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mercoledì 4 febbraio 2015

L' Eco del mare


Ogni sera prima di andare a dormire, restavo a guardare il mare.
Incantata aspettavo di ascoltarne la voce, i suoi consigli, proprio come una figlia aspetta quelli di un padre nonostante li rifiuterà per sfidare l’autorità e nascondere il disagio nei confronti della direzione che viene data da chi, prima di noi, ha sbagliato tutto forse, ma non lo ammetterà mai.
Quella strada che mio padre voleva impormi di seguire, propria delle mie radici, era al tempo stesso estranea al mio cuore.
Quanti sentieri avevo imboccato prima di dar retta ai miei desideri? Quelli della mia anima che stanca voleva solo tornare a casa. Quante volte avevo nutrito il timore piuttosto che la fiducia nel vivere la mia quotidianità, permettendo al conflitto di avere la meglio sulla pace?
Ora che avevo fede nei sentieri tracciati dalla mia volontà, seguivo paziente passo dopo passo lo svelarsi della mia realtà.
Quello che mi faceva sentire viva era avvicinarmi al sogno che avevo di me stessa e della mia vita, rendendo reale attraverso l’attesa e la paziente fiducia nel desiderio, quello che per altri era solo un vaneggiamento.

“Per quanto tempo dovrò aspettare?” Chiesi sotto il castagno a Vera, una sciamana di sessantacinque anni.
“Il tempo non esiste bambina, è un’illusione, punta a quello che percepisci come uno spazio di separazione tra te e lui e osserva” rispose.
“Non capisco. Cosa intendi?”
“Che quando sarai pronta, tutto si manifesterà secondo i tuoi desideri. Ma tu non sei pronta. Non riesci a vedere. Sei nella dualità. Stai imparando grazie a tutto questo ad amare, la vita ti sta insegnando ad aspettare senza ansia, a viverti l’amore senza paura. Tu hai ancora paura non è vero?” Sembrava leggermi dentro. “Paura di perdere. Sappi che non possiamo perdere niente di nostro. Tu vuoi crederci ma il crederlo non serve, devi sentire che è così. Saperlo. Quando lo saprai, non avrai più bisogno di spiegare niente e tutto ti verrà dato.”
Era vero. Avevo paura e quelle parole non calmavano la mia ansia.
“Finché ti percepirai separata da Lui, seguirai la via della separazione, siete Uno, quello che ricevi, è ciò che stai dando.” Bevve un sorso di Tè e si ritirò nella sua stanza.
Avevo incontrato Vera nel bosco vicino alla cala dove abitavo da più di un anno ormai. Nessuno sapeva niente di lei eppure tutti la consultavano per i loro piccoli e grandi problemi.
Le persone del luogo la chiamavano “la strega”, era una di quelle donne che hanno una luce particolare negli occhi, quella luce che non puoi evitare perché arriva dritta al cuore e fa saltare tutte le tue bugie.
A chi riesce a vedere non si può dire niente di meno della verità, i suoi occhi erano come uno specchio davanti ai quali si era nudi.
Stanca di prendermi in giro avevo deciso anche io di affrontarmi specchiandomi nella sua limpidezza.
Volevo placare le mie pene d’amore, ma quello che Vera dava non era un sedativo, era la cura.
“La cura viene da Dio soltanto, il resto è un’illusione” iniziò mettendomi una mano sul cuore.
“Dove sei?” mi domandò
“Sono qui” dissi
“Adesso si” rispose sorridendo
“Dio è solo nel presente, qui e ora, non esiste nient’altro che questo istante, sentilo. Affidati.”


