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mercoledì 4 febbraio 2015

L' Eco del mare


Ogni sera prima di andare a dormire, restavo a guardare il mare.
Incantata aspettavo di ascoltarne la voce, i suoi consigli, proprio come una figlia aspetta quelli di un padre nonostante li rifiuterà per sfidare l’autorità e nascondere il disagio nei confronti della direzione che viene data da chi, prima di noi, ha sbagliato tutto forse, ma non lo ammetterà mai.
Quella strada che mio padre voleva impormi di seguire, propria delle mie radici, era al tempo stesso estranea al mio cuore.
Quanti sentieri avevo imboccato prima di dar retta ai miei desideri? Quelli della mia anima che stanca voleva solo tornare a casa. Quante volte avevo nutrito il timore piuttosto che la fiducia nel vivere la mia quotidianità, permettendo al conflitto di avere la meglio sulla pace?
Ora che avevo fede nei sentieri tracciati dalla mia volontà, seguivo paziente passo dopo passo lo svelarsi della mia realtà.
Quello che mi faceva sentire viva era avvicinarmi al sogno che avevo di me stessa e della mia vita, rendendo reale attraverso l’attesa e la paziente fiducia nel desiderio, quello che per altri era solo un vaneggiamento.

“Per quanto tempo dovrò aspettare?” Chiesi sotto il castagno a Vera, una sciamana di sessantacinque anni.
“Il tempo non esiste bambina, è un’illusione, punta a quello che percepisci come uno spazio di separazione tra te e lui e osserva” rispose.
“Non capisco. Cosa intendi?”
“Che quando sarai pronta, tutto si manifesterà secondo i tuoi desideri. Ma tu non sei pronta. Non riesci a vedere. Sei nella dualità. Stai imparando grazie a tutto questo ad amare, la vita ti sta insegnando ad aspettare senza ansia, a viverti l’amore senza paura. Tu hai ancora paura non è vero?” Sembrava leggermi dentro. “Paura di perdere. Sappi che non possiamo perdere niente di nostro. Tu vuoi crederci ma il crederlo non serve, devi sentire che è così. Saperlo. Quando lo saprai, non avrai più bisogno di spiegare niente e tutto ti verrà dato.”
Era vero. Avevo paura e quelle parole non calmavano la mia ansia.
“Finché ti percepirai separata da Lui, seguirai la via della separazione, siete Uno, quello che ricevi, è ciò che stai dando.” Bevve un sorso di Tè e si ritirò nella sua stanza.
Avevo incontrato Vera nel bosco vicino alla cala dove abitavo da più di un anno ormai. Nessuno sapeva niente di lei eppure tutti la consultavano per i loro piccoli e grandi problemi.
Le persone del luogo la chiamavano “la strega”, era una di quelle donne che hanno una luce particolare negli occhi, quella luce che non puoi evitare perché arriva dritta al cuore e fa saltare tutte le tue bugie.
A chi riesce a vedere non si può dire niente di meno della verità, i suoi occhi erano come uno specchio davanti ai quali si era nudi.
Stanca di prendermi in giro avevo deciso anche io di affrontarmi specchiandomi nella sua limpidezza.
Volevo placare le mie pene d’amore, ma quello che Vera dava non era un sedativo, era la cura.
“La cura viene da Dio soltanto, il resto è un’illusione” iniziò mettendomi una mano sul cuore.
“Dove sei?” mi domandò
“Sono qui” dissi
“Adesso si” rispose sorridendo
“Dio è solo nel presente, qui e ora, non esiste nient’altro che questo istante, sentilo. Affidati.”


