Lo spazio vuoto tra una parola e l'altra crea il senso, la pausa tra una nota e l'altra crea la melodia.
Il silenzio è sempre creativo, è il momento in cui in potenza vive l'espressione ultima, qualunque sia.
Quando resto in silenzio creo il mio mondo, quando parlo lo definisco.
Il silenzio ha quindi la funzione del foglio di carta, contiene l’idea che prenderà vita e nel definirla a parole verrà trasmessa.
Nel silenzio il fiore sboccia, nel silenzio il seme germoglia, nel silenzio il perdono giunge.
Quando sei in pace è perché la risposta che hai scelto è quella che ti è stata data da Dio.
Non fare niente senza prima sentire la pace nello scegliere una strada piuttosto che un’altra.
La pace è la risposta, la felicità una conseguenza, l’amore un diritto, la consapevolezza il risveglio.
Non accettare niente che sia meno di ciò che ami, non accontentarti perché il tradimento si paga con la morte.
La paura è sfiducia, è credere nelle illusioni, negli incubi che hai creato per giustificare il tuo non volerti accettare divino e responsabile per ciò che ti accade.
Ma prima o poi verranno a chiederti il conto.
Volente o nolente.
E’ la verità e le illusioni non possono reggere a lungo, non sarai disilluso, sarai sveglio e allora qualcuno busserà alla tua porta, quello stesso qualcuno che credevi aver perso.
Scoprirai in realtà aver sempre atteso.
Ti sorriderà e a te sembrerà di averlo lasciato solo il giorno prima, lo accoglierai con un abbraccio e gli dirai grazie per aver compreso. Sentirai una profonda comunione.
Ti siederai e comprenderai l’importanza dell’attenzione, saprai cosa dire, come dirlo e cosa fare.
Smetterai di esitare e di avere paura. Per la prima volta agirai. Non sarai lì a difenderti ma a comunicare.
Ti lascerai cadere fra calde braccia non preoccupandoti del giudizio, piegherai il capo non più in segno di sconfitta ma di riverenza.
E lei disse: “Dove sei stato?”
“Ad attenderti” Rispose
“Perché sei qui?” chiese curiosa
“Per riportarti a casa” disse lo spirito dell'amore.
p.
E' incredibile quante cose si trovano mentre cerchi qualcos'altro... E' necessario imparare a riconoscere, a guardare con occhi nuovi solo allora si vedrà la magia entrare nella nostra vita... Se non apprezzi la leggerezza del fiocco che si posa a terra sei destinato a cadere goffamente nella neve...
giovedì 13 giugno 2013
sabato 27 aprile 2013
La mia fortuna è di avermi incontrata a teatro
Da piccola mi spaventavano le bambole parlanti, l’innaturale
era per me motivo di fuga.
Tutto ciò che non era in linea con la vita mi lasciava
sgomenta e generava in me desiderio di spontaneità.
Crebbi però, assorbendo presto, che il trucco è spesso un buon
artificio per sopravvivere.
Non sempre per
vivere.
Sotterrai in fretta nelle vene la paura delle maschere e
questa pian piano si trasformò in attrazione.
Nel sangue iniziò a scorrermi la voglia di avvicinarmi al
mondo delle immagini, del sogno, dell’arte.
Il pomeriggio ero una Dea, la sera una principessa, la
mattina un pirata.
Potevo essere qualunque cosa con un po’ di fantasia e dei
colori.
Nacque da qui la mia passione per il teatro, meno per il
cinema.
L’intrattenimento nella sua forma più costruita vede nel
cinema la sua massima espressione, ma la vita prende forma nell'immediatezza su
un palcoscenico.
Figlia di operai, ho sempre portato avanti un pensiero di
popolarità del teatro, l’aspetto relazionale e terapeutico che caratterizza il
mio approccio all'opera vede il messaggio teatrale come universale.
Un ritrovarsi nei diversi personaggi che ognuno di noi interpreta
nel quotidiano e che in teatro prendono forma in uno spazio di sviluppo
sensoriale.
Tutto ciò che mi faceva paura era ciò che non conoscevo di
me, che non avevo integrato come aspetto.
Allontanavo ciò che pensavo mi
avrebbe impoverito mentre era lì per svelarmi il mio diavolo nascosto quello da
cui trarre energia o da cui farsi risucchiare.
Quella bambola parlante mi dava modo di affrontare la mia
paura più grande: quella di non essere reale.
