mercoledì 4 febbraio 2015

L' Eco del mare


Ogni sera prima di andare a dormire, restavo a guardare il mare.
Incantata aspettavo di ascoltarne la voce, i suoi consigli, proprio come una figlia aspetta quelli di un padre nonostante li rifiuterà per sfidare l’autorità e nascondere il disagio nei confronti della direzione che viene data da chi, prima di noi, ha sbagliato tutto forse, ma non lo ammetterà mai.
Quella strada che mio padre voleva impormi di seguire, propria delle mie radici, era al tempo stesso estranea al mio cuore.
Quanti sentieri avevo imboccato prima di dar retta ai miei desideri? Quelli della mia anima che stanca voleva solo tornare a casa. Quante volte avevo nutrito il timore piuttosto che la fiducia nel vivere la mia quotidianità, permettendo al conflitto di avere la meglio sulla pace?
Ora che avevo fede nei sentieri tracciati dalla mia volontà, seguivo paziente passo dopo passo lo svelarsi della mia realtà.
Quello che mi faceva sentire viva era avvicinarmi al sogno che avevo di me stessa e della mia vita, rendendo reale attraverso l’attesa e la paziente fiducia nel desiderio, quello che per altri era solo un vaneggiamento.

“Per quanto tempo dovrò aspettare?” Chiesi sotto il castagno a Vera, una sciamana di sessantacinque anni.
“Il tempo non esiste bambina, è un’illusione, punta a quello che percepisci come uno spazio di separazione tra te e lui e osserva” rispose.
“Non capisco. Cosa intendi?”
“Che quando sarai pronta, tutto si manifesterà secondo i tuoi desideri. Ma tu non sei pronta. Non riesci a vedere. Sei nella dualità. Stai imparando grazie a tutto questo ad amare, la vita ti sta insegnando ad aspettare senza ansia, a viverti l’amore senza paura. Tu hai ancora paura non è vero?” Sembrava leggermi dentro. “Paura di perdere. Sappi che non possiamo perdere niente di nostro. Tu vuoi crederci ma il crederlo non serve, devi sentire che è così. Saperlo. Quando lo saprai, non avrai più bisogno di spiegare niente e tutto ti verrà dato.”
Era vero. Avevo paura e quelle parole non calmavano la mia ansia.
“Finché ti percepirai separata da Lui, seguirai la via della separazione, siete Uno, quello che ricevi, è ciò che stai dando.” Bevve un sorso di Tè e si ritirò nella sua stanza.
Avevo incontrato Vera nel bosco vicino alla cala dove abitavo da più di un anno ormai. Nessuno sapeva niente di lei eppure tutti la consultavano per i loro piccoli e grandi problemi.
Le persone del luogo la chiamavano “la strega”, era una di quelle donne che hanno una luce particolare negli occhi, quella luce che non puoi evitare perché arriva dritta al cuore e fa saltare tutte le tue bugie.
A chi riesce a vedere non si può dire niente di meno della verità, i suoi occhi erano come uno specchio davanti ai quali si era nudi.
Stanca di prendermi in giro avevo deciso anche io di affrontarmi specchiandomi nella sua limpidezza.
Volevo placare le mie pene d’amore, ma quello che Vera dava non era un sedativo, era la cura.
“La cura viene da Dio soltanto, il resto è un’illusione” iniziò mettendomi una mano sul cuore.
“Dove sei?” mi domandò
“Sono qui” dissi
“Adesso si” rispose sorridendo
“Dio è solo nel presente, qui e ora, non esiste nient’altro che questo istante, sentilo. Affidati.”