Parlava affascinando i miei sensi, la sua voce era ipnotica, calda mi guidava in un viaggio alla scoperta delle ferite rimaste scoperte che chiedevano attenzione.
“Il tuo cuore soffre, non lo ascolti mai vero? Perché non ti fidi? Forse perché ti hanno detto che ti ingannerà? Il cuore non mente mai. Tienilo presente sempre. Ogni volta che devi fare una scelta, chiedi al cuore, lui saprà cosa fare. Sa sempre dove andare anche se tu non ne hai la più pallida idea. Lascia che ti conduca attraverso la bellezza. Devi imparare a fidarti. Questo è il tuo compito.”
Ascoltavo e sentivo girare la testa, il cuore sembrava commosso di essere finalmente preso in considerazione. Le lacrime mi rigarono il viso e iniziai a singhiozzare.
“Il singhiozzo rivela una sofferenza antica lascia che affiori, ha bisogno di tornarsene a casa”
Ora potevo udire la sua voce, il mio cuore anelava a un’intimità profonda, a riti perduti che contribuivano al mantenimento della mia sacralità come essere vivente e come donna.
Persi nei secoli, i richiami di un passato in cui la venerazione della mia femminilità era tramandata mi circondava di un calore sublime. Vedevo altre anime come me danzare intorno ad un fuoco, estasiate di gioia, nutrite dal rispetto per la loro condizione di portatrici di vita.
Tutto ciò era andato perduto nella paura, lasciandoci nella desolazione della debolezza piuttosto che forti di una protezione per i doni che dispensiamo come la primavera.
Era questo ricordo che mi faceva male far affiorare, un ricordo di autentica dolcezza e rispetto per la donna, una leggerezza trasformata in banale superficialità dal timore di perdere il potere, barattando la cooperazione con lo sforzo di manifestare un’arroganza debole che si fa scudo di un corpo.
Dall’ammirazione per la delicatezza e le differenze alla paura della nostra forza sottile: quella della dedizione, del coraggio di abbandonarci completamente a Dio, di non aver paura di morire e rinascere nel ciclo della vita, come la luna, come le stagioni, certe che la terra accoglie e il cielo restituisce.
Ecco le vere custodi della saggezza, ora cieche, ora impaurite relegate a ruoli da una storia che condanna e giudica piuttosto che aprire varchi.
 Una storia che ha diviso per non far crescere i fiori, perché troppa bellezza a chi baratta l’amore con la paura da fastidio.
Nelle mie visioni un’anziana donna venne avanti, aveva i capelli lunghi e le mani giovani.
Teneramente iniziò a parlarmi: “ Tu hai tradito la tua verità perché pensavi che qualcos’altro potesse renderti felice. Hai scambiato ciò che di più caro avevi con delle biglie di vetro, credendo fossero oro hai provato a rivenderle e ti hanno dato 4 soldi. Delusa non hai capito perché. Ora lo sai. Il bene più prezioso ha valore solo se lo si dona. Quello che fai non ha importanza se non come. Le tue mani hanno il potere di guarire, la tua voce di sussurrare al cielo i desideri del cuore e i tuoi occhi di vedere cosa si cela dietro le illusioni”
Sentivo le mani di Vera spingere sul petto, non riuscivo a muovermi, volevo svegliarmi ma qualcosa mi teneva lì come se ancora dovessi sapere.
La donna della visione continuò: “Aspetti colui che viene dal passato, ebbene sappi che non tornerà, perché egli non esiste più, ti stai concentrando sulla mancanza più che sul desiderio e così allontani. Non puoi avere chi non è più per te, ma puoi far giungere chi stava aspettando il tuo permesso ad entrare nella tua vita.”
 Piangevo e non comprendevo le sue parole ma qualcosa mi diceva che dovevo restare a sentire, quella donna aveva un messaggio importante per me.
“Tu l’hai dimenticato, ti hanno detto, non è così. Tu non hai dimenticato lui. Hai dimenticato te stessa e così lui adesso ti ricorda questo con la sua assenza, ti ricorda che ti sei messa da parte e ti sei dimenticata di te.
Non sei mai stata qui. Non hai fatto altro che ricordarti di lui, scordandoti di te. E ora ti chiedi perché lui non c’è. Non può esserci se non ci sei tu. Tu devi prima ricordarti di te. Del tuo valore. Non ti svaluta perché non vali, ma perché credi di non valere. Le credenze hanno fatto di te qualcosa che non sei. Tu non sei questa. Tu sei quello che non credi di poter essere. Tu sei di una bellezza indicibile, il tuo valore cresce con l’acquisizione di potere da parte tua e il potere viene da dentro, dalla tua fiducia nelle tue capacità divine.”
Mi sembrava di danzare in un vortice, qualcosa mi stava sollevando, vedevo i tetti delle case diventare sempre più piccoli, mi abbandonai.
 La visione, da nitida si fece nebulosa, una miriade di goccioline mi avvolse in un fresco abbraccio, scivolai nel buio e mi sentii pesante. Mi risvegliai sul tappeto vicino al camino. Vera fumava.
Nessuna delle due parlò per circa un’ora. Il silenzio sottolineava il cambiamento di percezione avvenuto.
Dopo un pò mi alzai dolorante forte di una nuova consapevolezza, quella che avevo messo da parte per accontentare chi non vedeva altro che la proiezione della sua precarietà in me.
 Avevo assecondato l’insufficienza per non tradire le aspettative di mediocrità di chi  non avrebbe sopportato una crescita né un miglioramento.
Ero un’infedele: mi facevo scudo della fedeltà che riservavo agli altri solo per non vedere le volte che avevo tradito me stessa.
E ora nella semioscurità di una candela Vera mi guardava negli occhi teneramente.
“Dobbiamo passare per il sentiero buio per riuscire ad abituarci alla luce, altrimenti ci accecherebbe.
Abbiamo dimenticato che la luce è la nostra natura e questa dimenticanza è la nostra ombra, non puoi ricordare se non sai di aver dimenticato. La discesa ti mostrerà la risalita per giungere a ciò che realmente sei”
Iniziai ad avere freddo, mi strinsi nel mio cappotto, ringraziai e tornai a casa zoppicando, come qualcuno che cammina tra due mondi.
Non avevo idea di come tutto sarebbe cambiato. Ma sapevo di avere un’opportunità per vivere autenticamente la mia vita adesso. Sapevo che potevo affidarmi al cuore, che niente mi avrebbe negato se lo avessi seguito perché il suo scopo non era di togliere bensì di aggiungere.
Nelle giornate che giudicavo noiose mi sarei ricordata di un tempo altro in cui danzavo sotto le stelle e in quelle fredde, avrei rammentato il calore di un falò e delle mani amiche.
Se avessi sentito parlare di sopruso mi sarei ricordata dell’amore che dentro me aveva il potere di slegare ogni rancore e sciogliere il ghiaccio dal cuore, mi sarei abbandonata al ricordo di un tempo passato che esigeva l’onore per il femminile, mi sarei donata a Dio non permettendo alle ferite di disperdere la luce.
Il mare quella sera era calmo, il vento accarezzava la pelle come una piuma leggera, mi avvicinai al bagnasciuga e battezzai i miei piedi nell’acqua argentea.
Chiesi di essere benedetta per i miei talenti, per il mio potere di creare attraverso il cuore e per la mia forza di  non cedere allo sconforto.
Chiesi di riuscire ad ascoltare sempre la mia vera voce e di esserle fedele sempre.
Quella sera mi sposai con me stessa, promettendomi di non tradirmi più.

Da quell’unione nacque la mia Pace.

P.

sabato 27 dicembre 2014

Necessity not virtue was the beginning of my spirituality

Questa è una frase scritta da Julia Cameron, nel suo famoso testo "La via dell'artista" un libro che come altri ha fatto parte e continua  a far parte della mia libreria e crescita personale, un testo che consiglio vivamente a tutti poiché attraverso degli esercizi si ha la possibilità di lavorare sui vari blocchi che non ci permettono di vivere creativamente e fare quello che ci piace e per cui siamo portati.
A volte si crede erroneamente che la spiritualità sia fare yoga 2 volte a settimana e leggere libri new age.
Anche io pensavo fosse figo essere spirituale fino a che non ho scoperto che:

A: Non avevo scelta.
B: Non è figo. E' necessario.

Se avessi potuto farne a meno sinceramente parlando lo avrei fatto, mi sarei risparmiata un sacco di fatica, il mio essere spirituale non ha niente a che vedere con la virtù, non sono una virtuosa neanche per niente, ero una persona molto teorica fino a che non ha scoperto che la teoria viene dopo la pratica nel momento in cui si devono pagare le bollette se vuoi continuare a cucinare.
Credo che la persona pratica sia più spirituale di tanti professori...
Ultimamente mi è capitato di trovare bellezza in un carpentiere, un fabbro e un giardiniere e tanta banalità nei professori.
Teste piene di nozioni che sanno rispondere a tutte le domande tranne a quelle che davvero contano.
Perché non lo sanno. E non lo sanno perché non osano guardarsi dentro, in quel buio, dove forse scoprirebbero che senza tutte quelle informazioni valgono meno di niente.
Io per necessità mi trovai a dover fare un percorso, un percorso doloroso che porta all'apertura del cuore e alla presa di responsabilità, un percorso che man mano che si va avanti ci si spoglia di tutto ciò che non serve. E nudi si rimane ad attendere di rinascere.