Quel pagliaccio mi dava modo di guardare in faccia la mia
tristezza che mascheravo con un sorriso stampato.
Quella rabbia che non riuscivo a esprimere sulla scena non
era altro che un condizionamento svelato e l’incapacità di interpretare la
seduzione, la paura di essere oggetto di attenzioni sessuali non volute.
Il teatro è uno dei modi migliori per affrontare i propri
demoni, ci si entra insicuri, tremanti, finti e si finisce con l’uscirne
autentici.
Pamela C. De Logu
Etichette:
alchimia,
amore,
anima,
cammino,
consapevolezza,
crescita,
gioia,
guarigione,
incontro,
legami,
passione,
paure,
teatro,
trasformazione
giovedì 11 aprile 2013
Il burattino e la fata
Il burattino un giorno incontrò la fata, dapprima la odiò, le invidiò le sue caratteristiche perché in lui erano assenti e la maltrattò.
Poi se ne innamorò, i burattini non possono fare a meno delle fate perché sono le loro guide che lo vogliano o no.
La fata lo aiutò molto poi un giorno sparì. Il burattino si arrabbiò e credendo di vendicarsi di lei rinnegò tutti i valori che gli aveva lasciato in custodia.
Smise di crescere e iniziò a girovagare perdendo soldi dalle tasche scappando dalle emozioni, privandosi di sentire nel profondo al fine di trasformarsi. Non era pronto.
Ad un certo punto imboccò una via, divenne un burattino di successo, ricco e rispettato, tornava ogni tanto da quelli che lo conoscevano mostrando loro i suoi traguardi.
Ma il burattino era sempre solo, tutto sapeva fare tranne amare. Imitava un comportamento e si aspettava delle reazioni, se mancavano, iniziava a preoccuparsi perché qualcosa non stava andando secondo i suoi piani.
Mentre l’anima di un Mago vede, l’anima del burattino che non è ancora tornata a casa è lontana.
E il burattino in preda alle emozioni che più evitava e più tornavano forti, una notte non seppe più che fare, urlò di dolore e pianse gridando aiuto.
E’ lì che qualcosa accadde, il burattino depresso si ammalò e giunsero messaggi per un ritorno, un risveglio, che spesso aveva ignorato peggiorando il suo stato.
Prestando attenzione scoprì che avrebbe potuto vivere da sveglio, smettendola di essere vissuto.
Scoprì di essere infinito, presente, senza paura e non più schiavo delle emozioni e degli avvenimenti.
La voce della fata una notte in sogno lo rassicurò:
Qualunque cosa accade nella vita di un risvegliato è la cosa migliore per lui in quel momento, scopre di avere il potere di creare una realtà e sceglie i suoi pensieri con cura, non si lascia pensare.
Le persone accanto a lui non lo riconoscono più: è calmo, deciso, non ha paura di perdere perché sa che niente gli appartiene e così tutto giunge a lui al momento opportuno.
Ha fiducia e vive nella costante certezza che qualunque cosa accadrà, sarà per il suo massimo bene, non tratterrà perché sa che non esistono cose ma solo energie. E il fine dell’energia è fluire.

Il mattino seguente si svegliò nel suo letto, era un uomo sulla trentina, si guardò allo specchio e trovò un riflesso della fata negli occhi. Non lo aveva abbandonato né tradito. La sua vendetta era servita al solo scopo di giungere al punto di passaggio tra terra e cielo.
Viaggiò molto e portò a termine il progetto divino della Sua esistenza.
Lei aveva fatto quello che era necessario all'evoluzione del ciocco di legno, il suo compito era concluso.
Ora guardando, Egli vedeva all'altezza del cuore, non aveva più percezione della realtà.
Adesso la conosceva.
Adesso era un Mago.
P.
Poi se ne innamorò, i burattini non possono fare a meno delle fate perché sono le loro guide che lo vogliano o no.
La fata lo aiutò molto poi un giorno sparì. Il burattino si arrabbiò e credendo di vendicarsi di lei rinnegò tutti i valori che gli aveva lasciato in custodia.
Smise di crescere e iniziò a girovagare perdendo soldi dalle tasche scappando dalle emozioni, privandosi di sentire nel profondo al fine di trasformarsi. Non era pronto.
Ad un certo punto imboccò una via, divenne un burattino di successo, ricco e rispettato, tornava ogni tanto da quelli che lo conoscevano mostrando loro i suoi traguardi.