Parlava affascinando i miei sensi, la sua voce era ipnotica, calda mi guidava in un viaggio alla scoperta delle ferite rimaste scoperte che chiedevano attenzione.
“Il tuo cuore soffre, non lo ascolti mai vero? Perché non ti fidi? Forse perché ti hanno detto che ti ingannerà? Il cuore non mente mai. Tienilo presente sempre. Ogni volta che devi fare una scelta, chiedi al cuore, lui saprà cosa fare. Sa sempre dove andare anche se tu non ne hai la più pallida idea. Lascia che ti conduca attraverso la bellezza. Devi imparare a fidarti. Questo è il tuo compito.”
Ascoltavo e sentivo girare la testa, il cuore sembrava commosso di essere finalmente preso in considerazione. Le lacrime mi rigarono il viso e iniziai a singhiozzare.
“Il singhiozzo rivela una sofferenza antica lascia che affiori, ha bisogno di tornarsene a casa”
Ora potevo udire la sua voce, il mio cuore anelava a un’intimità profonda, a riti perduti che contribuivano al mantenimento della mia sacralità come essere vivente e come donna.
Persi nei secoli, i richiami di un passato in cui la venerazione della mia femminilità era tramandata mi circondava di un calore sublime. Vedevo altre anime come me danzare intorno ad un fuoco, estasiate di gioia, nutrite dal rispetto per la loro condizione di portatrici di vita.
Tutto ciò era andato perduto nella paura, lasciandoci nella desolazione della debolezza piuttosto che forti di una protezione per i doni che dispensiamo come la primavera.
Era questo ricordo che mi faceva male far affiorare, un ricordo di autentica dolcezza e rispetto per la donna, una leggerezza trasformata in banale superficialità dal timore di perdere il potere, barattando la cooperazione con lo sforzo di manifestare un’arroganza debole che si fa scudo di un corpo.
Dall’ammirazione per la delicatezza e le differenze alla paura della nostra forza sottile: quella della dedizione, del coraggio di abbandonarci completamente a Dio, di non aver paura di morire e rinascere nel ciclo della vita, come la luna, come le stagioni, certe che la terra accoglie e il cielo restituisce.
Ecco le vere custodi della saggezza, ora cieche, ora impaurite relegate a ruoli da una storia che condanna e giudica piuttosto che aprire varchi.
 Una storia che ha diviso per non far crescere i fiori, perché troppa bellezza a chi baratta l’amore con la paura da fastidio.
Nelle mie visioni un’anziana donna venne avanti, aveva i capelli lunghi e le mani giovani.
Teneramente iniziò a parlarmi: “ Tu hai tradito la tua verità perché pensavi che qualcos’altro potesse renderti felice. Hai scambiato ciò che di più caro avevi con delle biglie di vetro, credendo fossero oro hai provato a rivenderle e ti hanno dato 4 soldi. Delusa non hai capito perché. Ora lo sai. Il bene più prezioso ha valore solo se lo si dona. Quello che fai non ha importanza se non come. Le tue mani hanno il potere di guarire, la tua voce di sussurrare al cielo i desideri del cuore e i tuoi occhi di vedere cosa si cela dietro le illusioni”
Sentivo le mani di Vera spingere sul petto, non riuscivo a muovermi, volevo svegliarmi ma qualcosa mi teneva lì come se ancora dovessi sapere.
La donna della visione continuò: “Aspetti colui che viene dal passato, ebbene sappi che non tornerà, perché egli non esiste più, ti stai concentrando sulla mancanza più che sul desiderio e così allontani. Non puoi avere chi non è più per te, ma puoi far giungere chi stava aspettando il tuo permesso ad entrare nella tua vita.”
 Piangevo e non comprendevo le sue parole ma qualcosa mi diceva che dovevo restare a sentire, quella donna aveva un messaggio importante per me.
“Tu l’hai dimenticato, ti hanno detto, non è così. Tu non hai dimenticato lui. Hai dimenticato te stessa e così lui adesso ti ricorda questo con la sua assenza, ti ricorda che ti sei messa da parte e ti sei dimenticata di te.
Non sei mai stata qui. Non hai fatto altro che ricordarti di lui, scordandoti di te. E ora ti chiedi perché lui non c’è. Non può esserci se non ci sei tu. Tu devi prima ricordarti di te. Del tuo valore. Non ti svaluta perché non vali, ma perché credi di non valere. Le credenze hanno fatto di te qualcosa che non sei. Tu non sei questa. Tu sei quello che non credi di poter essere. Tu sei di una bellezza indicibile, il tuo valore cresce con l’acquisizione di potere da parte tua e il potere viene da dentro, dalla tua fiducia nelle tue capacità divine.”
Mi sembrava di danzare in un vortice, qualcosa mi stava sollevando, vedevo i tetti delle case diventare sempre più piccoli, mi abbandonai.
 La visione, da nitida si fece nebulosa, una miriade di goccioline mi avvolse in un fresco abbraccio, scivolai nel buio e mi sentii pesante. Mi risvegliai sul tappeto vicino al camino. Vera fumava.
Nessuna delle due parlò per circa un’ora. Il silenzio sottolineava il cambiamento di percezione avvenuto.
Dopo un pò mi alzai dolorante forte di una nuova consapevolezza, quella che avevo messo da parte per accontentare chi non vedeva altro che la proiezione della sua precarietà in me.
 Avevo assecondato l’insufficienza per non tradire le aspettative di mediocrità di chi  non avrebbe sopportato una crescita né un miglioramento.
Ero un’infedele: mi facevo scudo della fedeltà che riservavo agli altri solo per non vedere le volte che avevo tradito me stessa.
E ora nella semioscurità di una candela Vera mi guardava negli occhi teneramente.
“Dobbiamo passare per il sentiero buio per riuscire ad abituarci alla luce, altrimenti ci accecherebbe.
Abbiamo dimenticato che la luce è la nostra natura e questa dimenticanza è la nostra ombra, non puoi ricordare se non sai di aver dimenticato. La discesa ti mostrerà la risalita per giungere a ciò che realmente sei”
Iniziai ad avere freddo, mi strinsi nel mio cappotto, ringraziai e tornai a casa zoppicando, come qualcuno che cammina tra due mondi.
Non avevo idea di come tutto sarebbe cambiato. Ma sapevo di avere un’opportunità per vivere autenticamente la mia vita adesso. Sapevo che potevo affidarmi al cuore, che niente mi avrebbe negato se lo avessi seguito perché il suo scopo non era di togliere bensì di aggiungere.
Nelle giornate che giudicavo noiose mi sarei ricordata di un tempo altro in cui danzavo sotto le stelle e in quelle fredde, avrei rammentato il calore di un falò e delle mani amiche.
Se avessi sentito parlare di sopruso mi sarei ricordata dell’amore che dentro me aveva il potere di slegare ogni rancore e sciogliere il ghiaccio dal cuore, mi sarei abbandonata al ricordo di un tempo passato che esigeva l’onore per il femminile, mi sarei donata a Dio non permettendo alle ferite di disperdere la luce.
Il mare quella sera era calmo, il vento accarezzava la pelle come una piuma leggera, mi avvicinai al bagnasciuga e battezzai i miei piedi nell’acqua argentea.
Chiesi di essere benedetta per i miei talenti, per il mio potere di creare attraverso il cuore e per la mia forza di  non cedere allo sconforto.
Chiesi di riuscire ad ascoltare sempre la mia vera voce e di esserle fedele sempre.
Quella sera mi sposai con me stessa, promettendomi di non tradirmi più.

