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mercoledì 15 gennaio 2014

La via

Ultimamente ho scritto di getto, non curando minimamente l'aspetto stilistico del testo,chi mi segue noterà sicuramente che gli ultimi post sono più un vomito autobiografico di una distorta percezione di realtà vissuta che un arricchimento.
Ma ho promesso a me stessa di non giudicarmi,probabilmente le cadute di "stile" fanno parte di un percorso. 
Non ho mai avuto le idee chiare,alla domanda:"cosa vuoi?" solitamente rispondevo con cosa non volevo o stavo zitta perché non lo sapevo.
Ad un certo punto scopri una strada pensi che potrebbe piacerti ma poi inizi a perderti...un pò quello che scrive il caro Sibaldi: 

Ognuno comincia, prima o poi, a trovare la sua «via»,
cioè la sua personale direzione nello scoprire,
nel decidere, nel desiderare.
Ma la perde subito, se pensa di averla capita,
di averla ben chiara davanti a sé.
Una «via», infatti, modifica continuamente chi la percorre.
A ogni passo lo sorprende: gli cambia il mondo.
Così, paradossalmente, si è davvero su una «via»
quando si sta andando verso non si sa dove,
fiduciosamente,
e tutto intorno ti aiuta ad andare sempre oltre.
È ovvio che occorre coraggio.
E il coraggio ogni tanto è difficile,
ma è molto meglio della rabbia sorda di chi si è fermato
o si è perso
e non lo sa
e litiga per aver ragione,
perché ha paura.

Igor Sibaldi

Viene descritto bene lo stare nel flusso, non ha più senso quindi arrivare alla meta ma la meta diviene il viaggio stesso, l'esperienza, lo stare lì, la presenza.
Qualcosa viene trasmutato attraverso l'essere semplicemente presente e sveglio.
Non esistono più scelte sbagliate o giuste, non c'è un punto di non ritorno, c'è solo l'alternativa che si modifica ancora per offrire nuove visioni, nuove aperture, è una crescita comunque, sempre.
Non può accadere che uno si sbagli perché l'errore diviene inconcepibile all'interno di una struttura esperienziale, tutto è solo prova, percorso, scoperta.
Un accorgersi delle innumerevoli potenzialità dei nostri desideri, del nostro profondo.
E' quello che sta accadendo a tutti ormai, non c'è nessuna sicurezza c'è solo un andare.
Quelli che consapevolmente se ne sono resi conto affrontano tutto ciò con lo spirito dell'avventuriero, quelli che non sono consapevoli di ciò passano la vita a scappare da loro stessi impauriti. E' solo una questione di punti di "vista" o meglio: c'è chi vede e chi no.
La grande chance che questa situazione ci offre è quella di poter essere finalmente noi stessi alla massima potenza. Dopo aver passato la vita a pianificare di compiacere tutti stando male, ora abbiamo la possibilità di toglierci la pelle d'asino e mostrare la nostra principessa a tutti con la pace nel cuore di chi sta imparando a scegliere per sé.
Non si dovrebbe aver paura di mostrare la verità, perché lo scopo ultimo della verità è quello di essere rivelata, noi siamo i portatori della verità, ognuno di noi con il suo dono sta dando modo al mondo di co creare una realtà altra: autentica, coraggiosa, bella.
Fintanto che non sappiamo qual'è il nostro dono giriamo in tondo alla ricerca del tesoro nascosto che ci renderà ricchi. Si! Perché quel dono è l'unico che applicato ci aprirà le porte della ricchezza: attiri ciò che sei, chi sei? Cosa sei venuto a fare? Quando eravamo piccoli lo sapevamo ma ce ne siamo dimenticati.
Nella spontaneità del bambino, la verità del suo talento affiora. Quei primi anni di vita sono quelli in cui il Divino potenziale si esprime per concretizzarsi nel cammino dell'adulto. Se questo viene rimosso, dimenticato, passiamo la vita a soffrire perché non riusciamo a capire quale spazio è il nostro di diritto, quale il nostro scopo, la nostra missione, il nostro regalo da portare all'umanità.