Ma il burattino era sempre solo, tutto sapeva fare tranne amare. Imitava un comportamento e si aspettava delle reazioni, se mancavano, iniziava a preoccuparsi perché qualcosa non stava andando secondo i suoi piani.
Mentre l’anima di un Mago vede, l’anima del burattino che non è ancora tornata a casa è lontana.
E il burattino in preda alle emozioni che più evitava e più tornavano forti, una notte non seppe più che fare, urlò di dolore e pianse gridando aiuto.
E’ lì che qualcosa accadde, il burattino depresso si ammalò e giunsero messaggi per un ritorno, un risveglio, che spesso aveva ignorato peggiorando il suo stato.
Prestando attenzione scoprì che avrebbe potuto vivere da sveglio, smettendola di essere vissuto.
Scoprì di essere infinito, presente, senza paura e non più schiavo delle emozioni e degli avvenimenti.
La voce della fata una notte in sogno lo rassicurò:
Qualunque cosa accade nella vita di un risvegliato è la cosa migliore per lui in quel momento, scopre di avere il potere di creare una realtà e sceglie i suoi pensieri con cura, non si lascia pensare.
Le persone accanto a lui non lo riconoscono più: è calmo, deciso, non ha paura di perdere perché sa che niente gli appartiene e così tutto giunge a lui al momento opportuno.
Ha fiducia e vive nella costante certezza che qualunque cosa accadrà, sarà per il suo massimo bene, non tratterrà perché sa che non esistono cose ma solo energie. E il fine dell’energia è fluire.

Il mattino seguente si svegliò nel suo letto, era un uomo sulla trentina, si guardò allo specchio e trovò un riflesso della fata negli occhi. Non lo aveva abbandonato né tradito. La sua vendetta era servita al solo scopo di giungere al punto di passaggio tra terra e cielo.
Viaggiò molto e portò a termine il progetto divino della Sua esistenza.
Lei aveva fatto quello che era necessario all'evoluzione del ciocco di legno, il suo compito era concluso.
Ora guardando, Egli vedeva all'altezza del cuore, non aveva più percezione della realtà.
Adesso la conosceva.
Adesso era un Mago.
P.
sabato 23 marzo 2013
Le favole come processo di individuazione
“C’era una volta…”il solo sentire questo incipit mi riporta indietro nel tempo, sotto le coperte, quando mio padre mi raccontava la fiaba della buonanotte.
Nonostante molti non lo sappiano c’è differenza tra fiaba e favola entrambi generi letterari simili ma con scopi diversi: mentre la fiaba di origine popolare, intrattiene lasciando passare anche dei messaggi rilevanti e che catturano l’attenzione, la favola ha come obiettivo la morale , uno scopo sociale, attraverso un percorso fatto di personaggi più o meno inventati che ricalcano pregi e difetti dell’essere umano, la favola nasce per educare.
Le favole sono anche un mezzo di individuazione molto potente, una chiave di lettura del processo di crescita dell’essere umano attraverso prove e confronti.
Uno specchio letterario lo definirei, un valido aiuto nei percorsi di tipo umanistico/psicologico.
Ne è un esempio il testo: “Donne che corrono coi lupi” scritto dalla psicologa/psicoterapeuta Clarissa Pinkòla Estes, che attraverso le favole ripercorre le tappe del processo di individuazione femminile.
La Bibbia delle donne, un libro mai uguale, uno spunto di riflessione continua che mi ha spronato a ritrovare la strada di casa ogni volta che mi perdevo, come le briciole di Pollicino, queste storie ci chiamano, ci inducono a prestare attenzione alla nostra parte autentica di donna come essere umano che aspira alla realizzazione attraverso non solo il sentire ma anche l'azione.
Una delle storie che ha fatto parte del mio personale processo di crescita e individuazione è stata “Amore e Psiche”di Apuleio.
Ad un certo punto della mia vita, la mia anima aveva bisogno di fare un percorso per integrare degli aspetti essenziali, avevo delle prove iniziatiche da superare per crescere, smettere di temere l’abbandono, piantarla di farmi bloccare dalla paura e sviluppare capacità di discernimento.
Mi ha accompagnato in questo percorso proprio questa favola, è stata la mia guida la Psiche che supera tutte le prove messe davanti a lei dalla gelosa Venere per aver osato amare suo figlio, un Dio.
Psiche, una donna che osa non accontentarsi di un amore segreto, ma che vuole vedere, osa distruggere un’illusione per la verità e la verità le costerà l’esilio in un peregrinare attraverso dure prove da superare per poi inesorabilmente fallire all'ultimo.