Da quell’unione nacque la mia Pace.

P.

mercoledì 15 gennaio 2014

La via

Ultimamente ho scritto di getto, non curando minimamente l'aspetto stilistico del testo,chi mi segue noterà sicuramente che gli ultimi post sono più un vomito autobiografico di una distorta percezione di realtà vissuta che un arricchimento.
Ma ho promesso a me stessa di non giudicarmi,probabilmente le cadute di "stile" fanno parte di un percorso. 
Non ho mai avuto le idee chiare,alla domanda:"cosa vuoi?" solitamente rispondevo con cosa non volevo o stavo zitta perché non lo sapevo.
Ad un certo punto scopri una strada pensi che potrebbe piacerti ma poi inizi a perderti...un pò quello che scrive il caro Sibaldi: 

Ognuno comincia, prima o poi, a trovare la sua «via»,
cioè la sua personale direzione nello scoprire,
nel decidere, nel desiderare.
Ma la perde subito, se pensa di averla capita,
di averla ben chiara davanti a sé.
Una «via», infatti, modifica continuamente chi la percorre.
A ogni passo lo sorprende: gli cambia il mondo.
Così, paradossalmente, si è davvero su una «via»
quando si sta andando verso non si sa dove,
fiduciosamente,
e tutto intorno ti aiuta ad andare sempre oltre.
È ovvio che occorre coraggio.
E il coraggio ogni tanto è difficile,
ma è molto meglio della rabbia sorda di chi si è fermato
o si è perso
e non lo sa
e litiga per aver ragione,
perché ha paura.

Igor Sibaldi

Viene descritto bene lo stare nel flusso, non ha più senso quindi arrivare alla meta ma la meta diviene il viaggio stesso, l'esperienza, lo stare lì, la presenza.
Qualcosa viene trasmutato attraverso l'essere semplicemente presente e sveglio.
Non esistono più scelte sbagliate o giuste, non c'è un punto di non ritorno, c'è solo l'alternativa che si modifica ancora per offrire nuove visioni, nuove aperture, è una crescita comunque, sempre.
Non può accadere che uno si sbagli perché l'errore diviene inconcepibile all'interno di una struttura esperienziale, tutto è solo prova, percorso, scoperta.
Un accorgersi delle innumerevoli potenzialità dei nostri desideri, del nostro profondo.
E' quello che sta accadendo a tutti ormai, non c'è nessuna sicurezza c'è solo un andare.
Quelli che consapevolmente se ne sono resi conto affrontano tutto ciò con lo spirito dell'avventuriero, quelli che non sono consapevoli di ciò passano la vita a scappare da loro stessi impauriti. E' solo una questione di punti di "vista" o meglio: c'è chi vede e chi no.
La grande chance che questa situazione ci offre è quella di poter essere finalmente noi stessi alla massima potenza. Dopo aver passato la vita a pianificare di compiacere tutti stando male, ora abbiamo la possibilità di toglierci la pelle d'asino e mostrare la nostra principessa a tutti con la pace nel cuore di chi sta imparando a scegliere per sé.
Non si dovrebbe aver paura di mostrare la verità, perché lo scopo ultimo della verità è quello di essere rivelata, noi siamo i portatori della verità, ognuno di noi con il suo dono sta dando modo al mondo di co creare una realtà altra: autentica, coraggiosa, bella.
Fintanto che non sappiamo qual'è il nostro dono giriamo in tondo alla ricerca del tesoro nascosto che ci renderà ricchi. Si! Perché quel dono è l'unico che applicato ci aprirà le porte della ricchezza: attiri ciò che sei, chi sei? Cosa sei venuto a fare? Quando eravamo piccoli lo sapevamo ma ce ne siamo dimenticati.
Nella spontaneità del bambino, la verità del suo talento affiora. Quei primi anni di vita sono quelli in cui il Divino potenziale si esprime per concretizzarsi nel cammino dell'adulto. Se questo viene rimosso, dimenticato, passiamo la vita a soffrire perché non riusciamo a capire quale spazio è il nostro di diritto, quale il nostro scopo, la nostra missione, il nostro regalo da portare all'umanità.