E quando si rinasce ogni volta, mentre impari  a camminare devi ricordare a te stesso che puoi sempre cadere ma stavolta farà meno male poiché hai imparato a rimediare.
Quando ad un certo punto la scelta è fra vivere e morire, scegliere la spiritualità non è un atto di coraggio ma di disperazione.
All'inizio per me è stato un aggrapparsi alla vita.
Sono contraria a chi spinge le persone verso guru e maestri e non perché il mio percorso è stato battezzato dall'arcano senza nome per gran parte del tempo ma perché è in solitudine che si può sentire meglio la propria voce, perché nel gruppo viene meno l'individualità che deve essere scoperta affinché il viaggio sia personale e funzionale all'individuo stesso che porterà nel mondo la sua propria fiamma e non quella di un "capo" congrega.

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.
                    Henry David Thoreau



Non lasciate che qualcun altro succhi via da voi la vita, non date nutrimento a chi non vi ama, a chi non vi rispetta e se lo fate domandatevi perché e aiutatevi, non fermatevi a giocare il ruolo di vittime, assegnatevi quello di protagonisti e riscrivete le battute.
Le persone non possono farvi nulla di quello che vogliono a meno che voi non diate loro questo potere, Affinché questo accada, bisogna prendere consapevolezza del proprio potere personale. 
Queste persone spesso sono benedizioni, perché ci danno modo di destarci dal nostro sonno.
Forse il tuo percorso di vita era quello di ritrovare la fiducia nelle tue capacità e imparare a farti rispettare?
Forse in fondo glie lo hai inconsciamente chiesto di calpestarti?
Poniamoci domande e restiamo curiosi. Attenti.

Oh me, oh vita!
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d'infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita!

Risposta

Che tu sei qui,
che la vita esiste e l'identità.
Che il potente spettacolo continua,
e che tu puoi contribuire con un verso.
Quale sarà il tuo verso?!

Buona rinascita a tutti.

Che cosa vi tenete di questo 2014? Che cosa lasciate andare?

Io mi tengo il coraggio di aver tenuto duro nonostante le difficoltà, mi tengo l'amore che ricevo dalla vita, l'amicizia delle persone vicine e lontane, il perdono verso le mie debolezze, la capacità di piacermi così come sono e di apprezzarmi nei momenti difficili.

Lascio andare chi mi ha usata e presa in giro per compensare il suo dolore.
Lascio andare il peso di dover compiacere qualcuno per paura di non essere abbastanza, lascio andare tutto ciò che non è più benefico per me.

Ringrazio comunque per ogni sfida, ogni occasione di conoscermi sempre più  a fondo come donna.

E a tutte coloro che sperano in un amore nel 2015 dedico queste parole del mio amico Gabriele e ricordate che l'amore quello vero vi vuole bene non vi tratta male, non si vendica e se state male non vi chiede di spegnere la luce e non rompere perché la mattina deve andare a lavorare...ma viene ad accarezzarvi e a dedicarvi spazio e tempo, delle occhiaie la mattina dopo se ne frega, l'amore quello vero non ha tempo per le scuse, trova sempre una via per venire ad abbracciarvi, l'amore non vi pugnalerà alle spalle mentre aspettavate un ritorno, l'amore non gioirà nel vedervi singhiozzare di terrore, l'amore accoglie, protegge e fortifica...vi auguro di cuore di trovare l'amore amiche mie.
Un abbraccio

In Amore vince il più debole :)

Il mio maestro di judo, che era un vecchio campione olimpionico, m’insegnò una regola fondamentale. Tra due lottatori non vince il più grosso e forte, ma quello con la tecnica più raffinata. Da ciò trasse una legge fisica: «più sono grandi, più forte fanno il botto». Ricordavo questo insegnamento oggi, a una consultante: una donna che in questi pochi mesi ha compiuto un incredibile cammino di consapevolezza e accettazione, di comprensione e amore. Quando l’ho conosciuta, era una signora con gli occhiali, che pareva intenta a nascondersi dalla vita, perché quando bussasse a lei trovasse occupato. Oggi è una grande donna, piena di bellezza e di energia, di futuro, forza, trasformazione. Ha buttato gli occhiali e vede benissimo, sia con gli occhi che con il cuore. Si è liberata di una relazione/espiazione ed è tornata a respirare.
Le persone molto insicure e infantili tendono ad attrarre amori terapeutici, infermieristici, incastrando malcapitati amanti-genitori in un gioco incessante di fuga. Per definizione, essendo dei bambini bisognosi, non scelgono. Sono perenni «amici», afflitti dall’incapacità d’innamorarsi, di compromettersi, coinvolgersi, assumersi responsabilità, fare dei progetti, condividere un destino. Imprigionati in un eterno, frustrante, inestinguibile quattordicesimo anno di età. Non gli pare vero che una persona sia caduta nella loro tela, che si accontenti di quel nulla che danno, fornendo in cambio amore costante, protezione, abnegazione, comprensione, energia di qualunque forma e livello, nutrimento. Hanno i minuti contati: l’incantesimo durerà poco e quell’altra persona si accorgerà che nel mondo esistono miliardi di occasioni migliori, individui che saprebbero anche dare, con cui la vita non sarebbe un’uniforme e insopportabile rottura di scatole. Così, iniziano a minare la fiducia dell’altro, a esaltarne difetti, mancanze, debolezze, a rendersi, per quanto teoricamente impossibile, fondamentali. L’altro, per amore, ignora che una persona amata possa mentire e comportarsi da autentica carogna; inizia così a farsi distruggere intere porzioni del proprio territorio, a credere in quelle fandonie, a chiudersi sempre di più in uno spazio piccolo, angusto, terrificante. Identico al tipo d’amore che l’altro sa dare. Una vera tortura. S’indebolisce progressivamente, centimetro dopo centimetro, fino a perdere il senso della vita. Ma, in profondità, resta sempre il più forte. Quello che ha in mano la situazione, anche se non se ne accorge. Che può decidere da un momento all’altro di far saltare questa finzione e tornare alla vita con pienezza e gioia. Allora, torniamo all’insegnamento del judo. Quelli che sembravano i più forti, sprezzanti, sempre giudicanti, apparentemente indipendenti (fregarsene dell’altro non vuol dire non averne bisogno, anzi…) si rivelano fragilissimi. Svelato il loro atroce bisogno di amore, sono nudi e precari, come dei neonati sul fasciatoio, alla mercé di un mondo grande e «cattivo». I più deboli, che si lasciavano tiranneggiare fino a qualche ora prima, divengono giganti, chiudono la porta e sono d’un tratto liberi. Dopo qualche mese o qualche anno, ripenseranno alle ore più oscure del loro passato di martiri d’amore, sentendosi come se avessero scampato un funesto naufragio o, semplicemente, come se quella fosse la vita di qualcun altro.