"Sed prius, inquit, centies moriar quam tuo isto dulcissimo conubio caream. Amo enim, et efflictim te, quicumque es, diligo aeque ut meum spiritum"
Che io muoia cento volte, piuttosto che perdere te, mio dolcissimo sposo! Perché io ti amo, disperatamente, chiunque tu sia, ti amo più del mio spirito. (Dichiarazione di Psiche ad Eros).
Nonostante molti non lo sappiano c’è differenza tra fiaba e favola entrambi generi letterari simili ma con scopi diversi: mentre la fiaba di origine popolare, intrattiene lasciando passare anche dei messaggi rilevanti e che catturano l’attenzione, la favola ha come obiettivo la morale , uno scopo sociale, attraverso un percorso fatto di personaggi più o meno inventati che ricalcano pregi e difetti dell’essere umano, la favola nasce per educare.
Le favole sono anche un mezzo di individuazione molto potente, una chiave di lettura del processo di crescita dell’essere umano attraverso prove e confronti.
Uno specchio letterario lo definirei, un valido aiuto nei percorsi di tipo umanistico/psicologico.
Ne è un esempio il testo: “Donne che corrono coi lupi” scritto dalla psicologa/psicoterapeuta Clarissa Pinkòla Estes, che attraverso le favole ripercorre le tappe del processo di individuazione femminile.
La Bibbia delle donne, un libro mai uguale, uno spunto di riflessione continua che mi ha spronato a ritrovare la strada di casa ogni volta che mi perdevo, come le briciole di Pollicino, queste storie ci chiamano, ci inducono a prestare attenzione alla nostra parte autentica di donna come essere umano che aspira alla realizzazione attraverso non solo il sentire ma anche l'azione.
Una delle storie che ha fatto parte del mio personale processo di crescita e individuazione è stata “Amore e Psiche”di Apuleio.
Ad un certo punto della mia vita, la mia anima aveva bisogno di fare un percorso per integrare degli aspetti essenziali, avevo delle prove iniziatiche da superare per crescere, smettere di temere l’abbandono, piantarla di farmi bloccare dalla paura e sviluppare capacità di discernimento.
Mi ha accompagnato in questo percorso proprio questa favola, è stata la mia guida la Psiche che supera tutte le prove messe davanti a lei dalla gelosa Venere per aver osato amare suo figlio, un Dio.
Psiche, una donna che osa non accontentarsi di un amore segreto, ma che vuole vedere, osa distruggere un’illusione per la verità e la verità le costerà l’esilio in un peregrinare attraverso dure prove da superare per poi inesorabilmente fallire all'ultimo.
Ma Psiche deve fallire, lei è umana e grazie al suo umano fallimento permette a Eros di entrare in azione, il suo femminile umano provoca la mascolinità di Eros, trasforma il fanciullo in uomo, dove fallisce in realtà vince, mostrando dignità pari agli Dei.
Per questo verrà premiata alla fine da Zeus.
Il capovolgimento della resa come vittoria sull'amore è dato dalla caduta umana, risultante qui, come ascesa.
Il capovolgimento della resa come vittoria sull'amore è dato dalla caduta umana, risultante qui, come ascesa.
Attraverso la Sua impotenza, il suo bisogno di salvezza Psiche sprona Eros a mettersi in gioco.
Lei non può essere perfetta, lo sarà solo nella redenzione che otterrà dall’amore, ha bisogno di aiuti e li troverà negli elementi, le formiche (terra), la canna (acqua), l’aquila di Zeus (aria) e il fuoco del suo Eros, alla fine l’ultimo aiuto che le salverà la vita è dato dal suo amato, dall’elemento fuoco, e davanti agli Dei sarà proclamata degna sposa di Lui.
Dove Venere qui impersona la Madre crudele del mito arcaico e non la Dea classica della Grecia, Psiche è colei che ritorna dagli inferi verso la luce delle stelle.
Ognuna di noi è Psiche, il suo è un percorso vicino a chiunque crede necessaria una conoscenza della propria interiorità.
Ultimamente ho ripreso in mano le favole e non mi stanco mai di vedere come ogni volta hanno qualcosa da mostrarti, da sottolineare, arrivano al momento giusto a rivelarti un segreto utile per farti superare quella prova che ora vedi insuperabile.