Parlava affascinando i miei sensi, la sua voce era ipnotica, calda mi guidava in un viaggio alla scoperta delle ferite rimaste scoperte che chiedevano attenzione.
“Il tuo cuore soffre, non lo ascolti mai vero? Perché non ti fidi? Forse perché ti hanno detto che ti ingannerà? Il cuore non mente mai. Tienilo presente sempre. Ogni volta che devi fare una scelta, chiedi al cuore, lui saprà cosa fare. Sa sempre dove andare anche se tu non ne hai la più pallida idea. Lascia che ti conduca attraverso la bellezza. Devi imparare a fidarti. Questo è il tuo compito.”
Ascoltavo e sentivo girare la testa, il cuore sembrava commosso di essere finalmente preso in considerazione. Le lacrime mi rigarono il viso e iniziai a singhiozzare.
“Il singhiozzo rivela una sofferenza antica lascia che affiori, ha bisogno di tornarsene a casa”
Ora potevo udire la sua voce, il mio cuore anelava a un’intimità profonda, a riti perduti che contribuivano al mantenimento della mia sacralità come essere vivente e come donna.
Persi nei secoli, i richiami di un passato in cui la venerazione della mia femminilità era tramandata mi circondava di un calore sublime. Vedevo altre anime come me danzare intorno ad un fuoco, estasiate di gioia, nutrite dal rispetto per la loro condizione di portatrici di vita.
Tutto ciò era andato perduto nella paura, lasciandoci nella desolazione della debolezza piuttosto che forti di una protezione per i doni che dispensiamo come la primavera.
Era questo ricordo che mi faceva male far affiorare, un ricordo di autentica dolcezza e rispetto per la donna, una leggerezza trasformata in banale superficialità dal timore di perdere il potere, barattando la cooperazione con lo sforzo di manifestare un’arroganza debole che si fa scudo di un corpo.
Dall’ammirazione per la delicatezza e le differenze alla paura della nostra forza sottile: quella della dedizione, del coraggio di abbandonarci completamente a Dio, di non aver paura di morire e rinascere nel ciclo della vita, come la luna, come le stagioni, certe che la terra accoglie e il cielo restituisce.
Ecco le vere custodi della saggezza, ora cieche, ora impaurite relegate a ruoli da una storia che condanna e giudica piuttosto che aprire varchi.
 Una storia che ha diviso per non far crescere i fiori, perché troppa bellezza a chi baratta l’amore con la paura da fastidio.
Nelle mie visioni un’anziana donna venne avanti, aveva i capelli lunghi e le mani giovani.
Teneramente iniziò a parlarmi: “ Tu hai tradito la tua verità perché pensavi che qualcos’altro potesse renderti felice. Hai scambiato ciò che di più caro avevi con delle biglie di vetro, credendo fossero oro hai provato a rivenderle e ti hanno dato 4 soldi. Delusa non hai capito perché. Ora lo sai. Il bene più prezioso ha valore solo se lo si dona. Quello che fai non ha importanza se non come. Le tue mani hanno il potere di guarire, la tua voce di sussurrare al cielo i desideri del cuore e i tuoi occhi di vedere cosa si cela dietro le illusioni”
Sentivo le mani di Vera spingere sul petto, non riuscivo a muovermi, volevo svegliarmi ma qualcosa mi teneva lì come se ancora dovessi sapere.
La donna della visione continuò: “Aspetti colui che viene dal passato, ebbene sappi che non tornerà, perché egli non esiste più, ti stai concentrando sulla mancanza più che sul desiderio e così allontani. Non puoi avere chi non è più per te, ma puoi far giungere chi stava aspettando il tuo permesso ad entrare nella tua vita.”
 Piangevo e non comprendevo le sue parole ma qualcosa mi diceva che dovevo restare a sentire, quella donna aveva un messaggio importante per me.
“Tu l’hai dimenticato, ti hanno detto, non è così. Tu non hai dimenticato lui. Hai dimenticato te stessa e così lui adesso ti ricorda questo con la sua assenza, ti ricorda che ti sei messa da parte e ti sei dimenticata di te.
Non sei mai stata qui. Non hai fatto altro che ricordarti di lui, scordandoti di te. E ora ti chiedi perché lui non c’è. Non può esserci se non ci sei tu. Tu devi prima ricordarti di te. Del tuo valore. Non ti svaluta perché non vali, ma perché credi di non valere. Le credenze hanno fatto di te qualcosa che non sei. Tu non sei questa. Tu sei quello che non credi di poter essere. Tu sei di una bellezza indicibile, il tuo valore cresce con l’acquisizione di potere da parte tua e il potere viene da dentro, dalla tua fiducia nelle tue capacità divine.”
Mi sembrava di danzare in un vortice, qualcosa mi stava sollevando, vedevo i tetti delle case diventare sempre più piccoli, mi abbandonai.
 La visione, da nitida si fece nebulosa, una miriade di goccioline mi avvolse in un fresco abbraccio, scivolai nel buio e mi sentii pesante. Mi risvegliai sul tappeto vicino al camino. Vera fumava.
Nessuna delle due parlò per circa un’ora. Il silenzio sottolineava il cambiamento di percezione avvenuto.
Dopo un pò mi alzai dolorante forte di una nuova consapevolezza, quella che avevo messo da parte per accontentare chi non vedeva altro che la proiezione della sua precarietà in me.
 Avevo assecondato l’insufficienza per non tradire le aspettative di mediocrità di chi  non avrebbe sopportato una crescita né un miglioramento.
Ero un’infedele: mi facevo scudo della fedeltà che riservavo agli altri solo per non vedere le volte che avevo tradito me stessa.
E ora nella semioscurità di una candela Vera mi guardava negli occhi teneramente.
“Dobbiamo passare per il sentiero buio per riuscire ad abituarci alla luce, altrimenti ci accecherebbe.
Abbiamo dimenticato che la luce è la nostra natura e questa dimenticanza è la nostra ombra, non puoi ricordare se non sai di aver dimenticato. La discesa ti mostrerà la risalita per giungere a ciò che realmente sei”
Iniziai ad avere freddo, mi strinsi nel mio cappotto, ringraziai e tornai a casa zoppicando, come qualcuno che cammina tra due mondi.
Non avevo idea di come tutto sarebbe cambiato. Ma sapevo di avere un’opportunità per vivere autenticamente la mia vita adesso. Sapevo che potevo affidarmi al cuore, che niente mi avrebbe negato se lo avessi seguito perché il suo scopo non era di togliere bensì di aggiungere.
Nelle giornate che giudicavo noiose mi sarei ricordata di un tempo altro in cui danzavo sotto le stelle e in quelle fredde, avrei rammentato il calore di un falò e delle mani amiche.
Se avessi sentito parlare di sopruso mi sarei ricordata dell’amore che dentro me aveva il potere di slegare ogni rancore e sciogliere il ghiaccio dal cuore, mi sarei abbandonata al ricordo di un tempo passato che esigeva l’onore per il femminile, mi sarei donata a Dio non permettendo alle ferite di disperdere la luce.
Il mare quella sera era calmo, il vento accarezzava la pelle come una piuma leggera, mi avvicinai al bagnasciuga e battezzai i miei piedi nell’acqua argentea.
Chiesi di essere benedetta per i miei talenti, per il mio potere di creare attraverso il cuore e per la mia forza di  non cedere allo sconforto.
Chiesi di riuscire ad ascoltare sempre la mia vera voce e di esserle fedele sempre.
Quella sera mi sposai con me stessa, promettendomi di non tradirmi più.