Beliefs are  beliefs. They are not facts. Change beliefs. 

P.

martedì 4 marzo 2014

Quando un serpente vuole attraversare un fiume, per quanto profondo esso sia,si immerge nell'acqua, consapevole che ce la farà.

"E cosa deve fare una donna per essere iniziata?"

"Deve ritornare all'utero della Pachamama (Madre Natura) e immergersi nell'oceano della vita. Lì dovrà entrare in contatto con la propria intimità e in armonia con gli elementi simpatici: la terra e l'acqua. Solo così lo spirito potrà manifestarsi. Dovrà imparare a sovrapporsi al dubbio, al timore, al dolore, alla paura, alla disperazione, alla stanchezza, al fastidio, alla frustrazione, alla disillusione. Grazie alla preparazione ricevuta imparerà a vedere e a sentire nell'oscurità, a capire se è il momento di pazientare oppure quello d'agire e, non appena i suoi sensi l'avviseranno dell'esistenza di un pericolo imminente, saprà affrontarlo facendo ricorso alla sua prudenza, alla sua saggezza, alla sua calma e alla sua serenità. E quando finalmente sarà riuscita a superare quasiasi tipo di pericolo, allora imparerà a viaggiare nel tempo e nello spazio. Imparerà a viaggiare andando avanti e indietro dall'infinito perchè il tempo e lo spazio sono contigui e non divisi e, cosi facendo, visiterà piccoli e grandi mondi lontani. Potrà anche attraversare lo spazio interiore, penetrando nella mente degli altri e anticipando così gli eventi. E così, mentre una persona comune si sta avviando, la vera donna è già di ritorno: era così che le nostre ave viaggiavano nel tempo e nello spazio.



...Ma, per poter cominciare la sua iniziazione, la donna, doveva prima superare una serie di prove che mitigassero il suo carattere per poter quindi imparare, nel Tempio, a controllare a poco a poco il proprio corpo e la propria mente. Di tutto quel percorso, la lotta più grande che doveva affrontare era quella del controllo della mente. Li dentro era continuamente assalita da paure e dubbi: doveva imparare ad avere fede, perchè chi non ha fede in se stesso è perduto...


"La Profezia della Curandera" è stato uno degli ultimi libri che ho letto, personalmente lo consiglio a tutte le donne così come consigliai nel passato "Donne che corrono coi lupi".
Sono testi magici, dal potere inesauribile di distillare forza per la donna pronta a donare se stessa per ritrovarsi, come la Psiche, come la cara Kantu come altre eroine, le donne perdono forza e coraggio dando retta a paure e incertezze, questi testi spronano l'anima selvaggia che è racchiusa in ognuna di noi, quella che non si vuole adattare, quella che vuole creare.
Dovrete essere disposte a mettere da parte tante idee false sulla "creazione", sul "sesso", sull' "amore"... 
Quante alla parola sesso collegano peccato piuttosto che creazione ad esempio?
Lilith, la prima moglie di Adamo colei che lo "cavalcava" che venne scaraventata tra i demoni è dentro ognuna di noi.
E' Lei la Luna Nera che ci soccorre nel dolore, è Lei che viene a ricomporre i pezzi del nostro corpo dilaniato dal rifiuto dell'uomo, è Lei che ci trasforma in maghe potenti, che ci fa assaporare il sesso, che crea alchimie e incanti, che ci sostiene e ci rende fiere della nostra femminilità, del nostro lato nascosto dietro un velo di buio...è Lei l'incantevole figura che dentro di noi si cela fintanto che non la si reclama, è lei la forza prorompente della cascata, l'intrepida senza paura, lo sguardo fermo sugli occhi del serpente ad ammaliarlo a farlo Suo, è Lei che non teme la cacciata perché sa che può viaggiare nel tempo attraverso la nostra oscurità.
E in quel buio essere faro per ritrovare la nostra vera natura di Essere meraviglioso, sfaccettato, brillante.
E' lei che da sapore alla vita, la donna serpente che ha vinto "il male"...
Ci hanno fatto credere nella cattiveria della Donna perché potessero avere il controllo sul nostro potere che sapevano grande.

La voce della donna serpente, allora, risuonò nelle sue orecchie:" Sarai sufficientemente forte e padrona di te stessa da poter affrontare qualsiasi prova?
Lei fece di sì con la testa. "Allora avanti. Sei arrivata a un punto dal quale non si può più tornare indietro. Domani cominceremo le prove per farti diventare una vera donna" disse la curandera. 
Fu così che Kantu offrì anima e corpo all'ignoto; sapeva che non sarebbe più potuta tornare indietro nemmeno se lo avesse voluto, ma era decisa ad arrivare fino in fondo, anche a costo di morire...

Perchè solo la donna è in grado di usare il suo cuore stillando amore. Sono molte le donne che si sono sacrificate per amore di un uomo, dei figli o della comunità: ricorda che per ricevere bisogna dare. Se dai amore, riceverai amore. L'uomo, a differenza della donna, non può capire queste cose perchè la sua mente e le sue vibrazioni spirituali non possiedono la sensibilità necessaria per percepirle; la donna, invece, sa che l'amore è il fondamento sul quale si basa l'esistenza della società...