Il percorso per trovare il proprio Sé dovrebbe essere supportato dalla curiosità e non dall’esasperazione di un’anima che non ne può più di deviare dal suo unico scopo: ricongiungersi all' Amore.
Lei non può essere perfetta, lo sarà solo nella redenzione che otterrà dall’amore, ha bisogno di aiuti e li troverà negli elementi, le formiche (terra), la canna (acqua), l’aquila di Zeus (aria) e il fuoco del suo Eros, alla fine l’ultimo aiuto che le salverà la vita è dato dal suo amato, dall’elemento fuoco, e davanti agli Dei sarà proclamata degna sposa di Lui.
Dove Venere qui impersona la Madre crudele del mito arcaico e non la Dea classica della Grecia, Psiche è colei che ritorna dagli inferi verso la luce delle stelle.
Ognuna di noi è Psiche, il suo è un percorso vicino a chiunque crede necessaria una conoscenza della propria interiorità.
Ultimamente ho ripreso in mano le favole e non mi stanco mai di vedere come ogni volta hanno qualcosa da mostrarti, da sottolineare, arrivano al momento giusto a rivelarti un segreto utile per farti superare quella prova che ora vedi insuperabile.
Il percorso per trovare il proprio Sé dovrebbe essere supportato dalla curiosità e non dall’esasperazione di un’anima che non ne può più di deviare dal suo unico scopo: ricongiungersi all' Amore.
"Sed prius, inquit, centies moriar quam tuo isto dulcissimo conubio caream. Amo enim, et efflictim te, quicumque es, diligo aeque ut meum spiritum"
Che io muoia cento volte, piuttosto che perdere te, mio dolcissimo sposo! Perché io ti amo, disperatamente, chiunque tu sia, ti amo più del mio spirito. (Dichiarazione di Psiche ad Eros).
martedì 27 novembre 2012
Virgilio e l'arte di accompagnare attraverso.
Il tratto mai rigido, sempre morbido, danzante, come un compagno che detiene i segreti della diplomazia e ne fa un'arte nel raccontare con i colori anche una tragedia passandoci dentro come un angelo.
Virgilio ci accompagna nel mondo attraverso il vetro della sua lente artistica, indicando con il pennello la strada che conduce al centro, all'essenza.
Un'essenza sfumata, lavorata con il cuore e curata dalla mano, una mano semplice e vuota ad accogliere un messaggio da trasmettere con linee flessibili che non tagliano mai lo spazio ma ne amplificano il tempo, non lasciando nulla di definito facendo di una superficie la base per un sogno dipinto da un artigiano esperto.
Un'essenza sfumata, lavorata con il cuore e curata dalla mano, una mano semplice e vuota ad accogliere un messaggio da trasmettere con linee flessibili che non tagliano mai lo spazio ma ne amplificano il tempo, non lasciando nulla di definito facendo di una superficie la base per un sogno dipinto da un artigiano esperto.
Non c'è niente di intellettuale nell'espressione del suo sentire, è un'approccio autentico, che viene dal profondo e dal vivere il quotidiano in maniera altra.
Le sue tele sono tracce di verità che affiorano a chi sa vedere oltre,sono un sentiero che ci accompagna nel mondo attraverso l'evanescenza di un sogno.
Pamela C. De Logu
Queste sono solo alcune delle opere della pittrice milanese Virgilio, per chiunque fosse interessato alla sua arte, ad acquistare i suoi quadri o a commissionarle lavori può contattarmi qui sul blog.
Vi ringrazio.
Il sito ufficiale della pittrice è qui
mercoledì 21 novembre 2012
Sull'Arte di responsabilizzarsi
E’ interessante, conversando, rendersi conto di come molte persone considerino chi si dedica all’arte uno stralunato, un dolce ebete confuso, un po’ ritardato forse, senza nessuna idea precisa su ciò che accade nel suo paese e senza rendersi conto di quali siano davvero le cose che contano e di cui occuparsi.
Mi viene da sorridere con indulgenza a chi dall’alto della sua cultura non fa che ridere di chi ha scelto di non essere mutilato come lui, di non usare solo un emisfero e di comprendere piuttosto che limitarsi a giudicare.
Conprehendo dal latino vuol dire anche abbracciare e se come dice il proverbio Donna che sa il latino è rara cosa, ma guardati dal prenderla in isposa, io mi guardo bene dal farmi prendere in isposa da chi non è neanche in grado di aprirsi alla possibilità di essersi sbagliato.