Quella donna guardandomi con i suoi occhi azzurri mi disse:
"Non farti scudo della aggressività per difendere la tua gentilezza che senti usurpata. 
Essa ha in realtà un potere più grande del ferire: guarisce.
Il tuo dono è quello di trasmettere la conoscenza,l'insegnamento è la tua via. Insegna agli altri quello che hai imparato, quello che nel cuore senti di poter far uscire dalla voce, dalle mani..."
In quel momento ebbi un ricordo che avevo sepolto nel dimenticatoio delle aspettative altrui;Avrò avuto sei anni e "insegnavo" alle piante sul balcone: trasmettevo loro quello che durante la giornata avevo imparato.
Mi resi conto che facevo questo da piccola, che ero in realtà un canale, sono sempre stata un canale di trasmissione e all'altro facevo arrivare sempre il messaggio più giusto per lui o lei in quel momento.


Avevo ritrovato il mio spirito gemello: quello per cui le persone vanno girando tutto il mondo, la loro missione, il loro dono da portare nel mondo.

Mi sentii in pace, come se un pezzo di me stesse ritrovando la finalmente la strada di casa.
Sapevo ora cosa ero venuta a fare qui, il talento è qualcosa che non si sforza di venir fuori, c'è, è come l'amore, c'è sempre anche quando credi che non ci sia, hai solo una benda sugli occhi e non lo riesci a vedere.
Non puoi più sbagliare quando sai cosa sei venuto a fare, capisci che non ha importanza quel lavoro o quell'altro, capisci che ha importanza solo che tu faccia la tua parte e scelga ciò che ti rende felice, che se non senti dentro niente, devi dirigerti altrove. Comprendi anche che le persone che ti hanno ferito lo hanno fatto per il tuo bene per poterti spingere ad essere te alla massima potenza, ad essere colui/colei che eri destinato/a ad essere, alla forza che ora ti apre tutte le porte, alla fiducia che ti rende leggero e semplice ogni passo, che armonizza il tutto e ti nutre con tutto ciò di cui hai bisogno al momento giusto.
Capisci che non servono più giustificazioni perché non c'è più nessuno da compiacere e aprendo le braccia ti apri all'Universo nell'umiltà della tua verità.



Ora ti confiderò la Prima Regola. E’ estremamente importante e non devi dimenticarla. Si tratta di questo: qualunque scelta che fai nella vita, dalla più importante alle decisioni più insignificanti di ogni giorno, deve essere verificata in modo consapevole. In tal caso, devi chiederti se essa soddisferà cinque attributi fondamentali. Se anche uno solo di essi è assente, devi cercare in un’altra direzione. In questo modo troverai sempre il sentiero giusto. Questi cinque attributi sono verità, bellezza, salute, felicità e luce.
"La Sciamana" di Olga Kharitidi


Fa che ogni tua scelta amico/a mia soddisfi questi attributi, anche se avrai paura non arrenderti, non scegliere per codardia, aspetta, ritrova il tuo centro, respira e scegli con coraggio la tua via. Sempre.
Con Amore, 

Pamela


In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10.12-14


Siate come bambini che non si stancano di chiedere quello che vogliono con tutta l'anima e non scendono a compromessi perché non hanno alcuna paura!

domenica 28 luglio 2013

La nuova visione del Sacrificio


Nel mio e-book ad un certo punto parlo di sacrificio, di come questa parola sia stata il leit motiv della mia storia famigliare all'interno di dinamiche logoranti per il piacere.

Wikipedia (che Dio la benedica!) riporta:

Il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, "rendere sacro") è quel gesto rituale con cui dei beni (oggetti, cibo, animali o anche esseri umani), vengono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro, venendo per questo dedicati in favore di una o più entità sovrumane, come atto propiziatorio o di adorazione.

Il termine "sacrificio" ha tuttavia perso, nel lessico comune, quest'accezione religiosa per intendere in generale uno sforzo, la rinuncia a qualcosa in vista di un fine. (Wikipedia)

La vittima sacrificale doveva essere secondo i Greci sempre d'accordo altrimenti non sarebbe avvenuto nessun sacrificio, c'era dunque una volontà consapevole nello scegliere.
Mi viene da pensare all'analisi transazionale dove i ruoli genitore bambino vengono svolti spesso in maniera automatica senza coscienza in un gioco che produce continuamente vinti e vincitori, fintanto che non interviene l'adulto, colui che sa, che guarda avanti.

L'antropologia e le scienze umane mi hanno sempre affascinato, ammiro Gimbutas e il suo lavoro, nei suoi scritti emerge una chiara intenzione di creare un fil rouge che collega nel tempo il paganesimo e il periodo matriarcale alle religioni monoteiste e patriarcali usando come anelli di congiunzione i confronti.