Da quell’unione nacque la mia Pace.

P.

mercoledì 28 gennaio 2015

...

Perché è forse questo ciò che conta più di tutto.
Per anni addestrata a riempire un vuoto, ad avere sempre l'ultima parola, ad aggredire per non sentire la debolezza, ad armarmi delle più buone intenzioni per non ascoltare il dolore.
Ho allontanato la tristezza in un bicchiere di euforia, urlato per avere la meglio sulla vita quando la morte era lì a raccontarmi il silenzio.
Forse è questo ciò che conta più di tutto:
Questa piccola lacrima che sfiora il mio sorriso nel momento che mi salta in mente che sono dieci anni che non ti abbraccio, che non litighiamo, che non mi chiami Pamelì...
Forse è questo ciò che conta più di tutto:
Che dopo dieci anni passati senza te, io, di tutto quello che dicevo non ti avrei mai perdonato, nemmeno me ne ricordo più.
Il ricordo più bello che ho e' di quando stavo per sbattere la testa al muro perche' stavo sulle tue spalle a giocare ai cavalieri...
E se cade la neve come ora, mi ricordo di quel pupazzo fatto proprio male da noi due.
Io del resto non mi ricordo, è strano ma quello che conta davvero viene fuori alla fine.
Io dopo dieci anni senza te tocco la terra e mi chiedo se sei tornato dove dicevi che tutti tornano...
E la polvere mi sfugge dalle dita come quella voce che non dimentico.
Forse è questo ciò che conta più di tutto: Sentire nella vita tutta la tua assenza e smetterla di cercare un modo per colmarla, guardarla così com'è, farsi presenza solo alla vista dell'amore che nonostante tutto non se n' è mai andato.

Ciao Papà


sabato 27 dicembre 2014

Necessity not virtue was the beginning of my spirituality

Questa è una frase scritta da Julia Cameron, nel suo famoso testo "La via dell'artista" un libro che come altri ha fatto parte e continua  a far parte della mia libreria e crescita personale, un testo che consiglio vivamente a tutti poiché attraverso degli esercizi si ha la possibilità di lavorare sui vari blocchi che non ci permettono di vivere creativamente e fare quello che ci piace e per cui siamo portati.
A volte si crede erroneamente che la spiritualità sia fare yoga 2 volte a settimana e leggere libri new age.
Anche io pensavo fosse figo essere spirituale fino a che non ho scoperto che:

A: Non avevo scelta.
B: Non è figo. E' necessario.

Se avessi potuto farne a meno sinceramente parlando lo avrei fatto, mi sarei risparmiata un sacco di fatica, il mio essere spirituale non ha niente a che vedere con la virtù, non sono una virtuosa neanche per niente, ero una persona molto teorica fino a che non ha scoperto che la teoria viene dopo la pratica nel momento in cui si devono pagare le bollette se vuoi continuare a cucinare.
Credo che la persona pratica sia più spirituale di tanti professori...
Ultimamente mi è capitato di trovare bellezza in un carpentiere, un fabbro e un giardiniere e tanta banalità nei professori.
Teste piene di nozioni che sanno rispondere a tutte le domande tranne a quelle che davvero contano.
Perché non lo sanno. E non lo sanno perché non osano guardarsi dentro, in quel buio, dove forse scoprirebbero che senza tutte quelle informazioni valgono meno di niente.
Io per necessità mi trovai a dover fare un percorso, un percorso doloroso che porta all'apertura del cuore e alla presa di responsabilità, un percorso che man mano che si va avanti ci si spoglia di tutto ciò che non serve. E nudi si rimane ad attendere di rinascere.

E quando si rinasce ogni volta, mentre impari  a camminare devi ricordare a te stesso che puoi sempre cadere ma stavolta farà meno male poiché hai imparato a rimediare.
Quando ad un certo punto la scelta è fra vivere e morire, scegliere la spiritualità non è un atto di coraggio ma di disperazione.
All'inizio per me è stato un aggrapparsi alla vita.
Sono contraria a chi spinge le persone verso guru e maestri e non perché il mio percorso è stato battezzato dall'arcano senza nome per gran parte del tempo ma perché è in solitudine che si può sentire meglio la propria voce, perché nel gruppo viene meno l'individualità che deve essere scoperta affinché il viaggio sia personale e funzionale all'individuo stesso che porterà nel mondo la sua propria fiamma e non quella di un "capo" congrega.

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.
                    Henry David Thoreau



Non lasciate che qualcun altro succhi via da voi la vita, non date nutrimento a chi non vi ama, a chi non vi rispetta e se lo fate domandatevi perché e aiutatevi, non fermatevi a giocare il ruolo di vittime, assegnatevi quello di protagonisti e riscrivete le battute.
Le persone non possono farvi nulla di quello che vogliono a meno che voi non diate loro questo potere, Affinché questo accada, bisogna prendere consapevolezza del proprio potere personale. 
Queste persone spesso sono benedizioni, perché ci danno modo di destarci dal nostro sonno.
Forse il tuo percorso di vita era quello di ritrovare la fiducia nelle tue capacità e imparare a farti rispettare?
Forse in fondo glie lo hai inconsciamente chiesto di calpestarti?
Poniamoci domande e restiamo curiosi. Attenti.

Oh me, oh vita!
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d'infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita!

Risposta

Che tu sei qui,
che la vita esiste e l'identità.
Che il potente spettacolo continua,
e che tu puoi contribuire con un verso.
Quale sarà il tuo verso?!

