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martedì 4 marzo 2014

Quando un serpente vuole attraversare un fiume, per quanto profondo esso sia,si immerge nell'acqua, consapevole che ce la farà.

"E cosa deve fare una donna per essere iniziata?"

"Deve ritornare all'utero della Pachamama (Madre Natura) e immergersi nell'oceano della vita. Lì dovrà entrare in contatto con la propria intimità e in armonia con gli elementi simpatici: la terra e l'acqua. Solo così lo spirito potrà manifestarsi. Dovrà imparare a sovrapporsi al dubbio, al timore, al dolore, alla paura, alla disperazione, alla stanchezza, al fastidio, alla frustrazione, alla disillusione. Grazie alla preparazione ricevuta imparerà a vedere e a sentire nell'oscurità, a capire se è il momento di pazientare oppure quello d'agire e, non appena i suoi sensi l'avviseranno dell'esistenza di un pericolo imminente, saprà affrontarlo facendo ricorso alla sua prudenza, alla sua saggezza, alla sua calma e alla sua serenità. E quando finalmente sarà riuscita a superare quasiasi tipo di pericolo, allora imparerà a viaggiare nel tempo e nello spazio. Imparerà a viaggiare andando avanti e indietro dall'infinito perchè il tempo e lo spazio sono contigui e non divisi e, cosi facendo, visiterà piccoli e grandi mondi lontani. Potrà anche attraversare lo spazio interiore, penetrando nella mente degli altri e anticipando così gli eventi. E così, mentre una persona comune si sta avviando, la vera donna è già di ritorno: era così che le nostre ave viaggiavano nel tempo e nello spazio.



...Ma, per poter cominciare la sua iniziazione, la donna, doveva prima superare una serie di prove che mitigassero il suo carattere per poter quindi imparare, nel Tempio, a controllare a poco a poco il proprio corpo e la propria mente. Di tutto quel percorso, la lotta più grande che doveva affrontare era quella del controllo della mente. Li dentro era continuamente assalita da paure e dubbi: doveva imparare ad avere fede, perchè chi non ha fede in se stesso è perduto...


"La Profezia della Curandera" è stato uno degli ultimi libri che ho letto, personalmente lo consiglio a tutte le donne così come consigliai nel passato "Donne che corrono coi lupi".
Sono testi magici, dal potere inesauribile di distillare forza per la donna pronta a donare se stessa per ritrovarsi, come la Psiche, come la cara Kantu come altre eroine, le donne perdono forza e coraggio dando retta a paure e incertezze, questi testi spronano l'anima selvaggia che è racchiusa in ognuna di noi, quella che non si vuole adattare, quella che vuole creare.
Dovrete essere disposte a mettere da parte tante idee false sulla "creazione", sul "sesso", sull' "amore"... 
Quante alla parola sesso collegano peccato piuttosto che creazione ad esempio?
Lilith, la prima moglie di Adamo colei che lo "cavalcava" che venne scaraventata tra i demoni è dentro ognuna di noi.
E' Lei la Luna Nera che ci soccorre nel dolore, è Lei che viene a ricomporre i pezzi del nostro corpo dilaniato dal rifiuto dell'uomo, è Lei che ci trasforma in maghe potenti, che ci fa assaporare il sesso, che crea alchimie e incanti, che ci sostiene e ci rende fiere della nostra femminilità, del nostro lato nascosto dietro un velo di buio...è Lei l'incantevole figura che dentro di noi si cela fintanto che non la si reclama, è lei la forza prorompente della cascata, l'intrepida senza paura, lo sguardo fermo sugli occhi del serpente ad ammaliarlo a farlo Suo, è Lei che non teme la cacciata perché sa che può viaggiare nel tempo attraverso la nostra oscurità.
E in quel buio essere faro per ritrovare la nostra vera natura di Essere meraviglioso, sfaccettato, brillante.
E' lei che da sapore alla vita, la donna serpente che ha vinto "il male"...
Ci hanno fatto credere nella cattiveria della Donna perché potessero avere il controllo sul nostro potere che sapevano grande.

La voce della donna serpente, allora, risuonò nelle sue orecchie:" Sarai sufficientemente forte e padrona di te stessa da poter affrontare qualsiasi prova?
Lei fece di sì con la testa. "Allora avanti. Sei arrivata a un punto dal quale non si può più tornare indietro. Domani cominceremo le prove per farti diventare una vera donna" disse la curandera. 
Fu così che Kantu offrì anima e corpo all'ignoto; sapeva che non sarebbe più potuta tornare indietro nemmeno se lo avesse voluto, ma era decisa ad arrivare fino in fondo, anche a costo di morire...