“Io sarò al Senato quello che sono stato sia nella vita, sia nelle commedie. È per quello che ho scritto che mi lusingo abbiano voluto compensarmi con la nomina a senatore. Quindi lo sapevano e lo sanno che io sono per il popolo.” Così esordiva Eduardo De Filippo uno dei massimi esponenti del teatro del ‘900.
L’arte è la massima espressione dell’uomo e la politica che dovrebbe essere l’arte di governare una società è diventata una prostituta.
Di politica non si dovrebbe parlare, la politica si deve fare.
Le parole sono importanti ma non servono che a veicolare un’idea. Manca un progetto, una comunione d’intenti, una coscienza civica.
Manca la volontà di assumersi la responsabilità che non si può non comunicare, che deve essere affrontata la realtà così com’è, ritrovare degli ideali da amare, valori da trasmettere, manca il coraggio di dire: siamo stati anche noi a fare questo all’Italia!
Con le nostre bugie, le nostre paure, le nostre omissioni, le nostre barzellette.
Ci prendiamo troppo sul serio? No ci prendiamo troppo per il culo! E’ questa la verità.
Voglio riportare qui un pensiero espresso da Michele Serra nel suo editoriale poiché condivido:
"Io è da molti anni che volevo dirlo, e forse è arrivato il momento giusto: la corazzata Potemkin è un capolavoro irripetibile, Eisenstein un colosso del Novecento, e imbucarsi nelle scomode salette d’essai per vedere quel genere di cinema, quando andavo al liceo, fu una fortuna e un privilegio. Le cagate pazzesche, in pullulante schiera, sono venute dopo, così come la ripulsa facile e cinica di tutto ciò che puzza di cultura, di bellezza, di fatica intellettuale. Risi molto anche io, quando sentii quella battuta, la giudicai liberatoria. Fu invece – senza volerlo – un mattone in più sul muro che ci imprigiona." Michele Serra
E’ proprio così continuiamo a ridere, anche io lo faccio, a ridere di cose che per una volta sola dovrebbero essere affrontate e per sempre, con la pace nel cuore non con astio e nemmeno indifferenza.
Con coscienza.
Molti preferiscono attaccarsi al mito dell’artista fuori dal mondo, io no.
L’artista non è fuori dal mondo, l’artista vede nel mondo quello che davvero questo cela.
Tira via la merda per mostrare a tutti il fiore più bello.
Mostra i fantasmi che chiedono aiuto, quei fantasmi un po’ demoni, un po’ angeli che siamo noi…
Ridotti così dalla paura e da una società che ci vuole ambigui, lacerati, bugiardi come diceva De Filippo.
Io voglio degli umani, non dei fantasmi. Voglio delle persone.
Persone che sappiano tener testa alle loro paure, che seppur sbagliando continuino a provare, persone che abbiano il coraggio di chiedere perdono e l’audacia di tendere una mano.
Persone che non lascino cadere nell’indifferenza un rapporto ma che chiariscano i motivi che le hanno spinte a fare delle scelte piuttosto che altre. Per condividere, per crescere.
Pamela C. De Logu
Virgilio, Pittrice Milanese
sabato 27 ottobre 2012
Punto. A capo.
Il punto era che non sapeva ricevere. Il che presupponeva il non saper dare. Non sapeva dare né ricevere. Non sapeva ricevere né dare. Agli uomini.
Era una giovane donna sopravvissuta alla mercificazione del corpo e sulla strada del ricongiungimento con il suo spirito. Non sapeva che cosa fare quando lui la sfiorava, non sapeva cosa fare perché si era scelta l'indifferenza da sempre per non fare i conti con l'impegno.
Un impegno che la terrorizzava perché quando incapace di vedere il fondo non si affidava al suo riuscire comunque a stare a galla. Non si fidava di Dio, non si fidava di lei stessa, non si fidava e basta.
Quando camminava lungo quel viale che giungeva al parco si faceva prima mille domande.
Le mille domande erano quelle che sperava trovassero risposta tra gli alberi di quello spazio verde metropolitano.
Diceva di odiare quel posto. Non era vero. Non aveva mai trovato così familiare un sentiero come quello che la faceva irrigidire, perché era lì la sua più grande prova, quella di saltare nel buio e non pensare a come salvarsi.
Aveva fatto una scelta? O l'aveva subita? Che cosa doveva fare? Dire la verità? O mentire ancora? La verità è quello che vuole sentire? O è l'ennesima voglia di avere sotto controllo la situazione? Potrebbe accettare di amarmi così? Solo per ciò che riesco ora a vivermi?