Buona rinascita a tutti.

Che cosa vi tenete di questo 2014? Che cosa lasciate andare?

Io mi tengo il coraggio di aver tenuto duro nonostante le difficoltà, mi tengo l'amore che ricevo dalla vita, l'amicizia delle persone vicine e lontane, il perdono verso le mie debolezze, la capacità di piacermi così come sono e di apprezzarmi nei momenti difficili.

Lascio andare chi mi ha usata e presa in giro per compensare il suo dolore.
Lascio andare il peso di dover compiacere qualcuno per paura di non essere abbastanza, lascio andare tutto ciò che non è più benefico per me.

Ringrazio comunque per ogni sfida, ogni occasione di conoscermi sempre più  a fondo come donna.

E a tutte coloro che sperano in un amore nel 2015 dedico queste parole del mio amico Gabriele e ricordate che l'amore quello vero vi vuole bene non vi tratta male, non si vendica e se state male non vi chiede di spegnere la luce e non rompere perché la mattina deve andare a lavorare...ma viene ad accarezzarvi e a dedicarvi spazio e tempo, delle occhiaie la mattina dopo se ne frega, l'amore quello vero non ha tempo per le scuse, trova sempre una via per venire ad abbracciarvi, l'amore non vi pugnalerà alle spalle mentre aspettavate un ritorno, l'amore non gioirà nel vedervi singhiozzare di terrore, l'amore accoglie, protegge e fortifica...vi auguro di cuore di trovare l'amore amiche mie.
Un abbraccio

In Amore vince il più debole :)

Il mio maestro di judo, che era un vecchio campione olimpionico, m’insegnò una regola fondamentale. Tra due lottatori non vince il più grosso e forte, ma quello con la tecnica più raffinata. Da ciò trasse una legge fisica: «più sono grandi, più forte fanno il botto». Ricordavo questo insegnamento oggi, a una consultante: una donna che in questi pochi mesi ha compiuto un incredibile cammino di consapevolezza e accettazione, di comprensione e amore. Quando l’ho conosciuta, era una signora con gli occhiali, che pareva intenta a nascondersi dalla vita, perché quando bussasse a lei trovasse occupato. Oggi è una grande donna, piena di bellezza e di energia, di futuro, forza, trasformazione. Ha buttato gli occhiali e vede benissimo, sia con gli occhi che con il cuore. Si è liberata di una relazione/espiazione ed è tornata a respirare.
Le persone molto insicure e infantili tendono ad attrarre amori terapeutici, infermieristici, incastrando malcapitati amanti-genitori in un gioco incessante di fuga. Per definizione, essendo dei bambini bisognosi, non scelgono. Sono perenni «amici», afflitti dall’incapacità d’innamorarsi, di compromettersi, coinvolgersi, assumersi responsabilità, fare dei progetti, condividere un destino. Imprigionati in un eterno, frustrante, inestinguibile quattordicesimo anno di età. Non gli pare vero che una persona sia caduta nella loro tela, che si accontenti di quel nulla che danno, fornendo in cambio amore costante, protezione, abnegazione, comprensione, energia di qualunque forma e livello, nutrimento. Hanno i minuti contati: l’incantesimo durerà poco e quell’altra persona si accorgerà che nel mondo esistono miliardi di occasioni migliori, individui che saprebbero anche dare, con cui la vita non sarebbe un’uniforme e insopportabile rottura di scatole. Così, iniziano a minare la fiducia dell’altro, a esaltarne difetti, mancanze, debolezze, a rendersi, per quanto teoricamente impossibile, fondamentali. L’altro, per amore, ignora che una persona amata possa mentire e comportarsi da autentica carogna; inizia così a farsi distruggere intere porzioni del proprio territorio, a credere in quelle fandonie, a chiudersi sempre di più in uno spazio piccolo, angusto, terrificante. Identico al tipo d’amore che l’altro sa dare. Una vera tortura. S’indebolisce progressivamente, centimetro dopo centimetro, fino a perdere il senso della vita. Ma, in profondità, resta sempre il più forte. Quello che ha in mano la situazione, anche se non se ne accorge. Che può decidere da un momento all’altro di far saltare questa finzione e tornare alla vita con pienezza e gioia. Allora, torniamo all’insegnamento del judo. Quelli che sembravano i più forti, sprezzanti, sempre giudicanti, apparentemente indipendenti (fregarsene dell’altro non vuol dire non averne bisogno, anzi…) si rivelano fragilissimi. Svelato il loro atroce bisogno di amore, sono nudi e precari, come dei neonati sul fasciatoio, alla mercé di un mondo grande e «cattivo». I più deboli, che si lasciavano tiranneggiare fino a qualche ora prima, divengono giganti, chiudono la porta e sono d’un tratto liberi. Dopo qualche mese o qualche anno, ripenseranno alle ore più oscure del loro passato di martiri d’amore, sentendosi come se avessero scampato un funesto naufragio o, semplicemente, come se quella fosse la vita di qualcun altro.


Beliefs are  beliefs. They are not facts. Change beliefs. 

P.

lunedì 10 novembre 2014

Siate Re! Perché siete Re!

Molti anni fa vidi un film, non ricordo né il film né di cosa trattasse ma una frase mi colpì, in quel momento la memorizzai e non ci pensai più, in questi giorni mi è rivenuta in mente.
In una delle scene, probabilmente un consigliere o qualcuno comunque molto vicino al Re rivela qualcosa e quest'ultimo si rifiuta di ascoltare, allora l'altro guardandolo dice: "Mi fa pena un Re che non sa accettare la verità."