Quella donna guardandomi con i suoi occhi azzurri mi disse:
"Non farti scudo della aggressività per difendere la tua gentilezza che senti usurpata. 
Essa ha in realtà un potere più grande del ferire: guarisce.
Il tuo dono è quello di trasmettere la conoscenza,l'insegnamento è la tua via. Insegna agli altri quello che hai imparato, quello che nel cuore senti di poter far uscire dalla voce, dalle mani..."
In quel momento ebbi un ricordo che avevo sepolto nel dimenticatoio delle aspettative altrui;Avrò avuto sei anni e "insegnavo" alle piante sul balcone: trasmettevo loro quello che durante la giornata avevo imparato.
Mi resi conto che facevo questo da piccola, che ero in realtà un canale, sono sempre stata un canale di trasmissione e all'altro facevo arrivare sempre il messaggio più giusto per lui o lei in quel momento.


Avevo ritrovato il mio spirito gemello: quello per cui le persone vanno girando tutto il mondo, la loro missione, il loro dono da portare nel mondo.

Mi sentii in pace, come se un pezzo di me stesse ritrovando la finalmente la strada di casa.
Sapevo ora cosa ero venuta a fare qui, il talento è qualcosa che non si sforza di venir fuori, c'è, è come l'amore, c'è sempre anche quando credi che non ci sia, hai solo una benda sugli occhi e non lo riesci a vedere.
Non puoi più sbagliare quando sai cosa sei venuto a fare, capisci che non ha importanza quel lavoro o quell'altro, capisci che ha importanza solo che tu faccia la tua parte e scelga ciò che ti rende felice, che se non senti dentro niente, devi dirigerti altrove. Comprendi anche che le persone che ti hanno ferito lo hanno fatto per il tuo bene per poterti spingere ad essere te alla massima potenza, ad essere colui/colei che eri destinato/a ad essere, alla forza che ora ti apre tutte le porte, alla fiducia che ti rende leggero e semplice ogni passo, che armonizza il tutto e ti nutre con tutto ciò di cui hai bisogno al momento giusto.
Capisci che non servono più giustificazioni perché non c'è più nessuno da compiacere e aprendo le braccia ti apri all'Universo nell'umiltà della tua verità.



Ora ti confiderò la Prima Regola. E’ estremamente importante e non devi dimenticarla. Si tratta di questo: qualunque scelta che fai nella vita, dalla più importante alle decisioni più insignificanti di ogni giorno, deve essere verificata in modo consapevole. In tal caso, devi chiederti se essa soddisferà cinque attributi fondamentali. Se anche uno solo di essi è assente, devi cercare in un’altra direzione. In questo modo troverai sempre il sentiero giusto. Questi cinque attributi sono verità, bellezza, salute, felicità e luce.
"La Sciamana" di Olga Kharitidi


Fa che ogni tua scelta amico/a mia soddisfi questi attributi, anche se avrai paura non arrenderti, non scegliere per codardia, aspetta, ritrova il tuo centro, respira e scegli con coraggio la tua via. Sempre.
Con Amore, 

Pamela


In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10.12-14


Siate come bambini che non si stancano di chiedere quello che vogliono con tutta l'anima e non scendono a compromessi perché non hanno alcuna paura!