Ciò che torna utile è rendersi conto di come il sacrificio da sempre sia stato un modo di trasformare la fine di qualcosa in un nuovo inizio attraverso la gestualità e la ripetizione di una volontà.

Ma oggi tutto questo come può tornarci utile?

Noi che ci siamo sacrificati nella vita senza che nessuno ci chiedesse se lo volevamo oppure no.
Noi che abbiamo solo seguito i nostri predecessori senza stare a discutere.
Noi che siamo rimasti intrappolati in fitte trame di nodi familiari.
L'unica arma a nostra disposizione è il riappropriarci dell'etimologia vera e propria della parola sacrificio.

Smetterla di proseguire l'opera di altri e scegliere consapevolmente se lasciarci sgozzare oppure dare inizio a un nuovo lavoro che i nostri figli sceglieranno a loro volta di fare o meno volontariamente.
Insegnando loro, non a fare le nostre scelte o quelle che vogliamo facciano, ma ad ascoltarsi nei loro desideri, per prendere la decisione più giusta per loro, non per adempiere all'ingrato compito di soddisfare aspettative altrui.

Noi siamo l'anello di congiunzione tra quello che c'è stato e quello che ci sarà. 
Noi siamo il presente, la possibilità di far nascere l'uomo nuovo. 
Noi abbiamo una grande responsabilità: quella di essere adulti, di interiorizzare il sacrificio.
Ci siamo lasciati sgozzare ora possiamo rinascere a nuova vita, coltivando una forza interiore e una fede incrollabile nel camminare accanto alla morte come un guerriero e guardare all'amore con occhi puliti e cuore aperto capaci di trasformare il piombo in oro.

Noi siamo coloro i quali possono, rendendo uno sforzo di volontà sacro, generare atti di perfetta consapevolezza.



Pamela C. De Logu



mercoledì 17 luglio 2013

Ricordati chi sei...



E poi accadde che sperimentò l’abbandono.

Dio volle così perché lei si volgesse all'interno per l’amore, non fuori.


Si lasciò cadere come una foglia a terra e iniziò a vedere quello che pensavano di lei, mentre Dio da dentro le sussurrava dolci parole, lei le distorceva con cose dette da altri qui e là. Odiò il Suo essere non rendendosi conto che questo, ci mette sempre sulla strada della riconciliazione mai della separazione.Si ritrovò sola a doversi ascoltare, prendersi cura del suo mondo, una madre prima d’esser figlia, una donna non riconosciuta nemmeno da se stessa.Chi era? Chi era adesso? Chi era sempre stata? Ora la domanda doveva esser fatta, ma non più ad un uomo, ad un amico o ad un vicino.Ora la domanda doveva esser fatta nell'unico posto dove avrebbe trovato una risposta: nell'istante interiore di secoli, nel suo cuore, dove era in attesta di esser pronunciata da chissà quanto…Così per gioco salì su un palco, salì e le tremarono le gambe, si guardò attorno e vide il suo nemico più temuto: il giudizio.Ma stavolta non scese, si schiarì la voce e stette.Eccola prender vita in giravolte e sorrisi, in battute e sospiri, eccola la verità che veniva fuori da un sipario.Eccola ad accorgersi di sé.E allora guardando una sua foto dissi:“Tu sei una di quelle donne la cui bellezza è nascosta da un'insicurezza tenace di non essere all'altezza, un'insicurezza che viene zittita in un teatro quando scricchiolano i tuoi passi sul palco della vita e ridiventi tu. Tutti quei personaggi sono parti di te e il loro unico scopo è aiutarti a farti riconciliare con la tua vera essenza: la bellezza.Quando ti dimentichi in fretta di te. Sali lì sopra e ricordati chi sei.”



Ad una cara amica attrice/collega/mamma :)




P.











sabato 27 ottobre 2012

Punto. A capo.