                       "Mi fa pena un Re che non sa accettare la verità"

Un Re guida il suo popolo, un Re prende le decisioni, un Re si assume la responsabilità.
Quante volte invece un Re si mette a fare il suddito? Quante volte il potere dal basso ha la meglio e il Re si lascia confondere poiché non è rimasto sveglio.
Siamo Re ma non lo sappiamo, viviamo una vita da sudditi mentre la nostra vera natura è quella di avere potere. Il potere di, non il potere su. Il potere non di creare gli eventi ma di scegliere volontariamente come rispondere agli eventi: assumendocene la responsabilità o negandola a noi stessi passando poi il tempo a farci pena, ad autocommiserarci.
Abbiamo il potere di immaginare, di agire e invece giriamo senza uno scopo, un'intenzione, colpevolizzando i nostri genitori, la suocera, il politico, lo Stato.
Chi è un Re che non sa accettare la verità?
E' chiunque di noi ancora addormentato nel gioco, e' colui il quale trovando faticoso restare sveglio si confonde con il suo popolo ( emozioni, drammi, blocchi) lasciando che questo prenda il sopravvento, ma non avendo per natura diritto di governare, il popolo non guidato rettamente genera il caos.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà...dice il famoso Matteo

o forse meglio la  "ninna nanna" di risveglio di Mary Poppins :)


State svegli ad aspettar
che la notte scenda giù
che la luna salga su
state svegli ad aspettar.

Tutto il mondo dormirà
mentre svegli noi starem
ed insieme sognerem
sogneremo ancor così
di veder spuntar il dì.

P.

giovedì 23 ottobre 2014

La principessa e il drago

"E' solo una storia!" Disse la ragazza.
"Non è SOLO una storia signorina, è una storia. Le storie sono importanti, è la cosa più preziosa che ci hanno tramandato, tutti noi abbiamo una storia e nessuna di queste è uguale all'altra"
Così la riprese il cantastorie di strada.
L'inverno era ormai alle porte e le foglie cadute coloravano i viali umidi, facendo talvolta scivolare il malcapitato di turno.
"Lei ama vero?" Domandò sorridendo. "Vedo che lei ama tanto signorina e per questo le dico che è sulla strada giusta, continui ad amare"
Rollandosi del tabacco, la guardò facendole l'occhiolino.
"Lui non mi vuole" disse lei, "tutto quello che faccio o dico e' inutile"
Il cantastorie allora si voltò per accendersi la sigaretta, buttò fuori il fumo e rimase in silenzio per qualche secondo, dopodiché le prese la mano e le diede un fiammifero.
"Che significa?" 
"Lei signorina ha bisogno di vedere, le racconterò un'altra storia se vorrà ascoltarmi"
"Va bene" rispose malinconica e fissando il fiammifero nella mano si sedette su uno scalino.


C'era una volta una principessa, la principessa viveva in un castello tetro e buio, questa principessa non era come le altre principesse, non viveva in un castello meraviglioso, viveva in un castello scuro, vecchio e desolato.
La principessa era bella ma lei non lo sapeva perché essendo sempre sola ed essendo sempre buio non poteva vedere.
La principessa però in comune con tutte le altre principesse aveva il sogno di sposare un bel principe.
Ma la sorte si sa, è burlona e a volte ci mette davanti un principe mascherato da ranocchio per insegnarci la lezione più importante: L'amore.
In questo castello nel sotterraneo viveva un drago, il drago dormiva di giorno e di notte andava a visitare la principessa che nel frattempo sognava il suo principe.
Il drago avrebbe potuto sbranarla con un sol boccone ma non lo fece mai, erano cresciuti insieme, da piccoli giocavano spesso, poi un giorno si allontanarono e si nascosero l'uno all'altra pur vivendo nello stesso palazzo.
Ma venne il giorno in cui la principessa si stancò di tutto questo buio, le venne la curiosità di sapere cosa era la luce, ne aveva sentito parlare dai suoi prima che la lasciassero, molto tempo fa ma poi non ci aveva più pensato.
Da qualche tempo però il pensiero della luce era sempre più ricorrente nella sua mente e non sapendo con chi condividere questo suo desiderio, decise di scendere nel sotterraneo e andare a trovare il suo vecchio amico di giochi, non sapeva se l'avrebbe ascoltata, si sentiva un pò in colpa per non averlo più cercato, ma in fondo pensava tra sé mentre scendeva i gradini, nemmeno lui aveva fatto granché per starle vicino...
Così ogni tanto si fermava, faceva qualche passo indietro e poi ritornava a scendere.
Alla fine giunta davanti alla porta bussò.
Non ricevendo risposta, bussò altre tre volte e alla fine entrò.
Il buio lì sotto era ancora più nero e nonostante i suoi anni abituata all'oscurità, per un attimo tremò di paura al pensiero che forse quello lì non era più suo amico e l'avrebbe divorata.
Era cresciuto ormai. Non era più un cucciolo, era un drago.
Ma si fece coraggio e avanzò.
Dal fondo due occhi di giada scintillarono fissandola e una fiammata divorò la stanza.
La principessa riparandosi con la mano urlò e scappò cercando la via d'uscita alle scale.
Salì di corsa piangendo, spaventata per quanto era accaduto, vuole uccidermi pensò e chiudendosi nella sua stanza aspettò che facesse giorno per esser sicura che lui dormisse.
La mattina dopo, la principessa andò in giardino, guardando il cielo sempre grigio e senza sole, si rattristò ancora di più e pianse pregando affinché le giungesse aiuto per godere anche lei della luce.
Così passarono notti e giorni e lei e lui continuarono a scappare l'uno dall'altra, lei iniziò ad avere dei sogni, dei messaggi le giunsero, messaggi di luce, di speranza, nei suoi sogni c'era sempre il sole e non era mai sola, al risveglio però si ritrovava nel solito buio con i suoi pensieri.
Mesi, stagioni passarono, quando un giorno la principessa ricevette questo messaggio in sogno:

Per godere della luce devi accendere il cuore. Dai amore e riceverai amore.