domenica 13 ottobre 2013

Il guerriero

Solitamente per me il momento culminante la scelta tra una direzione e  un’altra è sempre stato quello in cui non ti importa più di avere ragione.
Quello è sempre stato per me l’attimo più chiaro, la resa che mi ha portato a scegliere senza rabbia e senza rancore una strada. Il prendere coscienza che amare un uomo significa non volere che quest’ultimo si snaturi per te spingendolo in un verso piuttosto che un altro è l’atto d’amore più estremo nei confronti di un essere umano.
Non è morire per qualcuno che dimostra quanto teniamo all’altro, bensì quanto desideriamo per lui una vita meravigliosa. Non mi importa più di possedere le persone da quando so che non posso perderle.
Arrivare a sperimentare una comunione con l’altro in modo così profondo e sottile non è immediato, si deve lavorare costantemente su se stessi, rinunciare a voler vincere una gara facendo spazio alla comprensione e a un essere più grandi di ciò che si crede tenendo in pugno l’altro attraverso ripicche e sensi di colpa. Questo non solo è un atto eroico bensì divino. Ammirare nell’altro il suo cercare attraverso un comportamento di farci bruciare ciò che dentro di noi non si è ancora trasformato in oro è il primo passo verso la direzione della crescita spirituale.
Un vero guerriero sa quando deve deporre le armi, stringersi attorno al fuoco, nutrirsi e fare l’amore.
Un vero guerriero non è colui che domanda vendetta, è colui che risponde giustizia.
Un vero guerriero è capace di uccidere senza pietà, perché sa che quando il ramo è secco se non verrà tagliato, tutta la pianta ne risentirà.
Un vero guerriero dunque uccide. Si, uccide quando sa che non può farne a meno, che è richiesta la sua mano, la sua voce, la sua decisione per porre fine a una situazione che chiede un nuovo inizio.
Se è richiesta la sua presenza un vero guerriero non si tirerà indietro ma non vi pregherà mai, non perché non crede che non sia efficace, perché lo ha già fatto ed ha capito che non è giusto.
Ha compreso che ognuno deve seguire la sua via e che Dio costruirà un ponte se vorrà far incontrare le persone.
Ha compreso che non c’è ferita che non possa essere ricucita dalla cura e dall'amore e che per quanto grandi siano le sue cicatrici egli non avrà vergogna di mostrarle, perché sono la mappa del suo essere diventato grande.
Lo riconoscerete dallo sguardo il vero guerriero, egli non abbasserà mai lo sguardo per paura, non si tirerà indietro davanti ad un’emozione spiacevole e non difenderà l’orgoglio. Vicino a lui sentirete una grande energia e non si spaventerà davanti ai rifiuti, perché sa che sono solo indicazioni verso strade più adatte a lui.
Forse un giorno, in un bar, prendendo un caffè, vedrete una bambina, con lo sguardo questa vi fulminerà e  inizierà a leggervi dentro, sentirete una grande emozione e vi sentirete confusi, cercherete di difendervi. Tutti coloro che hanno paura si difendono. L’incontro con un guerriero fa quest’effetto: vi sembrerà di temerlo, vi infastidirà forse…ma solo il tempo necessario per arrendervi alla forza del suo amore.




P.

domenica 28 luglio 2013

La nuova visione del Sacrificio


Nel mio e-book ad un certo punto parlo di sacrificio, di come questa parola sia stata il leit motiv della mia storia famigliare all'interno di dinamiche logoranti per il piacere.

Wikipedia (che Dio la benedica!) riporta:

Il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, "rendere sacro") è quel gesto rituale con cui dei beni (oggetti, cibo, animali o anche esseri umani), vengono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro, venendo per questo dedicati in favore di una o più entità sovrumane, come atto propiziatorio o di adorazione.

Il termine "sacrificio" ha tuttavia perso, nel lessico comune, quest'accezione religiosa per intendere in generale uno sforzo, la rinuncia a qualcosa in vista di un fine. (Wikipedia)

La vittima sacrificale doveva essere secondo i Greci sempre d'accordo altrimenti non sarebbe avvenuto nessun sacrificio, c'era dunque una volontà consapevole nello scegliere.
Mi viene da pensare all'analisi transazionale dove i ruoli genitore bambino vengono svolti spesso in maniera automatica senza coscienza in un gioco che produce continuamente vinti e vincitori, fintanto che non interviene l'adulto, colui che sa, che guarda avanti.

L'antropologia e le scienze umane mi hanno sempre affascinato, ammiro Gimbutas e il suo lavoro, nei suoi scritti emerge una chiara intenzione di creare un fil rouge che collega nel tempo il paganesimo e il periodo matriarcale alle religioni monoteiste e patriarcali usando come anelli di congiunzione i confronti.

Ciò che torna utile è rendersi conto di come il sacrificio da sempre sia stato un modo di trasformare la fine di qualcosa in un nuovo inizio attraverso la gestualità e la ripetizione di una volontà.

Ma oggi tutto questo come può tornarci utile?

Noi che ci siamo sacrificati nella vita senza che nessuno ci chiedesse se lo volevamo oppure no.
Noi che abbiamo solo seguito i nostri predecessori senza stare a discutere.
Noi che siamo rimasti intrappolati in fitte trame di nodi familiari.
L'unica arma a nostra disposizione è il riappropriarci dell'etimologia vera e propria della parola sacrificio.

Smetterla di proseguire l'opera di altri e scegliere consapevolmente se lasciarci sgozzare oppure dare inizio a un nuovo lavoro che i nostri figli sceglieranno a loro volta di fare o meno volontariamente.
Insegnando loro, non a fare le nostre scelte o quelle che vogliamo facciano, ma ad ascoltarsi nei loro desideri, per prendere la decisione più giusta per loro, non per adempiere all'ingrato compito di soddisfare aspettative altrui.

Noi siamo l'anello di congiunzione tra quello che c'è stato e quello che ci sarà. 
Noi siamo il presente, la possibilità di far nascere l'uomo nuovo. 
Noi abbiamo una grande responsabilità: quella di essere adulti, di interiorizzare il sacrificio.
Ci siamo lasciati sgozzare ora possiamo rinascere a nuova vita, coltivando una forza interiore e una fede incrollabile nel camminare accanto alla morte come un guerriero e guardare all'amore con occhi puliti e cuore aperto capaci di trasformare il piombo in oro.