Il punto era che non sapeva ricevere. Il che presupponeva il non saper dare. Non sapeva dare né ricevere. Non sapeva ricevere né dare. Agli uomini.
Era una giovane donna sopravvissuta alla mercificazione del corpo e sulla strada del ricongiungimento con il suo spirito. Non sapeva che cosa fare quando lui la sfiorava, non sapeva cosa fare perché si era scelta l'indifferenza da sempre per non fare i conti con l'impegno.
Un impegno che la terrorizzava perché quando incapace di vedere il fondo non si affidava al suo riuscire comunque a stare a galla. Non si fidava di Dio, non si fidava di lei stessa, non si fidava e basta.
Quando camminava lungo quel viale che giungeva al parco si faceva prima mille domande.
Le mille domande erano quelle che sperava trovassero risposta tra gli alberi di quello spazio verde metropolitano.
Diceva di odiare quel posto. Non era vero. Non aveva mai trovato così familiare un sentiero come quello che la faceva irrigidire, perché era lì la sua più grande prova, quella di saltare nel buio e non pensare a come salvarsi. 
Aveva fatto una scelta? O l'aveva subita? Che cosa doveva fare? Dire la verità? O mentire ancora? La verità è quello che vuole sentire? O è l'ennesima voglia di avere sotto controllo la situazione? Potrebbe accettare di amarmi così? Solo per ciò che riesco ora a vivermi?
Una balbuzie relazionale, questo era, un sentire spastico che a tratti lasciava un vuoto di giorni riempito da innumerevoli niente. Chi era? Cos'era? Un' inevitabile ricerca di equilibrio mal gestita e un urlo soffocato dalla vanità e dalla necessità di apparire ok.
Che cosa avrebbe dovuto fare, che cosa avrebbe dovuto dire a chi la guardava cercando di capire?
 Intrecciava le mani come una bambina indifesa ma non aveva paura del giudizio, sperava in un giudizio, quantomeno avrebbe sentito qualcosa...forse...
Voleva innamorarsi, voleva così tanto innamorarsi, non riusciva mai, così vicino e poi via...non per paura per scelta, ora lo sapeva.
Non avrebbe più perso nessuno. 
Nessuno mai più se ne sarebbe andato via lasciandola sola una mattina senza nemmeno salutare. Lei si sarebbe protetta. Non avrebbe più lasciato che qualcuno potesse farle del male. E così si inventò un rapporto d'amore basato su un'ideale inesistente ma così bello da portarlo avanti come un regista impreparato sui gusti del pubblico tanto da fare un flop gigantesco alla prima uscita.
Si inventò emozioni e attenzioni, nascose a tutti la verità di un'incapacità di vivere secondo quanto era stato predisposto da quel Dio, che non voleva altro che lei riuscisse a fidarsi del fatto che ce l'avrebbe comunque fatta. E che solo una volta riuscita a non avere paura della perdita avrebbe assaporato la riconquista di un amore vero. 
Ma lei aveva fretta di vivere secondo quanto nella sua testa era giusto vivere.
Così testarda e infelice raggiunse la disperazione e perse tutto. Partì con un cuore ferito, tornò senza un cuore. Lo vendette al Diavolo in cambio di un sogno storpio e di poco valore.
 L'anima intanto urlava e lei la zittiva ogni volta lasciando che la voce si affievolisse tanto da sparire.
Poi accadde che Dio intervenne perché Dio non lascia mai che ci si allontani più di tanto dai suoi piani.
Si svegliò in preda al panico, si scoprì donna. 
Si scoprì sola e disillusa. Vide la verità e i suoi occhi si bagnarono. La nuda verità era che non voleva accettare la verità. 
La chiave era dire quello che aveva dentro. Ma era così brutto secondo lei che nessuno l'avrebbe più amata.
Quella sera fece solo un'ultima domanda alla quale non trovò risposta. Prese la valigia e se ne andò.
Viaggiò in prima classe vestita da profuga, piangendo per ciò che non aveva mai avuto.
Un estraneo ad ogni stazione, fumava con lei una sigaretta senza dire una parola, sorridendole, come se sapesse che quantomeno ora non aveva più niente da perdere.
Tutto era di nuovo reale, nulla da inventare e nemmeno più la voglia di farlo.
Ora c'era solo da vivere la difficoltà di vedere, la facilità del sognare non avrebbe portato che altre illusioni da condividere.
Chiese ad occhi chiusi la verità. Ed ebbe tutto ciò che non voleva ma di cui aveva bisogno.
Chiese a Dio: fai tu. E le mandò l'occasione di ascoltarsi attraverso un'eco, di guardarsi attraverso uno specchio. 
E cominciò a fare solo quello che era necessario fare per conoscersi. Non inventarsi.

La verità vi renderà liberi. Dice il vangelo. Forse alcuni non vi riconosceranno ma è un rischio che bisogna correre affinché quelli che vi stanno cercando possano trovarvi.
Non puoi perdere niente di ciò che è tuo. Se lo perdi vuol dire che non era tuo sin dall'inizio.


Pamela C. De Logu