Si svegliò carica di speranza pur non avendo capito cosa fare esattamente.
Dare amore? Non stava dando amore? In effetti si rese conto che era solo triste e impaurita e che non sognava nemmeno più di andare in sposa a un principe. Così pensò tutto il giorno a cosa poteva fare, a come poteva dare amore e comprese che doveva affrontare la sua paura più grande: il drago.
Non l'avrebbe sfidato, non avrebbe avuto alcun senso, l'amore non sfida, l'amore accoglie, conosce e aspetta.
Così per notti intere non dormi, andò nei sotterranei ad osservarlo da lontano, cercando di studiarlo, di vedere come era diventato. Non fiatava, semplicemente stava lì e lo guardava. E più lo guardava e più comprendeva la sua natura e più comprendeva la sua natura meno ne aveva paura e allora una notte lei entrò di nascosto e disse al drago: "non ho paura di te, forse a te non importa più niente di me, ma io non ho dimenticato i momenti belli che mi hai regalato, a me importa di te e non ti ferirò per difendermi se vorrai attaccarmi, sono qui perché fai parte di me e io non voglio avere paura di una parte di me, voglio abbracciarla"
Il drago la fissò e si girò dall'altra parte.
Lei si mise vicino a lui e lo accarezzò per ore, il drago si scostò. 
Così fece molte notti, ogni notte la principessa scendeva da lui per conoscerlo ma lui voltando lo sguardo la trattava con indifferenza.
Ma un brutto giorno la principessa si ammalò, non poté più scendere da lui, lui se ne accorse ma per qualche notte non ci badò. Dopo due settimane, curioso, una notte andò a trovarla nella sua stanza, la principessa stava morendo, le mancava il calore, la luce, non poteva più vivere senza.
Aveva abbandonato la speranza di trovare la luce nel suo mondo, ci aveva provato ma nessuno le aveva dato una risposta. 
Aveva affrontato le sue paure, ma era ancora nell'oscurità, così si lasciò andare allo sconforto e accettò che l'ombra la invadesse completamente.
Il drago vedendo quanto questa piccola donna era in realtà forte tanto da essersi data alle tenebre pur di arrivare alla luce, la guardò teneramente, lei aprì gli occhi e vedendolo lì vicino, ironicamente disse: "Sei qui per divorarmi?" 
"Sono qui per riscaldarti" rispose lui.
Così usò il suo fuoco: non più incendio ma camino. La riscaldò tanto da farla star bene. La amò tanto da trasformarsi in nutrimento per quest'anima amica.
Lei si ristabilì, uscì in giardino e vide per la prima volta i fiori sbocciare.


La morale è che per arrivare alla luce bisogna passare l'ora più buia signorina, ma bisogna mantenere salda l'intenzione.
E colui il quale  è portatore di luce spesso, dovrebbe imparare a dosare la fiamma, farne buon uso.

La ragazza lo guardò assorta nei suoi pensieri, lui spense la sigaretta, le sorrise e la salutò.

"Ma lei non ci pensi poi tanto signorina...è solo una storia"

P.







lunedì 29 settembre 2014

Riflessioni

Nessun incontro è mai un caso.
Incontriamo le persone che ci aiutano in un modo o nell'altro a compiere il nostro progetto di vita.
Ultimamente cercavo di risolvere il mio dramma.
Ognuno di noi ha un dramma. Risolto il dramma si viene promossi. Ho studiato parecchio ma come diceva Gordon Craig: "prima la pratica e poi la teoria" e devo dire che si...si impara più velocemente e in maniera completa praticando, piuttosto che leggendo e ripetendo.
Mi sono così imbattuta in uno dei tanti angeli che ci svolazzano accanto e che non sanno più cosa inventarsi per farsi vedere...
La scusa per avvicinarmi era: ho bisogno di aiuto. In realtà lui stava aiutando me. Mi racconta la sua storia, ognuno di noi ha una storia e ad un certo punto tira fuori il discorso della sicurezza.
Così qualcosa dentro di me risuona. Sicurezza. Cosa significa essere sicuri?
Sapere. Sapere che è così. E quando sai che è così? Lo sai e basta.
In uno dei discorsi ad un certo punto fa capolino questa frase:.. E le donne vogliono sicurezza...
Quelle parole mi scuotono così mi sveglio dal sogno e realizzo che stavo cercando quello: essere al sicuro. Mi guarda e dico: "No. Non è vero...o meglio beh non posso parlare per tutte le donne in generale ma per me ecco, no, io voglio essere amata. E' l'amore che da sicurezza. La sicurezza non da amore." Così mi rendo conto che ho appena ammesso che cosa davvero desidero e perché non riuscivo ad ottenerlo. Stavo cercando nel posto sbagliato. Cercavo l'amore nella casa della sicurezza. Mentre avrei dovuto cercarlo nella casa della libertà e della fiducia.
Attiravo situazioni in cui continuavo a sentirmi insicura perché cercando la sicurezza vibravo sull'onda dell'incerto.
Ma nel momento stesso che ho lasciato andare il volermi sentire sicura a tutti i costi, lì mi sono sentita amore e sto continuando ad attirare situazioni benevole per me.
Cercate prima il Regno, e tutte queste cose vi saranno date...molte persone cercano le cose per arrivare al Regno. Qui sbagliano.
Quando ci sentiamo amati non è perché qualcuno ci ama, è perché noi siamo amore, se noi non fossimo amore, se non fossimo collegati a quella frequenza, potrebbero amarci in 10 noi non sentiremmo nulla. Dipende da dove stai cercando l'amore, se lo cerchi dentro e vai per la strada che ti dice di seguire tutto ti verrà dato, se lo cerchi fuori per paura che niente ti venga dato o che tutto ti venga tolto allora fallirai.
La paura fa sempre la differenza ma l'amore che è universale e paziente ti darà un'altra chance per aiutarti a capire che non c' è  niente da temere se ami. E che LOVE IS THE ANSWER NOT THE QUESTION.
Quando fai domande è perché non sei sicuro, se lo sai non c'è nessuna domanda da fare. E provate a ricordarvi quante domande avete fatto quando semplicemente sapevate che era la persona giusta per voi. Credo abbiate solo agito. Ma se state ancora cercando di sapere  se vi conviene,lasciate stare perché il coraggio non è ancora maturo per sfidare la paura dell'insicurezza e darvi all'amore.
Magari non è ancora  il vostro tempo...