Noi siamo coloro i quali possono, rendendo uno sforzo di volontà sacro, generare atti di perfetta consapevolezza.



Pamela C. De Logu



mercoledì 17 luglio 2013

Ricordati chi sei...



E poi accadde che sperimentò l’abbandono.

Dio volle così perché lei si volgesse all'interno per l’amore, non fuori.


Si lasciò cadere come una foglia a terra e iniziò a vedere quello che pensavano di lei, mentre Dio da dentro le sussurrava dolci parole, lei le distorceva con cose dette da altri qui e là. Odiò il Suo essere non rendendosi conto che questo, ci mette sempre sulla strada della riconciliazione mai della separazione.Si ritrovò sola a doversi ascoltare, prendersi cura del suo mondo, una madre prima d’esser figlia, una donna non riconosciuta nemmeno da se stessa.Chi era? Chi era adesso? Chi era sempre stata? Ora la domanda doveva esser fatta, ma non più ad un uomo, ad un amico o ad un vicino.Ora la domanda doveva esser fatta nell'unico posto dove avrebbe trovato una risposta: nell'istante interiore di secoli, nel suo cuore, dove era in attesta di esser pronunciata da chissà quanto…Così per gioco salì su un palco, salì e le tremarono le gambe, si guardò attorno e vide il suo nemico più temuto: il giudizio.Ma stavolta non scese, si schiarì la voce e stette.Eccola prender vita in giravolte e sorrisi, in battute e sospiri, eccola la verità che veniva fuori da un sipario.Eccola ad accorgersi di sé.E allora guardando una sua foto dissi:“Tu sei una di quelle donne la cui bellezza è nascosta da un'insicurezza tenace di non essere all'altezza, un'insicurezza che viene zittita in un teatro quando scricchiolano i tuoi passi sul palco della vita e ridiventi tu. Tutti quei personaggi sono parti di te e il loro unico scopo è aiutarti a farti riconciliare con la tua vera essenza: la bellezza.Quando ti dimentichi in fretta di te. Sali lì sopra e ricordati chi sei.”



Ad una cara amica attrice/collega/mamma :)




P.











giovedì 13 giugno 2013

Silenzio= Vuoto/Pieno

Lo spazio vuoto tra una parola e l'altra crea il senso, la pausa tra una nota e l'altra crea la melodia.

Il silenzio è sempre creativo, è il momento in cui in potenza vive l'espressione ultima, qualunque sia.

Quando resto in silenzio creo il mio mondo, quando parlo lo definisco.

Il silenzio ha quindi la funzione del foglio di carta, contiene l’idea che prenderà vita e nel definirla a parole verrà trasmessa.

Nel silenzio il fiore sboccia, nel silenzio il seme germoglia, nel silenzio il perdono giunge.

Quando sei in pace è perché la risposta che hai scelto è quella che ti è stata data da Dio.

Non fare niente senza prima sentire la pace nello scegliere una strada piuttosto che un’altra.
La pace è la risposta, la felicità una conseguenza, l’amore un diritto, la consapevolezza il risveglio.
Non accettare niente che sia meno di ciò che ami, non accontentarti perché il tradimento si paga con la morte.

La paura è sfiducia, è credere nelle illusioni, negli incubi che hai creato per giustificare il tuo non volerti accettare divino e responsabile per ciò che ti accade.

Ma prima o poi verranno a chiederti il conto.

Volente o nolente.

E’ la verità e le illusioni non possono reggere a lungo, non sarai disilluso, sarai sveglio e allora qualcuno busserà alla tua porta, quello stesso qualcuno che credevi aver perso.
Scoprirai in realtà aver sempre atteso.

Ti sorriderà e a te sembrerà di averlo lasciato solo il giorno prima, lo accoglierai con un abbraccio e gli dirai grazie per aver compreso. Sentirai una profonda comunione.

Ti siederai e comprenderai l’importanza dell’attenzione, saprai cosa dire, come dirlo e cosa fare.
Smetterai di esitare e di avere paura. Per la prima volta agirai. Non sarai lì a difenderti ma a comunicare.

Ti lascerai cadere fra calde braccia non preoccupandoti del giudizio, piegherai il capo non più in segno di sconfitta ma di riverenza.







E lei disse: “Dove sei stato?”