Perchè solo la donna è in grado di usare il suo cuore stillando amore. Sono molte le donne che si sono sacrificate per amore di un uomo, dei figli o della comunità: ricorda che per ricevere bisogna dare. Se dai amore, riceverai amore. L'uomo, a differenza della donna, non può capire queste cose perchè la sua mente e le sue vibrazioni spirituali non possiedono la sensibilità necessaria per percepirle; la donna, invece, sa che l'amore è il fondamento sul quale si basa l'esistenza della società...

P.






lunedì 30 settembre 2013

...



Le nostre risate riecheggiavano nel cortile sotto casa da ore.
Di scatto Alessandro si girò e mi fissò negli occhi facendosi serio. Era così bravo a riprendere il controllo e così abile nel raccontare storie.

“…Immagina Pam se domani tu ti svegliassi come al solito e venissi da me per le quattro, come tutti i pomeriggi, immagina di arrivare davanti casa, suonare alla porta e vederti aprire da una donna che non conosci.
Non è mia madre, non è nessuno. Tu, un po’ confusa, chiedi di me e lei ti dice di non conoscermi, di non conoscere nessuno di nome Alessandro, rideresti istericamente, conosco quella risata, ti riprenderesti un attimo e continueresti a chiedere spiegazioni, ma lei stanca, chiuderebbe la porta.”
Ero confusa ma volevo sentire il seguito, mi aveva ormai incuriosita.

“Cosa stai cercando di dirmi Ale?”

Distolse lo sguardo.

“E se non fossi mai esistito? Se domani tu mi cercassi e nessuno sapesse di me, se solo tu sentissi che si stanno sbagliando tutti, che è una truffa, che tu sai di avermi incontrato nella tua vita cazzo!
Se continuassero a dirti che sei pazza, che stai rincorrendo un fantasma, se la tua vita d’improvviso fosse senza di me, ma non come quando uno muore e lascia qualcosa dietro di sé, come quando qualcuno è stato solo un sogno personale e nessuno può testimoniarne la presenza passata o presente.
Se semplicemente tu sola, potresti dire di avermi davvero stretto la mano, guardato negli occhi, se fossi sempre stato solo nella tua testa e ad un certo punto la realtà prepotente te la sbattesse in faccia questa verità…”
Sentii percorrermi da un brivido lungo la schiena, impallidii e iniziai a tremare, avevo messo in conto la possibilità di perdere qualcuno, era già successo, ma svegliarmi e ritrovarmi senza nessuna approvazione dei miei ricordi condivisi con un amico da parte degli altri, mi arrivava ora come un incubo, un vuoto.
Alessandro mi guardò e sorrise: “Ora so che ci tieni. Quello sguardo smarrito indica che faresti di tutto per ritrovare la strada che porta a me, che non ti arrenderesti a vivere di approvazione, di consigli, di “dai retta a me, lascia perdere” ora so che varcheresti una porta, quella dell’ignoto e riusciresti a riportarmi da te.
Quando una persona sente quel vuoto e nonostante tutto si avventura è perché ha fatto una scelta: nutrire la fiducia piuttosto che il timore, si può avere paura ma si può scegliere di non credervi.

Questo è tutto ciò che puoi fare con la tua vita. Amare o vivere nel terrore.

Quello che sceglierai farà di te quello che sarai.
Molti vogliono vedere altro nello specchio, ma non possono vedere nient’altro che la loro distorsione finché non accetteranno la possibilità di non essere quello che vogliono vedere e apprezzino ciò che hanno bisogno di vedere. La paura va guardata dritta negli occhi prima di poterla superare, il dolore va sentito prima di guarire, non si può far finta di niente immaginando di essere migliore di ciò che si è. Nessuno è migliore di altri. Siamo solo tutti feriti in qualche modo e cerchiamo un rimedio. Non dobbiamo migliorare, dobbiamo prenderci cura delle nostre ferite e guarire. Il nostro obiettivo non è essere migliori, è essere reali.”

Non sapevo che dire…

Iniziai a piangere, mi abbracciò e mi disse: non preoccuparti, non ci pensare adesso, vuoi una sigaretta?

Seduti sugli scalini della piazza, restammo abbracciati il tempo di un tramonto.

Quella sera fu l’ultima volta che vidi Alessandro.









Al mio più caro amico “mago”


P.