Se è conveniente potrebbe essere sicuro...ma se non lo è, è sicuramente qualcosa di meglio.

Buona Notte

P.
Il passato che non vuole passare è simile a un drago che aggredisce ogni giorno la nostra esistenza, pretendendo sacrifici umani - perché non può vivere, se non divora altre vite.
E l'io spesso obbedisce, quasi senza accorgersene: al drago di un vecchio amore che l'ha deluso dà da sbranare un amore nuovo; al drago di un cattivo rapporto della figlia col padre viene dato in pasto il marito; al drago di una sconfitta subìta in gioventù vengono sacrificate una dopo l'altra le occasioni di successo che la vita continua a produrre.
Così i draghi psichici prosperano, dominano.
Ma ogni volta che te ne accorgi vengono polverizzati, come i vampiri dalla luce del sole.
Poi bisogna solo guardar bene che non si riformino. Non ci vuole tanto.
                    I. Sibaldi

mercoledì 10 settembre 2014

"Chi non crede nei miracoli non è realista" Audrey Hepburn

Ho accuratamente sempre evitato di trattare argomenti quali salute e  malattia.
Ogni volta che ne sentivo parlare fuggivo come una lepre, ma in salita sapete, la lepre fa fatica, è perciò l'unico momento in cui è più facile acchiapparla. E così è stato per me.
Un anno fa circa ero al mare con una mia amica, lei incinta si misura la pressione, io per gioco le chiedo di misurarmela. Me la misura e BUM! Pressione alta per i miei 30 anni, non riporterò i valori, non credo siano rilevanti i numeri quanto piuttosto l'insegnamento che ne derivò.
Presa un pò dal panico cercai di calmarmi respirando di diaframma "riproviamo" dissi, ancora alta...Ok magari è un momento...andiamo in spiaggia...
In spiaggia cercai di non pensarci, bevvi tanta acqua e rimasi sotto l'ombrellone a ripulire...bagnetto, pranzetto, chiaccherata ecc.
La sera ci sarebbe stata la festa di compleanno del mio piccolo nipotino, il primo figlio della mia amica in attesa del secondo splendore, anche mia madre era stata invitata, ci conosciamo da secoli tutti quanti!
Prima che la festa iniziasse chiedo alla mia amica di andare in camera da letto e misurarmi di nuovo la pressione...ALTA!
Cazzo! Mi dico!  e non riesco a nascondere la preoccupazione sul mio viso ai presenti, sono un'attrice e si dice che gli attori dovrebbero saper fingere, in verità il mio regista mi disse un giorno che un vero attore è un libro aperto, per questo riesce a interpretare i ruoli, è genuino nell'espressione.
Più che altro avevo organizzato ormai il mio viaggio per trasferirmi a vivere in un altra città Edinburgo, dove al momento vivo e questa situazione mi arrivava come un tentativo di bloccarmi da parte del destino ( mi sentii scaraventata da responsabile a vittima in un nano secondo) beh iniziai a fare i miei check up di corsa per capire cosa cazzo non andava in me. Niente, niente di niente, SANA COME UN PESCE eppure questa cazzo di pressione continuava ad essere alta!
Il medico in Italia, impaurito mi da delle pasticche per abbassarmela ma sbaglia dosaggio e mi ritrovo a letto senza riuscire ad alzarmi, troppo forte per me.
Finalmente trovo una brava cardiologa e mi propone uno stile di vita sano e attenzione, ricordo che quando disse attenzione mi suonò un campanello d'allarme ma io volevo dormire ancora un pò non volevo un vero e proprio aiuto, ricordate che l'aiuto non è un palliativo, fa contorcere le budella come dice Brizzi, se non siete pronti per l'aiuto non chiedete perché l'aiuto arriverà ma potrebbe non piacervi. Io volevo un palliativo. Volevo rimediare alla situazione senza starci a lavorare su, non ero disposta a prendere la pillola rossa. Presi la pillola azzurra, un dosaggio basso che lei mi diede, per svegliarmi in camera mia e credere quello che volevo. Dormire ancora un pò. A volte non si è semplicemente pronti non c'è nulla di male in tutto ciò. Ma il risveglio è solo rimandato.
Arriva il giorno della mia partenza.
Dopo una settimana la pressione nonostante le pasticche non si abbassa, mi faccio prendere dal panico e torno in Italia, forse ho qualcosa di brutto penso...3000 pensieri iniziarono a frullarmi per la testa, malattie rare che erano state preannunciate da un medico, non avevo fatto alcuni controlli in più e forse lì sarebbe venuto fuori qualcosa pensai.
Così tornai feci i miei controlli e ...niente! Niente! Anzi la pressione sembrava essersi normalizzata.