Una balbuzie relazionale, questo era, un sentire spastico che a tratti lasciava un vuoto di giorni riempito da innumerevoli niente. Chi era? Cos'era? Un' inevitabile ricerca di equilibrio mal gestita e un urlo soffocato dalla vanità e dalla necessità di apparire ok.
Che cosa avrebbe dovuto fare, che cosa avrebbe dovuto dire a chi la guardava cercando di capire?
Intrecciava le mani come una bambina indifesa ma non aveva paura del giudizio, sperava in un giudizio, quantomeno avrebbe sentito qualcosa...forse...
Voleva innamorarsi, voleva così tanto innamorarsi, non riusciva mai, così vicino e poi via...non per paura per scelta, ora lo sapeva.
Non avrebbe più perso nessuno.
Nessuno mai più se ne sarebbe andato via lasciandola sola una mattina senza nemmeno salutare. Lei si sarebbe protetta. Non avrebbe più lasciato che qualcuno potesse farle del male. E così si inventò un rapporto d'amore basato su un'ideale inesistente ma così bello da portarlo avanti come un regista impreparato sui gusti del pubblico tanto da fare un flop gigantesco alla prima uscita.
Si inventò emozioni e attenzioni, nascose a tutti la verità di un'incapacità di vivere secondo quanto era stato predisposto da quel Dio, che non voleva altro che lei riuscisse a fidarsi del fatto che ce l'avrebbe comunque fatta. E che solo una volta riuscita a non avere paura della perdita avrebbe assaporato la riconquista di un amore vero.
Ma lei aveva fretta di vivere secondo quanto nella sua testa era giusto vivere.
Così testarda e infelice raggiunse la disperazione e perse tutto. Partì con un cuore ferito, tornò senza un cuore. Lo vendette al Diavolo in cambio di un sogno storpio e di poco valore.
L'anima intanto urlava e lei la zittiva ogni volta lasciando che la voce si affievolisse tanto da sparire.
Poi accadde che Dio intervenne perché Dio non lascia mai che ci si allontani più di tanto dai suoi piani.
Si svegliò in preda al panico, si scoprì donna.
Si scoprì sola e disillusa. Vide la verità e i suoi occhi si bagnarono. La nuda verità era che non voleva accettare la verità.
La chiave era dire quello che aveva dentro. Ma era così brutto secondo lei che nessuno l'avrebbe più amata.
Quella sera fece solo un'ultima domanda alla quale non trovò risposta. Prese la valigia e se ne andò.
Viaggiò in prima classe vestita da profuga, piangendo per ciò che non aveva mai avuto.
Un estraneo ad ogni stazione, fumava con lei una sigaretta senza dire una parola, sorridendole, come se sapesse che quantomeno ora non aveva più niente da perdere.
Tutto era di nuovo reale, nulla da inventare e nemmeno più la voglia di farlo.
Ora c'era solo da vivere la difficoltà di vedere, la facilità del sognare non avrebbe portato che altre illusioni da condividere.
Chiese ad occhi chiusi la verità. Ed ebbe tutto ciò che non voleva ma di cui aveva bisogno.
Chiese a Dio: fai tu. E le mandò l'occasione di ascoltarsi attraverso un'eco, di guardarsi attraverso uno specchio.
E cominciò a fare solo quello che era necessario fare per conoscersi. Non inventarsi.
La verità vi renderà liberi. Dice il vangelo. Forse alcuni non vi riconosceranno ma è un rischio che bisogna correre affinché quelli che vi stanno cercando possano trovarvi.
Non puoi perdere niente di ciò che è tuo. Se lo perdi vuol dire che non era tuo sin dall'inizio.
Pamela C. De Logu
Era una giovane donna sopravvissuta alla mercificazione del corpo e sulla strada del ricongiungimento con il suo spirito. Non sapeva che cosa fare quando lui la sfiorava, non sapeva cosa fare perché si era scelta l'indifferenza da sempre per non fare i conti con l'impegno.
Un impegno che la terrorizzava perché quando incapace di vedere il fondo non si affidava al suo riuscire comunque a stare a galla. Non si fidava di Dio, non si fidava di lei stessa, non si fidava e basta.
Quando camminava lungo quel viale che giungeva al parco si faceva prima mille domande.