sabato 27 aprile 2013

La mia fortuna è di avermi incontrata a teatro


Da piccola mi spaventavano le bambole parlanti, l’innaturale era per me motivo di fuga.
Tutto ciò che non era in linea con la vita mi lasciava sgomenta e generava in me desiderio di spontaneità.
Crebbi però, assorbendo presto, che il trucco è spesso un buon artificio per sopravvivere.
Non sempre per vivere.
Sotterrai in fretta nelle vene la paura delle maschere e questa pian piano si trasformò in attrazione.
Nel sangue iniziò a scorrermi la voglia di avvicinarmi al mondo delle immagini, del sogno, dell’arte.
Il pomeriggio ero una Dea, la sera una principessa, la mattina un pirata.
Potevo essere qualunque cosa con un po’ di fantasia e dei colori.
Nacque da qui la mia passione per il teatro, meno per il cinema.
L’intrattenimento nella sua forma più costruita vede nel cinema la sua massima espressione, ma la vita prende forma nell'immediatezza su un palcoscenico.
Figlia di operai, ho sempre portato avanti un pensiero di popolarità del teatro, l’aspetto relazionale e terapeutico che caratterizza il mio approccio all'opera vede il messaggio teatrale come universale.
Un ritrovarsi nei diversi personaggi che ognuno di noi interpreta nel quotidiano e che in teatro prendono forma in uno spazio di sviluppo sensoriale.
Tutto ciò che mi faceva paura era ciò che non conoscevo di me, che non avevo integrato come aspetto. 
Allontanavo ciò che pensavo mi avrebbe impoverito mentre era lì per svelarmi il mio diavolo nascosto quello da cui trarre energia o da cui farsi risucchiare.
Quella bambola parlante mi dava modo di affrontare la mia paura più grande: quella di non essere reale.
Quel pagliaccio mi dava modo di guardare in faccia la mia tristezza che mascheravo con un sorriso stampato.
Quella rabbia che non riuscivo a esprimere sulla scena non era altro che un condizionamento svelato e l’incapacità di interpretare la seduzione, la paura di essere oggetto di attenzioni sessuali non volute.
Il teatro è uno dei modi migliori per affrontare i propri demoni, ci si entra insicuri, tremanti, finti e si finisce con l’uscirne autentici.



Pamela C. De Logu

giovedì 11 aprile 2013

Il burattino e la fata

Il burattino un giorno incontrò la fata, dapprima la odiò, le invidiò le sue caratteristiche perché in lui erano assenti e la maltrattò.
Poi se ne innamorò, i burattini non possono fare a meno delle fate perché sono le loro guide che lo vogliano o no.
La fata lo aiutò molto poi un giorno sparì. Il burattino si arrabbiò e credendo di vendicarsi di lei rinnegò tutti i valori che gli aveva lasciato in custodia.
Smise di crescere e iniziò a girovagare perdendo soldi dalle tasche scappando dalle emozioni, privandosi di sentire nel profondo al fine di trasformarsi. Non era pronto.
Ad un certo punto imboccò una via, divenne un burattino di successo, ricco e rispettato, tornava ogni tanto da quelli che lo conoscevano mostrando loro i suoi traguardi.
Ma il burattino era sempre solo, tutto sapeva fare tranne amare. Imitava un comportamento e si aspettava delle reazioni, se mancavano, iniziava a preoccuparsi perché qualcosa non stava andando secondo i suoi piani.
Mentre l’anima di un Mago vede, l’anima del burattino che non è ancora tornata a casa è lontana.
E il burattino in preda alle emozioni che più evitava e più tornavano forti, una notte non seppe più che fare, urlò di dolore e pianse gridando aiuto.
E’ lì che qualcosa accadde, il burattino depresso si ammalò e giunsero messaggi per un ritorno, un risveglio, che spesso aveva ignorato peggiorando il suo stato.
Prestando attenzione scoprì che avrebbe potuto vivere da sveglio, smettendola di essere vissuto.
Scoprì di essere infinito, presente, senza paura e non più schiavo delle emozioni e degli avvenimenti.
La voce della fata una notte in sogno lo rassicurò:
Qualunque cosa accade nella vita di un risvegliato è la cosa migliore per lui in quel momento, scopre di avere il potere di creare una realtà e sceglie i suoi pensieri con cura, non si lascia pensare.
Le persone accanto a lui non lo riconoscono più: è calmo, deciso, non ha paura di perdere perché sa che niente gli appartiene e così tutto giunge a lui al momento opportuno.
Ha fiducia e vive nella costante certezza che qualunque cosa accadrà, sarà per il suo massimo bene, non tratterrà perché sa che non esistono cose ma solo energie. E il fine dell’energia è fluire.







Il mattino seguente si svegliò nel suo letto, era un uomo sulla trentina, si guardò allo specchio e trovò un riflesso della fata negli occhi. Non lo aveva abbandonato né tradito. La sua vendetta era servita al solo scopo di giungere al punto di passaggio tra terra e cielo.

Viaggiò molto e portò a termine il progetto divino della Sua esistenza.

Lei aveva fatto quello che era necessario all'evoluzione del ciocco di legno, il suo compito era concluso.

Ora guardando, Egli vedeva all'altezza del cuore, non aveva più percezione della realtà.

Adesso la conosceva.

Adesso era un Mago.

