzava la pelle come una piuma leggera, mi avvicinai al bagnasciuga e battezzai i miei piedi nell’acqua argentea.
Chiesi di essere benedetta per i miei talenti, per il mio potere di creare attraverso il cuore e per la mia forza di  non cedere allo sconforto.
Chiesi di riuscire ad ascoltare sempre la mia vera voce e di esserle fedele sempre.
Quella sera mi sposai con me stessa, promettendomi di non tradirmi più.

Da quell’unione nacque la mia Pace.

P.

domenica 13 ottobre 2013

Il guerriero

Solitamente per me il momento culminante la scelta tra una direzione e  un’altra è sempre stato quello in cui non ti importa più di avere ragione.
Quello è sempre stato per me l’attimo più chiaro, la resa che mi ha portato a scegliere senza rabbia e senza rancore una strada. Il prendere coscienza che amare un uomo significa non volere che quest’ultimo si snaturi per te spingendolo in un verso piuttosto che un altro è l’atto d’amore più estremo nei confronti di un essere umano.
Non è morire per qualcuno che dimostra quanto teniamo all’altro, bensì quanto desideriamo per lui una vita meravigliosa. Non mi importa più di possedere le persone da quando so che non posso perderle.
Arrivare a sperimentare una comunione con l’altro in modo così profondo e sottile non è immediato, si deve lavorare costantemente su se stessi, rinunciare a voler vincere una gara facendo spazio alla comprensione e a un essere più grandi di ciò che si crede tenendo in pugno l’altro attraverso ripicche e sensi di colpa. Questo non solo è un atto eroico bensì divino. Ammirare nell’altro il suo cercare attraverso un comportamento di farci bruciare ciò che dentro di noi non si è ancora trasformato in oro è il primo passo verso la direzione della crescita spirituale.
Un vero guerriero sa quando deve deporre le armi, stringersi attorno al fuoco, nutrirsi e fare l’amore.
Un vero guerriero non è colui che domanda vendetta, è colui che risponde giustizia.
Un vero guerriero è capace di uccidere senza pietà, perché sa che quando il ramo è secco se non verrà tagliato, tutta la pianta ne risentirà.
Un vero guerriero dunque uccide. Si, uccide quando sa che non può farne a meno, che è richiesta la sua mano, la sua voce, la sua decisione per porre fine a una situazione che chiede un nuovo inizio.
Se è richiesta la sua presenza un vero guerriero non si tirerà indietro ma non vi pregherà mai, non perché non crede che non sia efficace, perché lo ha già fatto ed ha capito che non è giusto.
Ha compreso che ognuno deve seguire la sua via e che Dio costruirà un ponte se vorrà far incontrare le persone.
Ha compreso che non c’è ferita che non possa essere ricucita dalla cura e dall'amore e che per quanto grandi siano le sue cicatrici egli non avrà vergogna di mostrarle, perché sono la mappa del suo essere diventato grande.
Lo riconoscerete dallo sguardo il vero guerriero, egli non abbasserà mai lo sguardo per paura, non si tirerà indietro davanti ad un’emozione spiacevole e non difenderà l’orgoglio. Vicino a lui sentirete una grande energia e non si spaventerà davanti ai rifiuti, perché sa che sono solo indicazioni verso strade più adatte a lui.
Forse un giorno, in un bar, prendendo un caffè, vedrete una bambina, con lo sguardo questa vi fulminerà e  inizierà a leggervi dentro, sentirete una grande emozione e vi sentirete confusi, cercherete di difendervi. Tutti coloro che hanno paura si difendono. L’incontro con un guerriero fa quest’effetto: vi sembrerà di temerlo, vi infastidirà forse…ma solo il tempo necessario per arrendervi alla forza del suo amore.




P.

lunedì 30 settembre 2013

...



Le nostre risate riecheggiavano nel cortile sotto casa da ore.
Di scatto Alessandro si girò e mi fissò negli occhi facendosi serio. Era così bravo a riprendere il controllo e così abile nel raccontare storie.

“…Immagina Pam se domani tu ti svegliassi come al solito e venissi da me per le quattro, come tutti i pomeriggi, immagina di arrivare davanti casa, suonare alla porta e vederti aprire da una donna che non conosci.
Non è mia madre, non è nessuno. Tu, un po’ confusa, chiedi di me e lei ti dice di non conoscermi, di non conoscere nessuno di nome Alessandro, rideresti istericamente, conosco quella risata, ti riprenderesti un attimo e continueresti a chiedere spiegazioni, ma lei stanca, chiuderebbe la porta.”
Ero confusa ma volevo sentire il seguito, mi aveva ormai incuriosita.

“Cosa stai cercando di dirmi Ale?”