Le mille domande erano quelle che sperava trovassero risposta tra gli alberi di quello spazio verde metropolitano.
Diceva di odiare quel posto. Non era vero. Non aveva mai trovato così familiare un sentiero come quello che la faceva irrigidire, perché era lì la sua più grande prova, quella di saltare nel buio e non pensare a come salvarsi.
Aveva fatto una scelta? O l'aveva subita? Che cosa doveva fare? Dire la verità? O mentire ancora? La verità è quello che vuole sentire? O è l'ennesima voglia di avere sotto controllo la situazione? Potrebbe accettare di amarmi così? Solo per ciò che riesco ora a vivermi?
Una balbuzie relazionale, questo era, un sentire spastico che a tratti lasciava un vuoto di giorni riempito da innumerevoli niente. Chi era? Cos'era? Un' inevitabile ricerca di equilibrio mal gestita e un urlo soffocato dalla vanità e dalla necessità di apparire ok.
Che cosa avrebbe dovuto fare, che cosa avrebbe dovuto dire a chi la guardava cercando di capire?
Intrecciava le mani come una bambina indifesa ma non aveva paura del giudizio, sperava in un giudizio, quantomeno avrebbe sentito qualcosa...forse...
Voleva innamorarsi, voleva così tanto innamorarsi, non riusciva mai, così vicino e poi via...non per paura per scelta, ora lo sapeva.
Non avrebbe più perso nessuno.
Nessuno mai più se ne sarebbe andato via lasciandola sola una mattina senza nemmeno salutare. Lei si sarebbe protetta. Non avrebbe più lasciato che qualcuno potesse farle del male. E così si inventò un rapporto d'amore basato su un'ideale inesistente ma così bello da portarlo avanti come un regista impreparato sui gusti del pubblico tanto da fare un flop gigantesco alla prima uscita.
Si inventò emozioni e attenzioni, nascose a tutti la verità di un'incapacità di vivere secondo quanto era stato predisposto da quel Dio, che non voleva altro che lei riuscisse a fidarsi del fatto che ce l'avrebbe comunque fatta. E che solo una volta riuscita a non avere paura della perdita avrebbe assaporato la riconquista di un amore vero.
Ma lei aveva fretta di vivere secondo quanto nella sua testa era giusto vivere.
Così testarda e infelice raggiunse la disperazione e perse tutto. Partì con un cuore ferito, tornò senza un cuore. Lo vendette al Diavolo in cambio di un sogno storpio e di poco valore.
L'anima intanto urlava e lei la zittiva ogni volta lasciando che la voce si affievolisse tanto da sparire.
Poi accadde che Dio intervenne perché Dio non lascia mai che ci si allontani più di tanto dai suoi piani.
Si svegliò in preda al panico, si scoprì donna.
Si scoprì sola e disillusa. Vide la verità e i suoi occhi si bagnarono. La nuda verità era che non voleva accettare la verità.
La chiave era dire quello che aveva dentro. Ma era così brutto secondo lei che nessuno l'avrebbe più amata.
Quella sera fece solo un'ultima domanda alla quale non trovò risposta. Prese la valigia e se ne andò.
Viaggiò in prima classe vestita da profuga, piangendo per ciò che non aveva mai avuto.
Un estraneo ad ogni stazione, fumava con lei una sigaretta senza dire una parola, sorridendole, come se sapesse che quantomeno ora non aveva più niente da perdere.
Tutto era di nuovo reale, nulla da inventare e nemmeno più la voglia di farlo.
Ora c'era solo da vivere la difficoltà di vedere, la facilità del sognare non avrebbe portato che altre illusioni da condividere.
Chiese ad occhi chiusi la verità. Ed ebbe tutto ciò che non voleva ma di cui aveva bisogno.
Chiese a Dio: fai tu. E le mandò l'occasione di ascoltarsi attraverso un'eco, di guardarsi attraverso uno specchio.
E cominciò a fare solo quello che era necessario fare per conoscersi. Non inventarsi.
La verità vi renderà liberi. Dice il vangelo. Forse alcuni non vi riconosceranno ma è un rischio che bisogna correre affinché quelli che vi stanno cercando possano trovarvi.
Non puoi perdere niente di ciò che è tuo. Se lo perdi vuol dire che non era tuo sin dall'inizio.
Pamela C. De Logu
Etichette:
amore,
consapevolezza,
presa di coscienza,
responsabilità,
verità
Iscriviti a:
Post (Atom)