“Ad attenderti” Rispose

“Perché sei qui?” chiese curiosa

“Per riportarti a casa” disse lo spirito dell'amore.

p.

sabato 27 aprile 2013

La mia fortuna è di avermi incontrata a teatro


Da piccola mi spaventavano le bambole parlanti, l’innaturale era per me motivo di fuga.
Tutto ciò che non era in linea con la vita mi lasciava sgomenta e generava in me desiderio di spontaneità.
Crebbi però, assorbendo presto, che il trucco è spesso un buon artificio per sopravvivere.
Non sempre per vivere.
Sotterrai in fretta nelle vene la paura delle maschere e questa pian piano si trasformò in attrazione.
Nel sangue iniziò a scorrermi la voglia di avvicinarmi al mondo delle immagini, del sogno, dell’arte.
Il pomeriggio ero una Dea, la sera una principessa, la mattina un pirata.
Potevo essere qualunque cosa con un po’ di fantasia e dei colori.
Nacque da qui la mia passione per il teatro, meno per il cinema.
L’intrattenimento nella sua forma più costruita vede nel cinema la sua massima espressione, ma la vita prende forma nell'immediatezza su un palcoscenico.
Figlia di operai, ho sempre portato avanti un pensiero di popolarità del teatro, l’aspetto relazionale e terapeutico che caratterizza il mio approccio all'opera vede il messaggio teatrale come universale.
Un ritrovarsi nei diversi personaggi che ognuno di noi interpreta nel quotidiano e che in teatro prendono forma in uno spazio di sviluppo sensoriale.
Tutto ciò che mi faceva paura era ciò che non conoscevo di me, che non avevo integrato come aspetto. 
Allontanavo ciò che pensavo mi avrebbe impoverito mentre era lì per svelarmi il mio diavolo nascosto quello da cui trarre energia o da cui farsi risucchiare.
Quella bambola parlante mi dava modo di affrontare la mia paura più grande: quella di non essere reale.
Quel pagliaccio mi dava modo di guardare in faccia la mia tristezza che mascheravo con un sorriso stampato.
Quella rabbia che non riuscivo a esprimere sulla scena non era altro che un condizionamento svelato e l’incapacità di interpretare la seduzione, la paura di essere oggetto di attenzioni sessuali non volute.
Il teatro è uno dei modi migliori per affrontare i propri demoni, ci si entra insicuri, tremanti, finti e si finisce con l’uscirne autentici.



Pamela C. De Logu

sabato 27 ottobre 2012

Punto. A capo.

Il punto era che non sapeva ricevere. Il che presupponeva il non saper dare. Non sapeva dare né ricevere. Non sapeva ricevere né dare. Agli uomini.
Era una giovane donna sopravvissuta alla mercificazione del corpo e sulla strada del ricongiungimento con il suo spirito. Non sapeva che cosa fare quando lui la sfiorava, non sapeva cosa fare perché si era scelta l'indifferenza da sempre per non fare i conti con l'impegno.
Un impegno che la terrorizzava perché quando incapace di vedere il fondo non si affidava al suo riuscire comunque a stare a galla. Non si fidava di Dio, non si fidava di lei stessa, non si fidava e basta.
Quando camminava lungo quel viale che giungeva al parco si faceva prima mille domande.
Le mille domande erano quelle che sperava trovassero risposta tra gli alberi di quello spazio verde metropolitano.
Diceva di odiare quel posto. Non era vero. Non aveva mai trovato così familiare un sentiero come quello che la faceva irrigidire, perché era lì la sua più grande prova, quella di saltare nel buio e non pensare a come salvarsi. 
Aveva fatto una scelta? O l'aveva subita? Che cosa doveva fare? Dire la verità? O mentire ancora? La verità è quello che vuole sentire? O è l'ennesima voglia di avere sotto controllo la situazione? Potrebbe accettare di amarmi così? Solo per ciò che riesco ora a vivermi?
Una balbuzie relazionale, questo era, un sentire spastico che a tratti lasciava un vuoto di giorni riempito da innumerevoli niente. Chi era? Cos'era? Un' inevitabile ricerca di equilibrio mal gestita e un urlo soffocato dalla vanità e dalla necessità di apparire ok.
Che cosa avrebbe dovuto fare, che cosa avrebbe dovuto dire a chi la guardava cercando di capire?
 Intrecciava le mani come una bambina indifesa ma non aveva paura del giudizio, sperava in un giudizio, quantomeno avrebbe sentito qualcosa...forse...
Voleva innamorarsi, voleva così tanto innamorarsi, non riusciva mai, così vicino e poi via...non per paura per scelta, ora lo sapeva.
Non avrebbe più perso nessuno. 
Nessuno mai più se ne sarebbe andato via lasciandola sola una mattina senza nemmeno salutare. Lei si sarebbe protetta. Non avrebbe più lasciato che qualcuno potesse farle del male. E così si inventò un rapporto d'amore basato su un'ideale inesistente ma così bello da portarlo avanti come un regista impreparato sui gusti del pubblico tanto da fare un flop gigantesco alla prima uscita.
Si inventò emozioni e attenzioni, nascose a tutti la verità di un'incapacità di vivere secondo quanto era stato predisposto da quel Dio, che non voleva altro che lei riuscisse a fidarsi del fatto che ce l'avrebbe comunque fatta. E che solo una volta riuscita a non avere paura della perdita avrebbe assaporato la riconquista di un amore vero. 
Ma lei aveva fretta di vivere secondo quanto nella sua testa era giusto vivere.
Così testarda e infelice raggiunse la disperazione e perse tutto. Partì con un cuore ferito, tornò senza un cuore. Lo vendette al Diavolo in cambio di un sogno storpio e di poco valore.
 L'anima intanto urlava e lei la zittiva ogni volta lasciando che la voce si affievolisse tanto da sparire.
Poi accadde che Dio intervenne perché Dio non lascia mai che ci si allontani più di tanto dai suoi piani.
Si svegliò in preda al panico, si scoprì donna. 
Si scoprì sola e disillusa. Vide la verità e i suoi occhi si bagnarono. La nuda verità era che non voleva accettare la verità. 
La chiave era dire quello che aveva dentro. Ma era così brutto secondo lei che nessuno l'avrebbe più amata.
Quella sera fece solo un'ultima domanda alla quale non trovò risposta. Prese la valigia e se ne andò.
Viaggiò in prima classe vestita da profuga, piangendo per ciò che non aveva mai avuto.
Un estraneo ad ogni stazione, fumava con lei una sigaretta senza dire una parola, sorridendole, come se sapesse che quantomeno ora non aveva più niente da perdere.
Tutto era di nuovo reale, nulla da inventare e nemmeno più la voglia di farlo.
Ora c'era solo da vivere la difficoltà di vedere, la facilità del sognare non avrebbe portato che altre illusioni da condividere.
Chiese ad occhi chiusi la verità. Ed ebbe tutto ciò che non voleva ma di cui aveva bisogno.
Chiese a Dio: fai tu. E le mandò l'occasione di ascoltarsi attraverso un'eco, di guardarsi attraverso uno specchio. 
E cominciò a fare solo quello che era necessario fare per conoscersi. Non inventarsi.