Distolse lo sguardo.

“E se non fossi mai esistito? Se domani tu mi cercassi e nessuno sapesse di me, se solo tu sentissi che si stanno sbagliando tutti, che è una truffa, che tu sai di avermi incontrato nella tua vita cazzo!
Se continuassero a dirti che sei pazza, che stai rincorrendo un fantasma, se la tua vita d’improvviso fosse senza di me, ma non come quando uno muore e lascia qualcosa dietro di sé, come quando qualcuno è stato solo un sogno personale e nessuno può testimoniarne la presenza passata o presente.
Se semplicemente tu sola, potresti dire di avermi davvero stretto la mano, guardato negli occhi, se fossi sempre stato solo nella tua testa e ad un certo punto la realtà prepotente te la sbattesse in faccia questa verità…”
Sentii percorrermi da un brivido lungo la schiena, impallidii e iniziai a tremare, avevo messo in conto la possibilità di perdere qualcuno, era già successo, ma svegliarmi e ritrovarmi senza nessuna approvazione dei miei ricordi condivisi con un amico da parte degli altri, mi arrivava ora come un incubo, un vuoto.
Alessandro mi guardò e sorrise: “Ora so che ci tieni. Quello sguardo smarrito indica che faresti di tutto per ritrovare la strada che porta a me, che non ti arrenderesti a vivere di approvazione, di consigli, di “dai retta a me, lascia perdere” ora so che varcheresti una porta, quella dell’ignoto e riusciresti a riportarmi da te.
Quando una persona sente quel vuoto e nonostante tutto si avventura è perché ha fatto una scelta: nutrire la fiducia piuttosto che il timore, si può avere paura ma si può scegliere di non credervi.

Questo è tutto ciò che puoi fare con la tua vita. Amare o vivere nel terrore.

Quello che sceglierai farà di te quello che sarai.
Molti vogliono vedere altro nello specchio, ma non possono vedere nient’altro che la loro distorsione finché non accetteranno la possibilità di non essere quello che vogliono vedere e apprezzino ciò che hanno bisogno di vedere. La paura va guardata dritta negli occhi prima di poterla superare, il dolore va sentito prima di guarire, non si può far finta di niente immaginando di essere migliore di ciò che si è. Nessuno è migliore di altri. Siamo solo tutti feriti in qualche modo e cerchiamo un rimedio. Non dobbiamo migliorare, dobbiamo prenderci cura delle nostre ferite e guarire. Il nostro obiettivo non è essere migliori, è essere reali.”

Non sapevo che dire…

Iniziai a piangere, mi abbracciò e mi disse: non preoccuparti, non ci pensare adesso, vuoi una sigaretta?

Seduti sugli scalini della piazza, restammo abbracciati il tempo di un tramonto.

Quella sera fu l’ultima volta che vidi Alessandro.









Al mio più caro amico “mago”


P.

lunedì 5 agosto 2013

Ho visto un angelo nel dolore ed ho pregato fino a liberarlo

Pregate, pregate incessantemente dentro di voi per liberare quell'angelo che grida nel dolore.
Se riusciste a vedere in ognuno l'angelo che è, che si porta dentro sempre, allora non vi arrabbiereste più avreste fiducia nel fatto che sta facendo del suo meglio per voi, sempre e comunque.
Che è lì per insegnarvi qualcosa che avete bisogno di apprendere per poter salire, nel senso di liberarvi, alleggerirvi, volare proprio come l'essere che siete.
Quando soffrite, non scacciate la sofferenza, state lì, nel disagio state lì, arriverà presto la pace perché chi resiste da forza, chi abbraccia la riceve.
Michelangelo Buonarroti disse: "Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo" 
Quando incontrate sulla vostra strada persone dure, non lasciatevi ingannare e ricordate nel marmo si nasconde un angelo, benedite quelle persone e non lasciatevi spaventare, pregate affinché ciò che è dentro di voi possa sciogliere ciò che deve essere sciolto per liberare l'anima.
Rendetevi disponibili alla fiducia, non temete. Così come il sole scioglie i ghiacci, l'amore scioglie i nodi.
Conoscevo una persona, credevo di averla persa, non l'avevo affatto persa, avevo solo dimenticato di vederla per quello che era. 
Quando riconosci il valore non hai più bisogno di mercanteggiare e tutto ti viene dato, quando nutri la fiducia a dispetto di tutto, ogni porta si apre.
Fidatevi, abbiate il coraggio di fidarvi anche quando tutti vi diranno che state sbagliando, non date credito a ciò che non è amore, fidatevi del cuore non delle parole.
La prossima volta che guarderete negli occhi questa persona, sorridete e abbiate fiducia. 
Dando fiducia al buono che è in lei darete fiducia al buono che è in voi. 
Non conosco altro modo per fare dell'amore e di una relazione una meravigliosa opera d'arte.