Ok Pam stop! Riprendi questo aereo e torna dove eri.
Riparto, perdendo anche soldi e stanza che avevo precedentemente preso in affitto.
Non capivo cosa stava succedendo ma dentro sentivo di dover tornare là.
Tornata là trovai un ostello e dopo pochi gg finalmente una stanza e un lavoro.
Secondo giorno di lavoro mi sveglio in preda a un attacco, mi misuro la pressione e...ALTA!
Ok this must be a fucking joke! Chiamo mia madre alle 7 di mattina in Italia le dico come sto e mia madre evidentemente preoccupata mi fa: "prendi l'aereo e torna a casa, ti curi qui! Basta!"
A quel punto, qualcosa scatta dentro di me e dico NO! In un attimo torno lucida, calma e dico a mia madre: prendo un taxi e vado in ospedale, sono una cittadina europea anche se non ho ancora il medico qui non possono rifiutarsi di curarmi. Vado e vedo.
Mia madre si calma anche lei e mi dice di farle sapere.
Prendo e vado. Mi controllano da capo a piedi e...niente, anzi la pressione sembrava essersi normalizzata...di nuovo...
Da quel momento non ho più avuto problemi, ho continuato a prendere la pasticca fino a 3 mesi fa, quando ad un certo punto iniziai a sentirmi stanca...il medico qui mi dice: Io non credo che lei abbia problemi, rifacciamo le analisi, in caso le dimezzo il dosaggio, sono andata avanti a dimezzare per 3 mesi, alla fine me la toglie e io dico: "Cosa? No ascolti io devo prendere la pasticca!"
 Di nuovo il panico! 
E lui a quel punto mi dice: "ascolti proviamo 4 settimane così e in caso glie la ridò, ma io non penso lei ne abbia bisogno" Sorridendo...un vero maestro :)
E così torno a casa arrabbiata e senza più il mio "salvagente"...
E adesso?
Ok proviamo...
4 settimane e la pressione monitorata, sembra andar tutto bene...
Una mattina però mi sveglio, sto male, febbricitante e dolori, misuro la pressione ALTA!
Cazzo lo sapevo!
Telefono d'urgenza al dottore mi danno l'appuntamento vado e lui lì mi vede e con calma mi fa: "Allora? Di nuovo impanicata?" Io lo guardo e per un momento penso adesso gli sputo in faccia ma come si permette io sto male!!!
Poi mi misura la pressione e mi fa:" è di poco alta" e io: "Vede! Deve darmi la pasticca!"
Mi guarda negli occhi e mi dice: "Ascolti, la pasticca non fa bene, lei è giovane, lei ha il potere di ristabilire l'equilibrio, faccia più movimento e mangi meglio, beva meno alcool e si rilassi..."
Ma questo è scemo penso io! Se mi prende un colpo che faccio?
Poi ad un certo punto mi sorride stile Morpheus e mi fa: "Se vuole io le segno la pasticca, ma sappia che lei prima o poi dovrà assumersi la responsabilità della sua vita non può farlo una pasticca per lei."
Quelle parole dette in un inglese con accento indiano risuonarono nella mia testa, lo guardai e lo vidi per la prima volta con occhi aperti, compresi in un attimo cosa stava dicendo, lo guardai come per dire: ok, ho capito, so cosa mi stai dicendo.
Così abbassando le difese dissi: "Ha ragione, non l'ho fatto un anno fa, lo farò adesso. Dipende da me."
"Allora non la vuole la pasticca?" 
Sorrisi. No ho tutto ciò che mi serve. 
"Torni fra 4 settimane"
In quelle 4 settimane rilasciai, rilasciai e ripulii e pregando smisi di lamentarmi, guardai al mio disagio alla mia pressione alta come a un maestro che mi diceva di accorgermi di me, di fare attenzione a me.
Passate 4 settimane di monitoraggio, la mia pressione sembrava migliorare, ed è a oggi 120-80 (da manuale) 
E sapete ...si, vado a correre ogni tanto e bevo meno, ho smesso di fumare completamente nonostante fumassi 10 sigarette a settimana,  ma non mi va più, non ho smesso con sforzo ma con indifferenza e a volte se voglio fumo ma senza alcuna dipendenza.
Sono pace.
Non sono un'esperta e non voglio dire con questo smettete di prendere i medicinali, non ho autorità, io sono Nessuno, vi riporto la mia esperienza di rilascio e attenzione che ha portato a questo mio risultato...quale sarà il vostro?
Vi si presenteranno demoni spaventosi, potrà essere la pressione alta, un ex furioso, un capo tremendo, una malattia ma voi non smettete di guardarvi dentro o di stare sul pezzo come direbbe Andrea Panatta.
State lì, non fatevi spaventare, il demone della paura è quello che scompare quando mostrate coraggio nel guardarlo dritto negli occhi.

Buon viaggio a tutti maghi erranti :)