La verità vi renderà liberi. Dice il vangelo. Forse alcuni non vi riconosceranno ma è un rischio che bisogna correre affinché quelli che vi stanno cercando possano trovarvi.
Non puoi perdere niente di ciò che è tuo. Se lo perdi vuol dire che non era tuo sin dall'inizio.


Pamela C. De Logu

mercoledì 1 febbraio 2012

Riconduci i tuoi pensieri sul sentiero...

Quante volte nel non fare niente i pensieri iniziano a preoccuparci...
Siamo lì e non prendiamo le distanze dai pensieri lasciandoci inquinare, ogni volta che accade, diventiamo quei pensieri che ci trascinano da una parte all'altra lasciandoci senza energia.
Che cosa fare in questo caso? Intanto, se nel "non fare" i pensieri vengono a trovarci spesso, "nel fare" di rado. 
Quindi per prima cosa, trovarsi un'attività fisica aiuta moltissimo a non fissarsi sui pensieri che seppur lì passano senza trovare ancore.
Quando dipingi, usi la creta, disegni, cuci, prepari una torta, fai giardinaggio sei lì in quel momento e fai quello.
Estendendo quel momento del fare nel qui e ora, il solo atto del coltivare la terra o preparare un plum cake diventa sacro.
Il segreto non è scappare ma restare, se si scappa ci si sottrae al tempo dando a questo rilevanza se si resta si diviene infiniti.
Ieri ho visto un video interessante, un noto psicologo parlava del pensiero positivo: sono sbalordita nel sentire che finalmente qualcuno sottolineava il fatto che il pensiero positivo è la più grande stronzata partorita negli ultimi tempi e crea spesso più stati d'ansia dell'esser sempre negativi...PERCHE'??? Perchè ciò che reprimi torna sempre più forte...diceva Wilde: "l'unico modo per liberarsi da una tentazione è cedervi"...l'unico modo per liberarsi dalla tristezza, dalla rabbia e da tutte quelle emozioni che non ci piacciono perché le giudichiamo, è accoglierle, guardarle, nel momento. Stare lì e osservare. Non diventerai più sereno perché ti dici che va tutto bene ma sarai autentico se ti dici che in quel momento sei incazzato e inizierai a guardare la tua rabbia senza giudizio per sentire cosa ha da dirti di importante...le emozioni sono degli indicatori, bisogna ascoltare e osservare, non reagire. La reazione deriva dalla paura, l'azione dall'ascolto e dall'osservazione. La paura che trasmuta in consapevolezza è il più bel regalo che possiamo farci. Come? Osservando senza giudizio. Assumendoci la responsabilità di essere nel momento presente come siamo. Non diversi da come siamo ora.
Michel De Montaigne scriveva: "Quando ballo, ballo. Quando dormo, dormo. Quando vado a passeggio per un bel giardino, se i miei pensieri iniziano a intrattenersi con cose estranee, li riconduco subito a passeggiare nel giardino, insieme a me e alla dolcezza di quella solitudine."
Riconduci dunque i tuoi pensieri sul sentiero ogni volta che ti vogliono portare via da dove sei in quel preciso istante. 

P.