Grazie

Pamela C. De Logu


Angelo reggicandela Michelangelo Buonarroti Chiesa San Domenico Bologna

domenica 14 luglio 2013

Se solo...



Mi avvicinai al telefono e non risposi.
Era quella chiamata che uno fa per alleviare l’ansia e accertarsi che tu sia ancora viva.
D’altra parte come biasimarlo, ultimamente sembra andare di moda il "farsi fuori"
I bambini indaco tormentati, solitamente a 27 anni se ne vanno lasciandoci quantomeno un bel repertorio musicale.
Io a 32 sono fuori dalla classifica dei maledetti e nessuno mi paragonerebbe a Amy Winehouse.
Inoltre, mentre questi pure da morti aiutano la famiglia facendola campare di copyright, io accollerei a questa solo le spese del funerale. No, non mi sembra il caso.
Le entrate a ritmo sincopato irregolare danno luogo a spostamenti d’accento destabilizzanti in me.
Mi accorgo ora, di quanto le lezioni di improvvisazione teatrale siano una delle cose più utili a tornarmi: cambiare registro scivolando come olio su una padella nuova fa di me una maestra di frittura.
Sono tempi duri questi, tempi di pulizia, arriva il dolore e tu sei nudo.
Quando a disposizione hai solo il cuore, se non lo usi sei spacciato. Molti credono che chiuderlo sia la soluzione, mentre è solo una difesa. Sono i tempi della fede questi.
Quelli in cui c’è nebbia davanti ai tuoi occhi perché la verità non appartiene ai cinque sensi.
Ripeti il salmo 23 nei momenti in cui senti cedere la forza disse un giorno mia nonna:

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.

Vivo la fine di un’epoca, quella del capitalismo passando per il “debitismo”. Da un contratto all'altro tutti sfoderiamo una flessibilità della quale a nessuno importa.

Le mie origini sarde mi regalano tenacia per questo non ho rinunciato a sognare ma i miei sogni hanno bisogno di una trama più spessa e così davanti ad un rifiuto non metto più la testa sotto il cuscino ma mi confeziono un vestito di alternative.

Dio mi ha salvata attraverso l’arte. E io non posso lasciar andare un giorno senza ringraziare la vita.


Non ci si può svegliare prendendo sedativi, per questo si sente tanto male.
Il processo di consapevolezza è un’acquisizione di potere da parte di chi rendendosi disponibile a guardare il suo buio, quando inizia a vedere la luce si sente bruciare gli occhi.
Come un’araba fenice l’uomo nuovo rinasce dalle sue ceneri.
La mitica creatura divenuta simbolo di morte e risurrezione:
"Dopo aver vissuto per 500 anni, sentendo sopraggiungere la morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma e si lasciava bruciare per rinascere nella luce"
Mi ha sempre affascinato, forse è per questo che l’ho scelto come mio simbolo di potere e l’ho tatuato sulla pelle a diciotto anni.
Proprio l’arte e il processo di trasformazione ci avevano unito anni prima in un precipitarsi di eventi concatenati tra loro armonicamente.









La vita ci aveva fatti incontrare, scontrare, incontrare di nuovo. E noi non avevamo fatto niente per evitarlo.
Finivamo per giungere sempre nel punto esatto in cui ognuno di noi due sentiva di conoscere l’altro nel profondo meglio di chiunque e ciò dava a entrambi la sicurezza che qualunque cosa sarebbe accaduta non avremmo mai permesso di perderci.
Io avevo le ali, lui la luce.
Per un po’ mi sono sentita la musa di Apollo, poi un pollo.
Le strade si erano separate anni fa ma avevano ripreso ad unirsi nel desiderio di una scintilla che non mancava mai nell'incontro tra aria e fuoco.
A volte il vento soffiava troppo forte e il fuoco era troppo debole, allora questo si spegneva.A volte il vento era lieve e il fuoco prepotente bruciava solo.
Poi però accadeva che aria e fuoco danzassero nello spazio di due sguardi e allora diventavano invincibili. L’intuizione e l’ideale al servizio dell’azione, l’azione fedele all'ideale e alla creatività del femminile. In comunione perfetta d’intenti.
Se solo se ne fossero resi conto sempre, avrebbero conquistato il mondo, anzi, ne avrebbero creato uno più bello perché per cose già viste non hanno mai avuto né voglia né tempo.

Se solo se ne accorgessero che la Natura è così generosa da offrire tale bellezza agli amanti allora non servirebbe soffrire tanto...

P.