P.






mercoledì 15 gennaio 2014

La via

Ultimamente ho scritto di getto, non curando minimamente l'aspetto stilistico del testo,chi mi segue noterà sicuramente che gli ultimi post sono più un vomito autobiografico di una distorta percezione di realtà vissuta che un arricchimento.
Ma ho promesso a me stessa di non giudicarmi,probabilmente le cadute di "stile" fanno parte di un percorso. 
Non ho mai avuto le idee chiare,alla domanda:"cosa vuoi?" solitamente rispondevo con cosa non volevo o stavo zitta perché non lo sapevo.
Ad un certo punto scopri una strada pensi che potrebbe piacerti ma poi inizi a perderti...un pò quello che scrive il caro Sibaldi: 

Ognuno comincia, prima o poi, a trovare la sua «via»,
cioè la sua personale direzione nello scoprire,
nel decidere, nel desiderare.
Ma la perde subito, se pensa di averla capita,
di averla ben chiara davanti a sé.
Una «via», infatti, modifica continuamente chi la percorre.
A ogni passo lo sorprende: gli cambia il mondo.
Così, paradossalmente, si è davvero su una «via»
quando si sta andando verso non si sa dove,
fiduciosamente,
e tutto intorno ti aiuta ad andare sempre oltre.
È ovvio che occorre coraggio.
E il coraggio ogni tanto è difficile,
ma è molto meglio della rabbia sorda di chi si è fermato
o si è perso
e non lo sa
e litiga per aver ragione,
perché ha paura.

Igor Sibaldi

Viene descritto bene lo stare nel flusso, non ha più senso quindi arrivare alla meta ma la meta diviene il viaggio stesso, l'esperienza, lo stare lì, la presenza.
Qualcosa viene trasmutato attraverso l'essere semplicemente presente e sveglio.
Non esistono più scelte sbagliate o giuste, non c'è un punto di non ritorno, c'è solo l'alternativa che si modifica ancora per offrire nuove visioni, nuove aperture, è una crescita comunque, sempre.
Non può accadere che uno si sbagli perché l'errore diviene inconcepibile all'interno di una struttura esperienziale, tutto è solo prova, percorso, scoperta.
Un accorgersi delle innumerevoli potenzialità dei nostri desideri, del nostro profondo.
E' quello che sta accadendo a tutti ormai, non c'è nessuna sicurezza c'è solo un andare.
Quelli che consapevolmente se ne sono resi conto affrontano tutto ciò con lo spirito dell'avventuriero, quelli che non sono consapevoli di ciò passano la vita a scappare da loro stessi impauriti. E' solo una questione di punti di "vista" o meglio: c'è chi vede e chi no.
La grande chance che questa situazione ci offre è quella di poter essere finalmente noi stessi alla massima potenza. Dopo aver passato la vita a pianificare di compiacere tutti stando male, ora abbiamo la possibilità di toglierci la pelle d'asino e mostrare la nostra principessa a tutti con la pace nel cuore di chi sta imparando a scegliere per sé.
Non si dovrebbe aver paura di mostrare la verità, perché lo scopo ultimo della verità è quello di essere rivelata, noi siamo i portatori della verità, ognuno di noi con il suo dono sta dando modo al mondo di co creare una realtà altra: autentica, coraggiosa, bella.
Fintanto che non sappiamo qual'è il nostro dono giriamo in tondo alla ricerca del tesoro nascosto che ci renderà ricchi. Si! Perché quel dono è l'unico che applicato ci aprirà le porte della ricchezza: attiri ciò che sei, chi sei? Cosa sei venuto a fare? Quando eravamo piccoli lo sapevamo ma ce ne siamo dimenticati.
Nella spontaneità del bambino, la verità del suo talento affiora. Quei primi anni di vita sono quelli in cui il Divino potenziale si esprime per concretizzarsi nel cammino dell'adulto. Se questo viene rimosso, dimenticato, passiamo la vita a soffrire perché non riusciamo a capire quale spazio è il nostro di diritto, quale il nostro scopo, la nostra missione, il nostro regalo da portare all'umanità.

Quella donna guardandomi con i suoi occhi azzurri mi disse:
"Non farti scudo della aggressività per difendere la tua gentilezza che senti usurpata. 
Essa ha in realtà un potere più grande del ferire: guarisce.
Il tuo dono è quello di trasmettere la conoscenza,l'insegnamento è la tua via. Insegna agli altri quello che hai imparato, quello che nel cuore senti di poter far uscire dalla voce, dalle mani..."
In quel momento ebbi un ricordo che avevo sepolto nel dimenticatoio delle aspettative altrui;Avrò avuto sei anni e "insegnavo" alle piante sul balcone: trasmettevo loro quello che durante la giornata avevo imparato.
Mi resi conto che facevo questo da piccola, che ero in realtà un canale, sono sempre stata un canale di trasmissione e all'altro facevo arrivare sempre il messaggio più giusto per lui o lei in quel momento.


Avevo ritrovato il mio spirito gemello: quello per cui le persone vanno girando tutto il mondo, la loro missione, il loro dono da portare nel mondo.

Mi sentii in pace, come se un pezzo di me stesse ritrovando la finalmente la strada di casa.
Sapevo ora cosa ero venuta a fare qui, il talento è qualcosa che non si sforza di venir fuori, c'è, è come l'amore, c'è sempre anche quando credi che non ci sia, hai solo una benda sugli occhi e non lo riesci a vedere.
Non puoi più sbagliare quando sai cosa sei venuto a fare, capisci che non ha importanza quel lavoro o quell'altro, capisci che ha importanza solo che tu faccia la tua parte e scelga ciò che ti rende felice, che se non senti dentro niente, devi dirigerti altrove. Comprendi anche che le persone che ti hanno ferito lo hanno fatto per il tuo bene per poterti spingere ad essere te alla massima potenza, ad essere colui/colei che eri destinato/a ad essere, alla forza che ora ti apre tutte le porte, alla fiducia che ti rende leggero e semplice ogni passo, che armonizza il tutto e ti nutre con tutto ciò di cui hai bisogno al momento giusto.
Capisci che non servono più giustificazioni perché non c'è più nessuno da compiacere e aprendo le braccia ti apri all'Universo nell'umiltà della tua verità.