P.

mercoledì 14 dicembre 2011

L'arte dell'aiutare



Ci sono momenti nella vita in cui tutto ciò che fai sembra non essere mai abbastanza e nell'inadeguatezza ci si comincia a domandare cosa poter fare perché le cose tornino ad essere in ordine, in realtà le cose sono già in ordine, noi vediamo confusione solo perché non vogliamo vedere che abbiamo creato noi quella "disposizione" con il tempo, con i nostri pensieri, con le nostre reazioni, con i nostri attaccamenti e le nostre paure.

Partire prendendo in esame la disposizione piuttosto che fissarsi su un ordine che vogliamo senza lavorarci su probabilmente indica con minore giudizio quello che è lo schema al quale armonizzarsi.

Volere è potere non è mai vero se non si lavora dall'interno per determinare quali forze hanno collaborato affinché una determinata situazione si creasse.

Questo significa che senza un profondo lavoro "alchemico" di base su noi stessi e senza conoscere i principi che alimentano aspetti della vita universale, non può esserci progresso unificato (materiale e spirituale).

Rileggendo alcune pagine di un libro che mi è stato regalato anni fa da due miei cari amici e che consiglio vivamente: "Il Destino come scelta" di Thorwald Dethlefsen, sono rimasta affascinata dal suo consigliare di seguire l'onda di non opporre resistenza e di andare incontro al proprio destino per compierlo.

La scelta infatti non starebbe nel decidere di cambiare il destino ma di trasformare se stessi in base al proprio destino così da poter ricordare che il nostro fine ultimo è quello dell'unione degli opposti e della crescita spirituale in accordo con l'Universo.

Parla di astrologia e di altri temi che vengono considerati purtroppo spesso come materiale da giornaletti di serie B, il fatto è che li si considera così perché non viene data un'ampia visione filosofico/antropologica come base su cui poggiare una ricerca culturale.

Quando facciamo tanto e non accade nulla o tutto peggiora, forse non bisognerebbe far nulla...quando poi si vuole aiutare qualcuno, forse la cosa migliore sarebbe chiedersi perché lo si vuol fare.

So che suonerà strano, egoista, moralmente riprovevole ma la verità è che noi facciamo le cose per noi, gli altri sono solo un mezzo, il punto è scegliere se questo "mezzo" lo rispetteremo o meno.

Nel rispetto c'è da considerare la rinuncia al fare qualcosa per aiutarli, è possibile agire senza far niente, non significa tirarsi indietro ma esserci veramente, essere attivi e presenti davvero e non spronati ad aiutare per bisogno di approvazione, o sindromi da crocerossine varie.


A questo proposito citerò un bello spunto di riflessione di Lao Tzu sul principio della NON AZIONE:




IL MAESTRO



Riposare nell'azione, non agire,


Insegnare, non parlare,


Davanti a lui, tutti gli esseri sono presenti.


Nonostante tutto, egli si concede a quelli che vengono,


Non possedendoli, li convince,


Senza stringerli, li tocca


Non trattenendosi dopo aver finito il lavoro,


Li lascia liberi.


Pur non rimanendo attaccato a loro


Non viene abbandonato












Quando si sta per fare qualcosa per l'altro bisognerebbe chiedersi: che cosa sto facendo? Perché voglio farlo?


Perché sono convinto che l'altro non sia all'altezza della situazione forse?


Ah! Quanti scopriranno nel voler aiutare, la loro poca considerazione per la forza dell'altro e la loro arroganza di salvatori del mondo...


P.


domenica 16 ottobre 2011

Il sentiero dell'amore di Don Miguel Ruiz



In ogni rapporto ci sono due metà.
Una siete voi e l'altra é vostro figlio, vostra madre, vostro padre, il partner.
Ciascuno è responsabile soltanto della propria metà.
Non importa quanto siate vicini o quanto pensiate di amarvi, è impossibile essere responsabili per ciò che si trova nella testa di un'altra persona.
Non potrete mai sapere cosa pensa l'altro, in cosa crede, quali sono le sue congetture. Non sapete nulla di lui.
Questa è la verità, ma cosa facciamo invece?
Cerchiamo di essere responsabili per l'altra metà, ed ecco perché le relazioni sono basate sulla paura, sul dramma e sulla guerra per il controllo.
Se iniziamo una guerra per il potere, è perché non abbiamo rispetto.


La verità è che non amiamo.

Ciò che scambiamo per amore è soltanto egoismo. Come dei drogati, vogliamo le piccole "dosi" d'amore che ci fanno sentire bene. Se non c'è rispetto c'è la guerra per il controllo, perché ciascuno si sente responsabile per l'altro.

Devo controllarti, perché non ti rispetto.

Devo farmi responsabile per te, perché qualunque cosa ti accada mi farà male, e io non voglio soffrire.


Allora, se vedo che non ti prendi le tue responsabilità, ti martellerò per costringerti a farlo, ma voglio che tu sia "responsabile"dal mio punto di vista, che non è necessariamente quello giusto.