Ora ti confiderò la Prima Regola. E’ estremamente importante e non devi dimenticarla. Si tratta di questo: qualunque scelta che fai nella vita, dalla più importante alle decisioni più insignificanti di ogni giorno, deve essere verificata in modo consapevole. In tal caso, devi chiederti se essa soddisferà cinque attributi fondamentali. Se anche uno solo di essi è assente, devi cercare in un’altra direzione. In questo modo troverai sempre il sentiero giusto. Questi cinque attributi sono verità, bellezza, salute, felicità e luce.
"La Sciamana" di Olga Kharitidi


Fa che ogni tua scelta amico/a mia soddisfi questi attributi, anche se avrai paura non arrenderti, non scegliere per codardia, aspetta, ritrova il tuo centro, respira e scegli con coraggio la tua via. Sempre.
Con Amore, 

Pamela


In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10.12-14


Siate come bambini che non si stancano di chiedere quello che vogliono con tutta l'anima e non scendono a compromessi perché non hanno alcuna paura!

domenica 13 ottobre 2013

Il guerriero

Solitamente per me il momento culminante la scelta tra una direzione e  un’altra è sempre stato quello in cui non ti importa più di avere ragione.
Quello è sempre stato per me l’attimo più chiaro, la resa che mi ha portato a scegliere senza rabbia e senza rancore una strada. Il prendere coscienza che amare un uomo significa non volere che quest’ultimo si snaturi per te spingendolo in un verso piuttosto che un altro è l’atto d’amore più estremo nei confronti di un essere umano.
Non è morire per qualcuno che dimostra quanto teniamo all’altro, bensì quanto desideriamo per lui una vita meravigliosa. Non mi importa più di possedere le persone da quando so che non posso perderle.
Arrivare a sperimentare una comunione con l’altro in modo così profondo e sottile non è immediato, si deve lavorare costantemente su se stessi, rinunciare a voler vincere una gara facendo spazio alla comprensione e a un essere più grandi di ciò che si crede tenendo in pugno l’altro attraverso ripicche e sensi di colpa. Questo non solo è un atto eroico bensì divino. Ammirare nell’altro il suo cercare attraverso un comportamento di farci bruciare ciò che dentro di noi non si è ancora trasformato in oro è il primo passo verso la direzione della crescita spirituale.
Un vero guerriero sa quando deve deporre le armi, stringersi attorno al fuoco, nutrirsi e fare l’amore.
Un vero guerriero non è colui che domanda vendetta, è colui che risponde giustizia.
Un vero guerriero è capace di uccidere senza pietà, perché sa che quando il ramo è secco se non verrà tagliato, tutta la pianta ne risentirà.
Un vero guerriero dunque uccide. Si, uccide quando sa che non può farne a meno, che è richiesta la sua mano, la sua voce, la sua decisione per porre fine a una situazione che chiede un nuovo inizio.
Se è richiesta la sua presenza un vero guerriero non si tirerà indietro ma non vi pregherà mai, non perché non crede che non sia efficace, perché lo ha già fatto ed ha capito che non è giusto.
Ha compreso che ognuno deve seguire la sua via e che Dio costruirà un ponte se vorrà far incontrare le persone.
Ha compreso che non c’è ferita che non possa essere ricucita dalla cura e dall'amore e che per quanto grandi siano le sue cicatrici egli non avrà vergogna di mostrarle, perché sono la mappa del suo essere diventato grande.
Lo riconoscerete dallo sguardo il vero guerriero, egli non abbasserà mai lo sguardo per paura, non si tirerà indietro davanti ad un’emozione spiacevole e non difenderà l’orgoglio. Vicino a lui sentirete una grande energia e non si spaventerà davanti ai rifiuti, perché sa che sono solo indicazioni verso strade più adatte a lui.
Forse un giorno, in un bar, prendendo un caffè, vedrete una bambina, con lo sguardo questa vi fulminerà e  inizierà a leggervi dentro, sentirete una grande emozione e vi sentirete confusi, cercherete di difendervi. Tutti coloro che hanno paura si difendono. L’incontro con un guerriero fa quest’effetto: vi sembrerà di temerlo, vi infastidirà forse…ma solo il tempo necessario per arrendervi alla forza del suo amore.




P.

lunedì 5 agosto 2013

Ho visto un angelo nel dolore ed ho pregato fino a liberarlo

Pregate, pregate incessantemente dentro di voi per liberare quell'angelo che grida nel dolore.
Se riusciste a vedere in ognuno l'angelo che è, che si porta dentro sempre, allora non vi arrabbiereste più avreste fiducia nel fatto che sta facendo del suo meglio per voi, sempre e comunque.
Che è lì per insegnarvi qualcosa che avete bisogno di apprendere per poter salire, nel senso di liberarvi, alleggerirvi, volare proprio come l'essere che siete.
Quando soffrite, non scacciate la sofferenza, state lì, nel disagio state lì, arriverà presto la pace perché chi resiste da forza, chi abbraccia la riceve.
Michelangelo Buonarroti disse: "Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo" 
Quando incontrate sulla vostra strada persone dure, non lasciatevi ingannare e ricordate nel marmo si nasconde un angelo, benedite quelle persone e non lasciatevi spaventare, pregate affinché ciò che è dentro di voi possa sciogliere ciò che deve essere sciolto per liberare l'anima.
Rendetevi disponibili alla fiducia, non temete. Così come il sole scioglie i ghiacci, l'amore scioglie i nodi.
Conoscevo una persona, credevo di averla persa, non l'avevo affatto persa, avevo solo dimenticato di vederla per quello che era. 
Quando riconosci il valore non hai più bisogno di mercanteggiare e tutto ti viene dato, quando nutri la fiducia a dispetto di tutto, ogni porta si apre.
Fidatevi, abbiate il coraggio di fidarvi anche quando tutti vi diranno che state sbagliando, non date credito a ciò che non è amore, fidatevi del cuore non delle parole.
La prossima volta che guarderete negli occhi questa persona, sorridete e abbiate fiducia. 
Dando fiducia al buono che è in lei darete fiducia al buono che è in voi. 
Non conosco altro modo per fare dell'amore e di una relazione una meravigliosa opera d'arte.

Grazie

Pamela C. De Logu


Angelo reggicandela Michelangelo Buonarroti Chiesa San Domenico Bologna

giovedì 13 giugno 2013

Silenzio= Vuoto/Pieno

Lo spazio vuoto tra una parola e l'altra crea il senso, la pausa tra una nota e l'altra crea la melodia.

Il silenzio è sempre creativo, è il momento in cui in potenza vive l'espressione ultima, qualunque sia.

Quando resto in silenzio creo il mio mondo, quando parlo lo definisco.

Il silenzio ha quindi la funzione del foglio di carta, contiene l’idea che prenderà vita e nel definirla a parole verrà trasmessa.

Nel silenzio il fiore sboccia, nel silenzio il seme germoglia, nel silenzio il perdono giunge.

Quando sei in pace è perché la risposta che hai scelto è quella che ti è stata data da Dio.

Non fare niente senza prima sentire la pace nello scegliere una strada piuttosto che un’altra.
La pace è la risposta, la felicità una conseguenza, l’amore un diritto, la consapevolezza il risveglio.
Non accettare niente che sia meno di ciò che ami, non accontentarti perché il tradimento si paga con la morte.

La paura è sfiducia, è credere nelle illusioni, negli incubi che hai creato per giustificare il tuo non volerti accettare divino e responsabile per ciò che ti accade.

Ma prima o poi verranno a chiederti il conto.

Volente o nolente.

E’ la verità e le illusioni non possono reggere a lungo, non sarai disilluso, sarai sveglio e allora qualcuno busserà alla tua porta, quello stesso qualcuno che credevi aver perso.
Scoprirai in realtà aver sempre atteso.

Ti sorriderà e a te sembrerà di averlo lasciato solo il giorno prima, lo accoglierai con un abbraccio e gli dirai grazie per aver compreso. Sentirai una profonda comunione.

Ti siederai e comprenderai l’importanza dell’attenzione, saprai cosa dire, come dirlo e cosa fare.
Smetterai di esitare e di avere paura. Per la prima volta agirai. Non sarai lì a difenderti ma a comunicare.

Ti lascerai cadere fra calde braccia non preoccupandoti del giudizio, piegherai il capo non più in segno di sconfitta ma di riverenza.







E lei disse: “Dove sei stato?”

“Ad attenderti” Rispose

“Perché sei qui?” chiese curiosa

“Per riportarti a casa” disse lo spirito dell'amore.

p.

domenica 26 febbraio 2012

La praticità non deve mai venir meno

Una spiritualità che non è pratica non ha niente di spirituale. 
Mi sono accorta che molte persone che si definiscono spirituali sono pressapochisti dal sorriso ebete stampato sulla faccia.
Una storia mi ha colpito profondamente, quella di un maestro che non ama definirsi maestro ma che maestro lo è sul serio: un uomo che ha cominciato dalla terra e che ha mosso i primi passi nella spiritualità mangiando polvere e sangue, vivendo dolori e schivando una vita di colpi. 
Non è importante chi sia, in fondo potresti essere anche tu che leggi...
Quest' uomo si apprestava a fare un lavoro che avrebbe avuto bisogno della sua testa oltre che del suo cuore naturalmente, un noto maestro lo iniziò: gli diede della droga e gli chiese di provare. 
Egli provò, davanti alla notorietà dell'altro quasi sempre ci lasciamo prendere dal dare fiducia con superficialità. Niente da giudicare.
Ma accadde che sotto effetto della droga egli riuscì a restare lucido, si distaccò dalle sue allucinazioni e disse al maestro: "Se un ladro venisse a casa mia ora, io non potrei difendermi e non potrei difendere la mia famiglia" Il maestro gli disse: "Non pensare queste cose o le tue allucinazioni si faranno angosciose". E il vero maestro disse:" Non m'importa, sono allucinazioni, constatavo che questa roba non è pratica, ti confonde se io devo fare qualcosa come difendermi da un ladro o dar da mangiare alla mia famiglia non me lo permette. Non può essere spirituale una roba così. Se io devo dar da mangiare a me e alla mia famiglia, devo lavorare a meno che non voglia fare il parassita. Allora si potrei farlo ma costringerei altri a lavorare al mio posto per mantenermi. Questa non è spiritualità."
Qui termina il racconto...le mie personali riflessioni non devono influenzarvi ma sono dell'idea che c'è più spiritualità in mani che coltivano la terra piuttosto che in mani giunte che pregano, la vita è pratica, siamo qui per evolvere attraverso la vita e non a dispetto di essa...rispettarsi e rispettare l'altro sono fondamenti essenziali del vivere quotidiano. Nessuno può fare il tuo lavoro, nessuno può fare qualcosa al posto tuo.
Puoi scegliere di essere un parassita ma allora attenzione a chi giudicherai poco spirituale solo perché è "solo un panettiere". 
Non è importante quello che fai per vivere, ma ciò che fai per sentirti vivo e se ti rialzi dopo aver preso un gran calcio in culo. L'importante è se ci sei quando c'è più bisogno di te, in qualunque modo. Adesso.








Pamela C. De Logu

sabato 24 dicembre 2011

A me è sempre piaciuto camminare senza meta all'alba...



...Ma adoro allo stesso modo svegliarmi tardissimo e pranzare con un caffè, ho sempre pensato che le cose che mi dicevo fossero sagge ma erano solo comandi acquisiti, ero così certa che in qualche modo sarei sempre riuscita a cavarmela perché in fondo sono intelligente e poi scopri che ti serve a ben poco il cervello se nessuno ti dice che regole nuove ci sono oggi, ad un certo punto anche se non ti senti pronto le regole devi riscriverle tu...è quel cazzo di momento che dici e adesso a chi do la colpa? E sei completamente solo a chiamarti per ritirarti su.


Quando varchi quella porta devi lasciare tutto, ma proprio tutto tranne il coraggio, non c'è attaccamento che tenga perché se scegli di restare ancorato ad un dramma del controllo sei di nuovo schiavo di un'illusione, l'illusione che qualcuno o qualcosa ti renderà felice.


Nessuno ha questo potere, nessuno ti risolleverà dalla polvere se non lo spirito del guerriero che sei sempre stato ma che non vuoi accettare, tu sei colui che ha ucciso e ha dato la vita perché così stanno le cose, non è né giusto, né sbagliato, né buono, né cattivo.


Tutto ha un senso se non si resta preda del panico e se alla minima voglia di reagire, si ascolta e si agisce invece.


Avrei detto di essere migliore di come sono ma non sono né migliore né peggiore, sono quella che sono perché non potrebbe essere diversamente, perché così è.


Non posso pretendere di cambiare l'altro perché è perfetto così, se le cose cambiano lo fanno perché sono arrivate ad uno stadio di tensione tale che la loro natura non può che trasformarsi, degenerandosi o creando altra vita, la pressione può ridurre il carbone in polvere, o può trasformarlo in diamante...


Forse un amico è colui che fa domande non perché è curioso ma perché intuisce che tu hai bisogno di una risposta, forse è quella persona che non ti rinfaccerà mai niente né ti giudicherà mai, che sarà lì a vederti rinascere nuovamente, non farà niente che non sia necessario fare, saprà cosa fare e quando solo se avrà un cuore sgombro dal desiderio di salvarti, ti aspetterà per fare un altro pezzo di strada insieme e condividere la vita che c'è da vivere...qualunque cosa rimarrà imperturbata nel suo sorriso deciso perché chi ha davvero capito che niente può esser posseduto, avrà guadagnato tutto.


Dedico questo post alle persone che hanno toccato la mia vita quest'anno che in un modo o nell'altro hanno un posto nel mio cuore, alle quali auguro loro un Natale autentico, una rinascita nel cuore e nell'Uno.






Grazie






Pamela C. De Logu


mercoledì 14 dicembre 2011

L'arte dell'aiutare



Ci sono momenti nella vita in cui tutto ciò che fai sembra non essere mai abbastanza e nell'inadeguatezza ci si comincia a domandare cosa poter fare perché le cose tornino ad essere in ordine, in realtà le cose sono già in ordine, noi vediamo confusione solo perché non vogliamo vedere che abbiamo creato noi quella "disposizione" con il tempo, con i nostri pensieri, con le nostre reazioni, con i nostri attaccamenti e le nostre paure.

Partire prendendo in esame la disposizione piuttosto che fissarsi su un ordine che vogliamo senza lavorarci su probabilmente indica con minore giudizio quello che è lo schema al quale armonizzarsi.

Volere è potere non è mai vero se non si lavora dall'interno per determinare quali forze hanno collaborato affinché una determinata situazione si creasse.

Questo significa che senza un profondo lavoro "alchemico" di base su noi stessi e senza conoscere i principi che alimentano aspetti della vita universale, non può esserci progresso unificato (materiale e spirituale).

Rileggendo alcune pagine di un libro che mi è stato regalato anni fa da due miei cari amici e che consiglio vivamente: "Il Destino come scelta" di Thorwald Dethlefsen, sono rimasta affascinata dal suo consigliare di seguire l'onda di non opporre resistenza e di andare incontro al proprio destino per compierlo.

La scelta infatti non starebbe nel decidere di cambiare il destino ma di trasformare se stessi in base al proprio destino così da poter ricordare che il nostro fine ultimo è quello dell'unione degli opposti e della crescita spirituale in accordo con l'Universo.

Parla di astrologia e di altri temi che vengono considerati purtroppo spesso come materiale da giornaletti di serie B, il fatto è che li si considera così perché non viene data un'ampia visione filosofico/antropologica come base su cui poggiare una ricerca culturale.

Quando facciamo tanto e non accade nulla o tutto peggiora, forse non bisognerebbe far nulla...quando poi si vuole aiutare qualcuno, forse la cosa migliore sarebbe chiedersi perché lo si vuol fare.

So che suonerà strano, egoista, moralmente riprovevole ma la verità è che noi facciamo le cose per noi, gli altri sono solo un mezzo, il punto è scegliere se questo "mezzo" lo rispetteremo o meno.

Nel rispetto c'è da considerare la rinuncia al fare qualcosa per aiutarli, è possibile agire senza far niente, non significa tirarsi indietro ma esserci veramente, essere attivi e presenti davvero e non spronati ad aiutare per bisogno di approvazione, o sindromi da crocerossine varie.


A questo proposito citerò un bello spunto di riflessione di Lao Tzu sul principio della NON AZIONE:




IL MAESTRO



Riposare nell'azione, non agire,


Insegnare, non parlare,


Davanti a lui, tutti gli esseri sono presenti.


Nonostante tutto, egli si concede a quelli che vengono,


Non possedendoli, li convince,


Senza stringerli, li tocca


Non trattenendosi dopo aver finito il lavoro,


Li lascia liberi.


Pur non rimanendo attaccato a loro


Non viene abbandonato












Quando si sta per fare qualcosa per l'altro bisognerebbe chiedersi: che cosa sto facendo? Perché voglio farlo?


Perché sono convinto che l'altro non sia all'altezza della situazione forse?


Ah! Quanti scopriranno nel voler aiutare, la loro poca considerazione per la forza dell'altro e la loro arroganza di salvatori del mondo...


P.


domenica 16 ottobre 2011

Il sentiero dell'amore di Don Miguel Ruiz



In ogni rapporto ci sono due metà.
Una siete voi e l'altra é vostro figlio, vostra madre, vostro padre, il partner.
Ciascuno è responsabile soltanto della propria metà.
Non importa quanto siate vicini o quanto pensiate di amarvi, è impossibile essere responsabili per ciò che si trova nella testa di un'altra persona.
Non potrete mai sapere cosa pensa l'altro, in cosa crede, quali sono le sue congetture. Non sapete nulla di lui.
Questa è la verità, ma cosa facciamo invece?
Cerchiamo di essere responsabili per l'altra metà, ed ecco perché le relazioni sono basate sulla paura, sul dramma e sulla guerra per il controllo.
Se iniziamo una guerra per il potere, è perché non abbiamo rispetto.


La verità è che non amiamo.

Ciò che scambiamo per amore è soltanto egoismo. Come dei drogati, vogliamo le piccole "dosi" d'amore che ci fanno sentire bene. Se non c'è rispetto c'è la guerra per il controllo, perché ciascuno si sente responsabile per l'altro.

Devo controllarti, perché non ti rispetto.

Devo farmi responsabile per te, perché qualunque cosa ti accada mi farà male, e io non voglio soffrire.


Allora, se vedo che non ti prendi le tue responsabilità, ti martellerò per costringerti a farlo, ma voglio che tu sia "responsabile"dal mio punto di vista, che non è necessariamente quello giusto.